giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 03:37
12 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 14:40

Perugia rivive l’Ostensione del Sant’Anello e fa rinascere la confraternita del XV secolo

Monsignor Giulietti: «Si rivaluta il ruolo della pietà popolare. La famiglia al centro del messaggio cristiano»

Perugia rivive l’Ostensione del Sant’Anello e fa rinascere la confraternita del XV secolo

Nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia, domenica pomeriggio 11 settembre, si è rinnovato il rito dell’ostensione del Sant’Anello, antica reliquia che, al di là della devozione e delle attese popolari, ha per la Chiesa un significato simbolico della santità, stabilità, fecondità del matrimonio cristiano, messo sotto la protezione della Madonna e di san Giuseppe. Questo rito, che ogni anno richiama numerosi fedeli, apre le celebrazioni in onore della Madonna delle Grazie, protettrice della città e dell’Archidiocesi, che culminano in cattedrale il 12 settembre.

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L’ostensione Quest’anno l’ostensione con la “Calata” della reliquia del Sant’Anello è stata preceduta dalla cerimonia della “vestizione” dei confratelli della ricostituita ‘Venerabile confraternita del Santissimo sacramento, di San Giuseppe e del sant’Anello’ risalente alla seconda metà del XV secolo, presieduta dal vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti nella cappella della cattedrale dove è custodita la reliquia. «La sua ricostituzione – ha spiegato mons. Giulietti – si inserisce in un momento in cui molte realtà ecclesiali italiane stanno rivalutando le confraternite. Papa Francesco lo dice nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, che la pietà popolare è un’originale comprensione del mistero cristiano. Oggi queste forme tradizionali e devozionali legate alla cultura del territorio si stanno ripresentando come modalità che forse in passato sono state troppo facilmente scartate. Stiamo vivendo un momento in cui la Chiesa sta riscoprendo forme antiche, ma sempre attuali di vita cristiana». «Questa confraternita perugina risuscita – ha aggiunto il vescovo ausiliare –, riprendendo le sue antiche finalità attorno alla devozione del Sant’Anello, al suo messaggio rivolto alla famiglia, e alle attività della nostra cattedrale, un tempo protagonista della vita cittadina con opere di carità. Con la confraternita si riporta in auge un’istituzione che può fare anche oggi del bene su due versanti. In primis, avvicinare la Chiesa a persone che sono un po’ lontane, ma attratte da forme che hanno un loro legame con la tradizione. Dall’altra parte essere uno strumento di formazione di carità cristiana per chi appartiene. Questa è una circostanza felice in cui la Chiesa ritrova anche una varietà di possibilità di appartenere che non può che fare bene».

Mons. Giulietti Nel presiedere la celebrazione eucaristica della vigilia della festa della Madonna delle Grazie, dedicata ai novelli sposi e fidanzati, tenutasi in cattedrale dopo la “Calata” del Sant’Anello, mons. Giulietti ha ricordato che «la famiglia è una realtà teologicamente significativa perché è sacramento, quindi immagine dell’alleanza nuova che Dio fa con il suo popolo». «Per noi la famiglia e il sacramento del matrimonio – ha evidenziato il presule – sono centrali nella vita cristiana. La famiglia è anche un bene per le istituzioni e per lo Stato. Parliamo di crisi demografica e di emergenza educativa, realtà che hanno a che fare con la famiglia e se essa funziona – si fanno i figli e si educano bene -, si vive una rete di solidarietà e carità che fa funzionare meglio il corpo sociale». Mentre, ha osservato mons. Giulietti, «se la famiglia non funziona – non si fanno i figli o si educano male -, la società è più disgregata. La famiglia in questo momento è veramente una scommessa per la società intera a cui la Chiesa dà il suo apporto con la visione originale che ha della famiglia per il grande valore che possiede già a livello civile e naturale».

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