sabato 8 agosto - Aggiornato alle 17:41

Afas compra mascherine da un membro del suo cda: «Unica scelta possibile in quella fase»

Il caso è stato discusso in commissione Controllo e garanzia, il dg: «Alternativa era chiudere le farmacie». L’opposizione: «Questione di opportunità politica»

 

La farmacia di Madonna Alta

di D.B.

L’unica scelta possibile in quel frangente e pienamente legittima. È essenzialmente questa la posizione di Afas a proposito del caso relativo alle mascherine che, il 31 marzo scorso, l’azienda ha comprato dalla società di un membro del cda. A sollevare l’episodio settimane fa sono stati i membri del Pd che hanno chiesto l’attivazione della commissione Controllo e garanzia, riunitasi lunedì affrontare il tema insieme ai vertici della società che gestisce le farmacie comunali. Le mascherine, per un totale di oltre 11 mila euro, sono state comprate dalla società perugina Pigolotti srl, di cui risulta essere socio amministratore e legale rappresentante Cristina Merli, membro del cda nominato dal sindaco Andrea Romizi.

Il caso E se il Pd ne fa essenzialmente una questione di opportunità politica, l’azienda si è difesa sostenendo che l’intera operazione è stata portata avanti dal dg Raimondo Cerquiglini, senza coinvolgere il cda. Quest’ultimo ha ricordato la situazione molto difficile in cui si è trovata Afas nel pieno della pandemia, la necessità di munirsi di tutti i Dpi «divenuti fin da subito pressoché introvabili» e il regolamento che affida al dg la responsabilità degli acquisti, sottolineando poi di essere pienamente consapevole che «il legale rappresentante della ditta Pigolotti era la consigliera di Afas Merli. Tuttavia – ha detto – la scelta di acquistare mascherine da tale ditta era l’unica possibile in quel frangente, in quanto l’azienda era l’unica a essere stata autorizzata dal Ministero a riconvertire la produzione di materiali tessili in dispositivi di protezione con tutte le certificazioni del caso».

AFAS DONA 10 MILA MASCHERINE

Scienza e coscienza Insomma, un comportamento «dettato da scienza e coscienza – ha spiegato – al fine di tutelare la salute di farmacisti e cittadini; l’alternativa sarebbe stata quella di dover chiudere le farmacie per mancanza di dispositivi di protezione»; concetti poi ribaditi dal vice presidente di Afas Francesco Diotallevi. Nel corso della discussione a battere sul tasto dell’opportunità politica è stato Giuliano Giubilei: «Una vicenda del genere – ha detto – se fosse accaduta all’interno di una qualsiasi società privata, avrebbe fatto gridare allo scandalo. Un conflitto di interessi che Merli avrebbe potuto facilmente risolvere facendo un passo indietro». E se per il leghista Lorenzo Mattioni un conflitto di interessi non c’è dato che l’acquisto è stato fatto dal dg, secondo Riccardo Mencaglia, Fdi, proprietario di una farmacia, la questione di opportunità va inquadrata nell’ambito di un periodo in cui non si trovavano mascherine.

Imbarazzo Sempre dai banchi di Fdi, Michele Nannarone ha voluto sottolineare, oltre al rispetto delle regole, anche che «l’operazione è stata positiva anche sotto il profilo del risparmio economico». Nella sua replica la capogruppo Pd Sarah Bistocchi ha tenuto a precisare che, essendo quello dei membri del cda un incarico fiduciario da parte del sindaco, è evidente che ciò comporta maggiori responsabilità. «Proprio per questo – ha detto – la vicenda ha sollevato legittime perplessità tra i membri dell’opposizione che hanno, per l’effetto, semplicemente provveduto a esercitare fino in fondo il loro ruolo istituzionale; l’operato della consigliera Merli nella vicenda descritta è stato discutibile e tale da aver ingenerato una buona dose di imbarazzo».

Twitter @DanieleBovi

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