Politica: tagli ai costi e alla demagogia
di Valerio Marinelli
L’ antipolitica nasce dall’assenza di buona politica. Le scelte sbagliate e inefficaci di questo governo hanno finito con l’alimentarla, acuendo nell’opinione pubblica la percezione di inadeguatezza della politica. Se gli italiani fossero soddisfatti del lavoro, del salario, dei servizi, della qualità della vita in generale, non avrebbero forse provato un così grande senso di ingiustizia di fronte alle cifre di uno stipendio da parlamentare. Ma se la politica avesse reso il Paese più giusto ed equo, probabilmente, anche la politica sarebbe stata più giusta ed equa nei suoi medesimi confronti: avrebbe avuto di certo maggiore attenzione a limitare i costi e a negare privilegi. L’antipolitica, dunque, non si combatte mediando in termini populisti le sue istanze, bensì elevando la qualità della politica, la quale ha rappresentato nell’ultimo decennio troppo spesso se stessa e troppo poco gli interessi reali dei cittadini. Rieducare la politica alla sobrietà allora, non è solo una risposta al clima d’opinione; è invece propedeutico a determinare la correttezza e la tenuta di una funzione sociale della politica che gli italiani hanno avvertito via via più debole e meno presente.
In primo luogo fondamentale distinguere i privilegi dei politici dai costi della politica. Ad esempio, l’accesso agevolato per deputati e senatori alle cure mediche un privilegio – nonché una discriminazione nei confronti dei normali dei cittadini – da abolire. I vantaggi di cui godono i parlamentari per l’assicurazione in caso di infortuni un privilegio da abolire. I vitalizi di parlamentari e consiglieri regionali sono eccessivi e vanno decisamente ridimensionati o aboliti. Da abolire, insomma, l’intero elenco di privilegi di quella che erroneamente è stata definita Casta. In Italia, infatti, dobbiamo combattere il corporativismo (ben diverso da una sommatoria di Caste, che, con la sua arroganza, si impone in ogni ambito dirigente.Per quanto riguarda i costi, invece, necessario aggredire l’elefantiasi e la farraginosità degli apparati burocratici e amministrativi. Occorre procedere alle cosiddette riforme istituzionali, per semplificare e chiarire l’attribuzione delle competenze e per razionalizzare forme e funzioni della pubblica amministrazione. Da questo punto di vista, l’astensione del Pd in merito al voto sull’abolizione delle Province è stata un’occasione persa. Con un voto favorevole nessuno avrebbe assaltato nottetempo i palazzi e messo a ferro e fuoco gli uffici provinciali: si sarebbe semplicemente aperto un percorso di ampio confronto finalizzato a rivedere alla base gli assetti generali del governo della cosa pubblica.
In Umbria la riforma endoregionale, finalmente approvata e ora da applicare con rapidità rappresenta una prima importante risposta. L’unione dei Comuni su deleghe come territorio, turismo e sociale, lo snellimento di una parte del sistema delle Agenzie regionali, assieme alla digitalizzazione della P.A., sono tutti elementi apprezzabili. Di strada da fare ce n’è molta, ma la direzione intrapresa dalla giunta fornisce alla società regionale segnali concreti e coerenti.
Gli sforzi del Pd, però non possono fermarsi qui. La virtuosa relazione tra costi, appropriatezza ed efficacia dei servizi dovrà vedere i democratici attivi ad ogni livello di impegno istituzionale. Se il Pd offrirà ai cittadini soluzioni adeguate riuscirà ad arrestare l’emorragia demagogica nella quale a volte annega questa tematica, affatto banale seppure di frequente volgarizzata e strumentalizzata.
La democrazia è stata sempre considerata dai suoi detrattori un regime costoso, in quanto tende a soddisfare anche funzioni perequative. In Italia abbiamo visto (e vissuto) nei tempi del berlusconismo le pericolose conseguenze di una politica ridotta a mestiere per ricchi. Da qui l’esigenza di non confondere l’ineccepibile lotta ai privilegi e agli sprechi con l’attacco alle risorse di cui una democrazia vive.
Valerio Marinelli
Coordinatore Dipartimenti PD- Umbria





COMMENTA LA NOTIZIA
Attezione!
Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.
// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO