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lunedì 30 novembre - Aggiornato alle 20:48

Acque, nell’Umbria da record per superfici concesse arrivano gare e mini ritocchi dei canoni

Regione adotta nuovo ddl dopo le bacchettate dell’Agcm alla legge del 2008. Per Rocchetta concessione in scadenza nel 2022 e per Sangemini nel 2024

Photo by Jonathan Chng on Unsplash

di Daniele Bovi

Procedure di gara una volta scadute le concessioni, mini ritocchi all’insù per i diritti annuali e non solo. Mercoledì la giunta regionale ha approvato il disegno di legge che rimette mano alla legge del 2008 con cui si regola il settore delle acque minerali e termali. Le modifiche arrivano dopo che a maggio l’Autorità garante della concorrenza e del mercato con una segnalazione ha sottolineato tutti i punti da correggere della normativa; l’Agcm in particolare ha rilevato possibili distorsioni della concorrenza e problemi di trasparenza per quanto riguarda rilascio, rinnovo e proroga delle concessioni, chiedendo perciò modifiche.

IL TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE

La segnalazione Il garante nella segnalazione ha scritto che rilascio, proroga e rinnovo delle concessioni «possono essere effettuati senza la previa indizione di procedure competitive a evidenza pubblica per la scelta del concessionario, risultando il confronto competitivo in qualche misura “surrogato” da un mero meccanismo di pubblicità delle richieste ricevute. Soltanto per l’ipotesi di mancata richiesta di rinnovo ovvero di un suo diniego, la legge regionale stabilisce l’obbligatorietà dell’indizione di una gara pubblica». Mancando quindi «procedure competitive a evidenza pubblica», la vecchia normativa umbra (spesso al centro delle polemiche nel corso degli anni per l’esiguità dei canoni chiesti alle imprese) è in contrasto con quella nazionale ed europea in materia di concorrenza.

Le nuove regole Il ddl della giunta, come spiega l’assessore Roberto Morroni che arriva da quella Gualdo Tadino in cui da lungo tempo opera Rocchetta, nei prossimi giorni sarà discusso insieme a Confindustria, sindacati e Cal; poi arriverà l’adozione definitiva e a quel punto il testo sarà mandato al consiglio regionale per l’approvazione. Cosa cambierà in concreto con le nuove regole? Dal testo del 2008 vengono eliminati i riferimenti a rinnovi e proroghe automatiche e viene introdotta la procedura di gara una volta scaduta la concessione. In più arrivano dei mini aumenti dei canoni concessori attraverso l’adeguamento dei diritti annuali – parametrato alla variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo – e l’obbligo per il concessionario di partecipare alle spese sostenute dai Comuni «in conseguenza delle opere eseguite e dell’attività di estrazione, adduzione, imbottigliamento e trasporto delle acque minerali emunte nel territorio comunale».

Le altre modifiche Tra le modifiche ci sono anche gli ulteriori documenti (come lo studio del bacino idrogeologico e la proposta di delimitazione delle aree di salvaguardia) richiesti a chi presenta domanda per una concessione, la specificazione che quest’ultima potrà essere data anche a società pubbliche, l’obbligo di presentare entro due anni dalla scadenza un rapporto di fine concessione e quello di «pristino dei luoghi alterati» a spese del concessionario. La Regione poi una volta arrivata la scadenza potrà anche decidere di non dare più concessioni riguardo a una determinata area; in caso contrario, la procedura di gara partirà un anno e mezzo prima. Una revoca, infine, potrebbe arrivare in caso il canone non sia pagato per più di tre mensilità consecutive e se l’impresa non dovesse rispettare il cronoprogramma degli investimenti.

I numeri del settore Al momento in Umbria sono nove le imprese titolari di concessioni, che sono in tutto 17 per altrettanti marchi. Nel complesso sono 14 i Comuni coinvolti per un totale di 2.413 ettari; secondo i dati del Ministero dell’Economia relativi al 2016, le concessioni umbre sono il 5,5% di quelle attive in Italia e la regione è tra le prime anche per quanto riguarda il numero dei marchi. Quanto agli ettari, si parla dell’8,4% del totale nazionale e se si rapporta questo dato alla superficie complessiva della regione, l’Umbria è la prima in classifica. A fare la parte del leone è Sangemini (che attraversa un periodo molto delicato) con cinque concessioni per un totale di quasi 1.300 ettari in quattro Comuni, seguita da Rocchetta (208), Nocera Umbra (374), Siami (306) e via via tutte le altre. Quella di Sangemini scadrà nel 2024 mentre quella di Rocchetta, al centro della complessa vicenda relativa al cambio di destinazione di alcune particelle di terreno in vista del prolungamento della concessione, nel 2022. E proprio la norma transitoria del ddl spiega che per quelle in scadenza entro il 30 giugno di quell’anno la gara partirà entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.

Morroni «Con questo atto l’Umbria compie un salto di qualità – sottolinea l’assessore Morroni – perché punta a dotarsi di un impianto normativo più moderno ed efficiente. Inoltre, stante il rilievo economico che il settore delle acque minerali riveste nella nostra regione, il nuovo quadro normativo mira a creare le condizioni per la partecipazione di operatori solidi, affidabili, in grado di garantire un adeguato utilizzo della risorsa e nel contempo importanti ricadute per lo sviluppo complessivo dei territori».

Twitter @DanieleBovi

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