giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 03:36
25 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 23:30

Perugia Pride Village: «Le lesbiche forse sono più accettate dei gay, essere trans non è un capriccio»

La quarta edizione ai giardini del Frontone. L'evento è organizzato da Omphalos. Lo slogan: «Nessuno è escluso», un auspicio per il futuro

Perugia Pride Village: «Le lesbiche forse sono più accettate dei gay, essere trans non è un capriccio»

E’ partita la quarta edizione del Perugia Pride Village che anche quest’anno si tiene ai Giardini del Frontone. Come nelle tre precedenti edizioni è organizzato da Omphalos. Lo slogan scelto dagli organizzatori quest’anno è «Nessuno Escluso». Il motivo lo spiega Patrizia Stefani, copresidente di Omphalos: «E’ un auspicio per il futuro. Nessuno escluso significa che nessuno deve essere lasciato fuori né per il proprio orientamento sessuale né per la propria identità di genere, né per qualsiasi altra ragione, di tipo sociale, economico o altro». Il festival dei diritti conterrà dibattiti, musica dal vivo, attività culturali tra cui un contest fotografico, la visione del film «The Danish Girl» incentrato sulla vita della transessuale Lili Elbe. Domenica sera – informa una nota degli organizzatori – si terrà il coloratissimo spettacolo di Miss Drag Queen Umbria 2016.

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Tematiche lesbiche Uno spazio speciale è dedicato alle tematiche lesbiche, tra cui un programma radiofonico, «Interferenze Lesbiche», con dirette sia oggi che domani. Elisabetta Marzi, coordinatrice di LezGo, il gruppo di ragazze lesbiche di Omphalos, parla della necessità della visibilità per poter combattere la discriminazione: «Ancora oggi le lesbiche sono spesso invisibili, sia all’esterno che all’interno della comunità Lgbt. Socialmente sono forse più accettate dei gay per cui fanno meno rumore. Però subiscono una forma di discriminazione uguale, se non peggiore, ed è ancora più difficile trovare il modo per farci riconoscere». Rimane convinta però che le cose stiano cambiando, «ma serve il coraggio della visibilità, bisogna avere la forza di uscire allo scoperto. Il coming out è la nostra arma migliore».

Transessualità e intersessualità Il dibattito di sabato si è concentrato su «Transessualità e intersessualità», due temi di cui si sente parlare poco e male, spiega Lorenzo Ermenegildi, segretario di Omphalos: «Essere transessuali non è un capriccio per cui una persona decide tutto d’un tratto di diventare uomo o donna. Non è né una malattia né tantomeno una perversione. Significa nascere con un’identità di genere diversa dal proprio sesso biologico e prenderne coscienza». «In Italia – aggiunge Ermenegildi – le persone trans sono tra i gruppi più bersagliati ed esposti ai crimini d’odio ed eventi come il Pride servono a sensibilizzare rispetto ad un tema spesso negativamente connotato».

Persone intersex Tra gli ospiti di oggi, Greta Bilanzola e Alice Troise di Intersexioni di Firenze. Troise spega: «Le persone intersex nascono con caratteristiche sessuali (cromosomiche, gonadiche, anatomiche) che non rientrano esclusivamente nella categoria ‘maschile’ o ‘femminile’. Rischiano di subire interventi medici non necessari al fine di essere ‘normalizzate’ per rientrare in determinate aspettative sociali». «Questo porta ad una vera e propria violazione dei diritti umani – spiega Bilanzola – come il diritto all’autodeterminazione, l’integrita’ psicofisica, il diritto alla salute, alla privacy. Nell’ultimo decennio sempre più organismi internazionali si stanno mobilitando per porre fine a questi abusi». E cita l’Onu, tramite il suo alto commissario per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, che nel 2015 ha affermato: «Sfortunatamente il mito che tutti gli esseri umani appartengano ad uno dei due distinti e separati sessi è profondamente radicato, e contribuisce allo stigma e anche al tabù connesso all’essere intersex. Vogliamo mettere fine a questi abusi».

La società che cambia Alla prima giornata del Perugia Pride Village – spiegano sempre gli organizzatori – hanno partecipato tante persone Lgbt, ma non solo. Come Edoardo Scarponi, volontario di Omphalos, ed eterosessuale. Il quale spiega: «Ho deciso di dare una mano perché il cambiamento della società non può avvenire se non contribuiamo tutti. Non serve essere gay per sostenere i diritti delle persone Lgbt. Basta un po’ di empatia, la capacità di mettersi nei panni degli altri. Nessuno escluso vale anche per noi, anche noi eterosessuali siamo parte di questo cambiamento».

«Sono qui per mio figlio» Grazia Regnini, la mamma di uno dei volontari dell’associazione, racconta del motivo che l’ha portata ad aiutare nell’organizzazione dell’evento: «Sono qui per mio figlio, per dare una mano a quello che è il suo mondo, sperando che un giorno non ci sia più bisogno di Pride e che tutti possano vivere serenamente la propria sessualità». Spiega poi che essere mamma di un ragazzo gay è «semplicemente essere mamma, prescinde dall’orientamento sessuale dei propri figli». Forse – è spiegato nel comunicato – con qualche preoccupazione in più visti i recenti avvenimenti di Orlando, questo però è solo dovuto alla presenza ancora massiccia dell’omofobia nella nostra società, «che ognuno di noi deve contribuire a cambiare». Ai genitori di ragazzi e ragazze Lgbt vuole lanciare un messaggio: «Il mio consiglio è di non nascondere l’orgoglio per il proprio figlio, di fronte a nessuno».

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