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12 marzo 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:38

Perugia, minoranza dem non segue D’Alema: «Nostra sfida dentro il Pd, ma rotta va aggiustata»

A San Martino in Campo via alla tre giorni della Sinistra riformista: «Le amministrative? Saremo sempre dove c'è il simbolo del Pd». Bersani: «Ma bisogna alzare la voce»

Perugia, minoranza dem non segue D’Alema: «Nostra sfida dentro il Pd, ma rotta va aggiustata»
Roberto Speranza oggi a San Martino in Campo

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Niente tentazioni scissionistiche o appoggio elettorale a chi, alle prossime amministrative, non si candiderà sotto il simbolo del Pd. Nella prodiana San Martino in Campo, in quella Posta Dei Donini dove Romano Prodi nel 2006 riunì in conclave la sua rissosa squadra di governo, la minoranza dem prende le distanze da Massimo D’Alema, al centro della cronaca politica di venerdì a causa di un’intervista dove, fra le altre cose, evoca il fantasma della scissione. Fantasma che rimane fuori dai cancelli della Posta: «La nostra sfida la facciamo dentro il Pd, senza ambiguità: noi abbiamo due piedi dentro il Pd» ha detto infatti Roberto Speranza, leader in pectore della sinistra dem («lui contro Renzi? È un giovane fuoriclasse» ha detto Bersani) aprendo nel pomeriggio la tre giorni di Sinistra riformista.

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Aggiustare la rotta La critica al governo e alla maggioranza di Matteo Renzi è consistita sostanzialmente nella richiesta di un «aggiustamento di rotta. Vogliamo dare una mano e vogliamo cambiare il Pd, da qui può partire un cammino, per costruire l’alternativa dentro il Pd. Non è una rivincita, non si torna al passato». A proposito del Pd Speranza ha detto che è «il nostro partito, ci crediamo, lo amiamo. Eppure vogliamo costruire un dibattito vero perché non ci sia la voce di uno solo o la sommatoria di comitati elettorali». Altro snodo decisivo, quello delle elezioni di primavera dove «saremo sempre dove c’è il simbolo del Pd. Alle amministrative nelle grandi città non ci si può nascondere: il più grande partito deve fare tutto il possibile per vincere. Perché non si governa l’Italia se non si vincono bene le amministrative».

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Un cammino Speranza poi, oltre a invitare a chiedere scusa per quanto successo durante le primarie, si domanda se il Pd stia andando nella direzione del centrosinistra o del partito della Nazione: «Una risposta compiuta a questa domande la può dare solo un congresso e dico a Renzi di non aver paura della nostra gente e di un confronto vero». Quanto alle primarie, Speranza le difende ma «guai se diventiamo un soggetto in cui ci sono le primarie ma non c’è più il partito». Da Perugia secondo Speranza «da qui può partire un cammino per un’alternativa dentro il Pd, in un campo largo, senza paura, provando a parlare a tutti e prima di tutto al nostro Paese. A chi è fuori dico che possiamo fare un pezzo di strada assieme perché questo soggetto diventi capace di rappresentare questa cultura politica. A chi non ci crede dico che il centrosinistra si può ricostruire, ma è impossibile farlo se non si parte dal Pd». Ricordando il summit prodiano Speranza ricorda che l’ex premier «aprì quella riunione dicendo “dobbiamo avere il coraggio di osare” e penso che oggi tutti insieme dobbiamo partire dal coraggio di osare. Al nostro interno abbiamo fatto degli errori. Il primo è stato troppo Parlamento e poco territorio. Il secondo è stato dividerci troppo».

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L’Ulivo «Delle radici nell’Ulivo – aggiunge – siamo orgogliosi ma per andare avanti servono radici forti e sguardo rivolto lontano, al mondo che cambia. Il merito in questo discorso – prosegue – è decisivo. Dobbiamo rimettere l’uguaglianza al centro del nostro discorso politico. Se togli la casa a un miliardario non sei tu, se invece fai una misura universale di contrasto alla povertà siamo noi, la nostra storia. Se fai la riforma della scuola contro larga parte degli insegnanti, se difendi l’universalismo della sanità pubblica siamo noi. Sono le scelte a dire chi sei e dove vai. Perciò terremo grande attenzione al merito, alla nostra proposta politica. I lavoratori sono un orpello fastidioso o una risorsa preziosa con cui produrre proposte migliori? A confrontarsi ci vuole più fatica e umiltà ma alla fine si decide meglio. Per noi la dimensione giusta è quella del confronto: la voglia di discutere, aprire interlocuzioni: non avere sempre la pretesa di avere ragione sempre e comunque».

Bersani Dopo quello di Speranza l’altro intervento molto atteso era quello di Pierluigi Bersani. Anche l’ex segretario ha stoppato sul nascere ogni ipotesi scissionista: «Mi metto pienamente nel solco di quello che ha detto Speranza: tutti e due i piedi nel Pd». Poi ironizza: «In un retroscena dice se alla prossima direzione o c’è lealtà o le nostre strade si dividono… Oh, hai visto mai che Renzi vuole uscir dal Pd? Sarebbe una notizia, ragazzi!». E sempre rimanendo sul solco di Speranza Bersani ha detto però che «bisogna alzare la voce» quando le cose non vanno, rompere la «cappa di conformismo» della narrazione renziana e organizzare l’alternativa rivolgendosi «a quelli che sono fuori o sono andati fuori e anche a quelli che hanno creduto a un’altra strategia. La gente invoca un centrosinistra di governo. Ma può mai esistere un centrosinistra di governo se si dà per perso il Pd? No, puo’ esistere una sinistra di testimonianza, una cosa nobile ma che a noi riformisti non può bastare». «Quando succede una cosa che la nostra gente non può digerire – ha aggiunto -, dobbiamo alzare la voce. Quando i dirigenti parlano prima di una commissione di garanzia, dobbiamo alzare la voce. Quando si usano le iniziative dei giovani (la scuola di formazione a cui andrà domani Renzi ndr) per dare addosso alle minoranze, non va mica bene. Per non parlare poi del giornale di Antonio Gramsci…».

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