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giovedì 15 aprile - Aggiornato alle 00:06

Agricoltura, Umbria insieme al Sud contro il ministero: «Revisione criteri Feasr penalizza aree svantaggiate»

Richiesta urgente di incontro a Patuanelli e lettera alla Commissione per fermare l’adozione di criteri uguali per tutti malgrado obiettivo risorse sia colmare divari

Sei assessori regionali all’agricoltura, tra cui quello dell’Umbria, sul piede di guerra per l’ipotesi di revisione dei criteri di ripartizione del Feasr (fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) che «verrebbe disancorato dall’indicatore sulla storicità della spesa» in favore di «un parametro in grado di allocare le risorse in maniera equa» tra le Regione malgrado le risorse del fondo in questione «siano esclusivamente destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere e marginali, come del resto sostiene lo stesso Commissario europeo all’agricoltura Janusz Wojciechowski».

Chiesto incontro urgente a Patuanelli Questa in sintesi la battaglia intrapresa dall’assessore Roberto Morroni insieme ai colleghi di altre cinque Regioni del Sud Italia, ossia Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, pronti «nelle prossime ore a richiedere un incontro urgente al ministro all’Agricoltura, Stefano Patuanelli, mentre un’informativa sarà notificata alla Commissione europea» nel tentativo «di garantire – scrivono – il raggiungimento di un accordo realmente unanime ed equo, scevro da penalizzazioni per territori che non sopporterebbero il peso di nuove discriminazioni».

Ipotesi revisione criteri di ripartizione Feasr In una nota congiunta, i sei amministratori parlano di «scelte illogiche» che derivano «dalla proposta delle altre Regione con l’avallo del ministero delle Politiche agricole e forestali» e porterebbero «allo stravolgimento dei parametri attualmente in vigore». Nel dettaglio viene definita «incomprensibile» l’ipotesi di revisione della ripartizione del Feasr, perché «parte dal presupposto che vi siano dei parametri oggettivi, quasi fossero elementi di verità scientifica in grado di rendere giustizia a tutte le Regioni» e per questo considerati in grado di «allocare le risorse in maniera equa, essendo già stato utilizzato in altre occasioni, e cioè per l’applicazione delle risorse assegnate per il de minimis».

«Così non si colma svantaggio» Morroni e gli altri, però, ricordano che «l’aiuto de minimis è utilizzato in agricoltura, di norma, per soddisfare esigenze emergenziali, dovute spesso a calamità naturali, quindi volte al risarcimento del danno» mentre «il Feasr, al contrario, è esclusivamente destinato a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e quelle più povere e marginali». Da qui il fronte comune, la richiesta di incontro a Patuanelli e soprattutto la necessità di ricercare criteri «non solo oggettivi, ma soprattutto idonei a rispondere agli obiettivi generali dello sviluppo rurale, nel rispetto della logica del criterio storico seguita dalla UE per ripartire il Fondo nel periodo 2021-2027».

Il nodo del cofinanziamento In ballo viene tirato anche il ministero dell’Economia nella misura in cui gli assessori delle sei Regioni chiedono «di capire fin da ora come, in caso di adozione di differente criterio di riparto, si intenda cofinanziare il Feasr per la quota nazionale, dal momento che esso deve necessariamente approvare, prima di qualsiasi accordo che approdi in Conferenza Stato-Regioni, una differente copertura finanziaria da parte dello Stato che si determinerebbe a causa dello spostamento di risorse tra Psr delle Regioni ex convergenza verso Psr delle Regioni ex competitività. Rilievi ignorati e superati con un voto a maggioranza, che va ad incrinare l’unità tra Regioni».

La protesta Umbria, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia si dicono comunque «pronte a ragionare su nuovi meccanismi a partire dal 2023, ma non accettiamo colpi di mano tesi a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-2022, che si tradurrebbe in una forte penalizzazione per regioni svantaggiate che, paradossalmente, sarebbero private proprio dei fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale, a vantaggio di zone già di per sé meglio attrezzate». Nel mirino, metodo e sostanze delle decisioni ministeriali: «Da un ministro presentatosi come pronto all’ascolto ed al dialogo ci saremmo aspettati ben altri atteggiamenti che far passare a colpi di maggioranza, e senza il preventivo coinvolgimento del Dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale, un’iniziativa che fa a pugni con la logica, la ragionevolezza e la politica».

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