giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 13:51
6 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:50

Perugia, ‘orti sociali’ in pieno centro storico: raccolta fondi per l’associazione ‘Orto Sole’

Strappati alla vegetazione i terreni sopra via Pinturicchio. Sabato presentazione a Umbrò. La Caritas plaude

Perugia, ‘orti sociali’ in pieno centro storico: raccolta fondi per l’associazione ‘Orto Sole’
Orto Sole

A ridosso delle mura medioevali sovrastanti la centralissima via Pinturicchio (zona Arco Etrusco) di Perugia, sorgono degli orti ben curati, strappati alla vegetazione selvaggia e all’abbandono-discarica abusiva. A mettere in coltura da un po’ di tempo questi spazi verdi del cuore della città sono quattro giovani volenterosi, Salvatore Antonucci, Valentina Cucurachi, Charlène Barre e Eros Labanca, che hanno deciso di dare vita ad un’associazione di promozione sociale denominata, non a caso, “Orto Sole”, in quanto i pezzi di terra che gestiscono sono ubicati nell’antico quartiere di Porta Sole.

Orto Sole Sabato 10 settembre (ore 18), presso il locale “Umbrò” in Perugia (angolo via Oberdan-via Sant’Ercolano), l’associazione “Orto Sole” si presenta alla città, mentre da martedì 6 settembre prende il via la campagna crowdfunding. Si tratta di una raccolta fondi per avviare le attività necessarie di “Orto Sole”, affinché il suo progetto decolli. Gli interessati possono consultare il sito: www.eppela.com, dove troveranno, a partire dal 6 settembre, il progetto dell’associazione “Orto Sole” dal titolo “Seminiamo sorrisi” e le modalità per contribuire alla sua realizzazione. Ogni sabato e domenica (ore 9-18), per tutta la durata del crowdfunding (fino al 14 ottobre p.v.), è possibile visitare lo spazio verde situato a metà scalinata di via delle Prome. Per quanti desiderano conoscere più approfonditamente l’associazione, possono consultare la pagina Facebook dell’associazione.

Caritas plaude La Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve plaude all’iniziativa di “Orto Sole”, augurando buon lavoro a quanti già vi operano, consapevole del fatto che al centro delle sue finalità c’è in primis l’uomo con la sua dignità, come insegna la stessa Dottrina sociale cristiana. La dignità dell’uomo viene tutelata anche attraverso progetti di promozione sociale come quelli degli “orti solidali”, per i quali la Caritas perugina è da sempre interessata.

L’associazione Intanto, diamo un’anticipazione delle finalità di questa associazione, che promuove una cultura del viver sano sviluppando progetti che mirano al sostegno sociale nei confronti di cittadini in particolari situazioni di vulnerabilità socio-economica e culturale. Come è nata l’associazione “Orto Sole”? Lo chiediamo al suo presidente, Eros Labanca, operatore Caritas e responsabile dell’opera segno diocesana “Sant’Anna dei Servitori”. «Il progetto della nostra associazione nasce dall’idea di quattro giovani ragazzi di “giocare” con la natura anche in città – spiega Eros –. Attraverso la gestione di un orto, situato nel centro storico di Perugia, “Orto Sole” intende creare una rete sociale che si occupi della cura dell’ambiente, della rivalutazione degli spazi verdi (pubblici e privati) in disuso. Lo scopo è quello di promuovere, non solo un’attività agricola nel rispetto della sostenibilità, ma anche di coinvolgere, in vari progetti, persone anziane o che versano in una particolare situazione di vulnerabilità, valorizzando le pratiche di inclusione sociale. Ognuno di loro può svolgere un lavoro in base alle proprie capacità. I progetti possono coinvolgere anche scuole e associazioni che condividono gli obiettivi di “Orto Sole”».

Si può crescere I quattro giovani fondatori di “Orto Sole” auspicano che l’associazione possa crescere in numero di soci, perché tra le sue finalità non c’è solo la coltura degli orti, ma anche la loro cultura. Infatti, negli spazi verdi strappati alla vegetazione selvaggia, «gli associati possono, oltre a beneficiare dei prodotti della terra – evidenziano –, anche leggere un libro, fare una passeggiata… In particolar modo, si intende creare un’opportunità per persone socialmente e culturalmente fragili, affinché possano rimettersi in gioco e riagganciarsi ad una rete sociale grazie ad un ritrovato rapporto con la natura, all’interno del contesto urbano. Attraverso la creazione di eventi anche musicali, artistici, culinari, sportivi… – concludono – si promuove una cultura del vivere bene, in natura e in socialità».

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