lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:53
8 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:59

Perugia, taglio del nastro alla Comunità per malati psichiatrici di via dal Pozzo

Dopo un anno di lavori la ex casa delle suore che lavoravano al manicomio è tornata alla luce. Nove gli assistiti. La storia di Alberto

Perugia, taglio del nastro alla Comunità per malati psichiatrici di via dal Pozzo
L'inaugurazione della Comunità dopo il restauro

Da circa due mesi gli abitanti della Comunità terapeutico-riabilitativa “Via dal Pozzo” a Perugia, all’interno del parco Santa Margherita, sono rientrati nella loro sede dopo un’importante ristrutturazione eseguita dalla Usl Umbria 1 e durata circa un anno. All’’inaugurazione ufficiale della struttura hanno partecipato l’assessore comunale ai servizi sociali Edi Cicchi, Nera Bizzarri, dirigente della direzione regionale alla sanità, Marco Grignani, responsabile del Dipartimento di Salute Mentale area sud, e Andrea Casciari, direttore generale della Usl Umbria 1, insieme al direttore sanitario Pasquale Parise, a Letizia Santoro e ad altri operatori della comunità terapeutico riabilitativa.

Ex casa delle suore La casa, di proprietà della Usl 1, era stata in passato l’abitazione delle suore che si dedicavano agli internati del manicomio di Perugia ed era poi divenuta il luogo dove vivevano i cosiddetti ‘autonomi’, ospiti dell’ospedale psichiatrico in buone condizioni di salute e in grado di vivere autonomamente e di uscire da soli dal perimetro dell’ospedale. Oggi è la sede di una comunità che ospita nove persone con gravi problematiche psichiche, ma che sostanzialmente possono vivere una vita normale, grazie all’aiuto e al sostegno di dieci operatori della Coop Polis che si organizzano in turni sulle ventiquattro ore, poiché anche durante la notte è necessaria la presenza di qualcuno in grado di aiutare a gestire quei momenti di difficoltà che le personalità fragili degli ospiti non sono in grado di affrontare da sole.

La ristrutturazione Gli interventi hanno comportato un investimento di quasi 180 mila euro e hanno riguardato la ristrutturazione e il recupero funzionale della struttura, con messa a norma di tutti gli impianti, nuova pavimentazione e riorganizzazione logistica. «La sede così rinnovata – ha detto il direttore generale della Usl Umbria 1 Andrea Casciari, annunciando anche l’avvio della riorganizzazione generale di tutto il dipartimento di salute mentale – consentirà una migliore qualità di vita grazie a una diversa disposizione delle camere, aree comuni più accoglienti e una zona in cui sarà possibile realizzare alcuni laboratori espressivi, che spesso gli abitanti della struttura hanno richiesto. Alcune sperimentazioni sono già state portate avanti con la produzione di quadri collettivi di notevole impatto emotivo, che sono stati appesi alle pareti delle sale comuni».

La storia di Alberto Nella comunità si trovano storie come quella di Alberto. La sua è stata costellata da gravi difficoltà e sofferenze: l’uso di sostanze, tentativi di suicidio, inserimenti in strutture private lontane da casa. Dopo un percorso lungo e faticoso è finalmente riuscito a raggiungere un grado di indipendenza economica e psicologica tale che gli ha consentito, con il supporto del Centro di salute mentale di riferimento territoriale, di rientrare presso la sua famiglia e la sua casa, dove ora vive serenamente. Infatti, è anche possibile uscire dalla comunità, è stato più volte sottolineato nel corso dell’incontro: per attività in palestra e per una passeggiata da soli oppure organizzata dalle associazioni che partecipano al progetto di inclusione sociale; per una gita o una vacanza con gli operatori, per un evento che la città offre o programmato dal dipartimento di salute mentale. Qualcuno esce per andare a lavorare, con una borsa lavoro o anche per un lavoro statale retribuito come da contratto nazionale. E, infine, si può uscire come Alberto perché il percorso di riabilitazione è finito e si può quindi tornare alla propria famiglia o andare a vivere con altri ex abitanti di strutture di riabilitazione.

Relazioni Il dottor Marco Grignani, responsabile del servizio di Salute Mentale per l’area sud, ha spiegato che proprio «lo stare insieme, il creare relazioni e legami e l’elaborazione comune delle difficoltà relazionali e personali costituiscono la base della metodologia della riabilitazione psichiatrica portata avanti in tutte le strutture del Dipartimento di Salute mentale dell’azienda. Così, la cura della persona e della casa, la preparazione dei pasti in comune, le attività quotidiane, le gite e le vacanze acquisiscono senso e valore proprio perché caratterizzate dalla presenza di relazioni significative tra i vari ospiti e tra loro e gli operatori».

Malato al centro «Si tratta di un rinnovamento strutturale importante sia per chi ci vive e ci lavora – ha sottolineato l’assessore Edi Cicchi – sia per la valenza storica e culturale della struttura stessa e dei suoi contenuti», che peraltro «va nella direzione della conferenza dell’8 maggio 2015 per quanto riguarda i temi della riabilitazione psicosociale e della residenzialità – ha aggiunto la dirigente regionale Nera Bizzarri – con l’obiettivo di riorganizzare in tutta la regione un percorso che metta al centro il malato e la sua famiglia con attività sia residenziali sia esterne».

 

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