mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 19:04
22 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:21

Perugia, infermiera a processo per lesioni a neonata. Il pm: «Le sporcò la divisa con le feci»

La bimba aveva 16 giorni quando venne «bruscamente afferrata per un fianco». Secondo un'ostetrica l'imputata urlò: 'Ora stai tutta la notte nella m...'. Il padre: 'Dramma, mai più figli'

Perugia, infermiera a processo per lesioni a neonata. Il pm: «Le sporcò la divisa con le feci»
Un ospedale (foto F.Troccoli)

di Enzo Beretta

Rinviata a giudizio con l’accusa di lesioni aggravate un’infermiera di 48 anni che nel luglio 2013 provocò una «frattura completa scomposta della diafisi femorale destra» ad una bimba che le aveva involontariamente sporcato la divisa durante il cambio del pannolino. L’episodio è avvenuto a Perugia nel reparto di neonatologia del Santa Maria della Misericordia quando la piccola, nata prematura, aveva soltanto 16 giorni di vita. Il pm scrive che è stata «bruscamente afferrata per un fianco» e indica lesioni «superiori a 40 giorni».

La frase agghiacciante Secondo le indagini della polizia l’imputata, «contrariata dalla circostanza che la piccola espellendo delle feci le aveva sporcato la divisa, l’ha afferrata bruscamente con una sola mano, per un fianco, spostandola in un’altra stanza, per poi riporla bruscamente e malamente nel proprio letto e pronunciando nei confronti della neonata la frase ‘Ora stai tutta la notte nella tua m…’». L’indagine è nata dalla testimonianza di una tirocinante ostetrica, parallela a quella dell’Azienda ospedaliera che decise di sospendere dal servizio e dallo stipendio l’operatrice sanitaria per quattro mesi.

Il rinvio a giudizio Per lei, originaria di Città della Pieve, il gup Carla Giangamboni ha deciso che il processo inizierà il 27 aprile 2017. «Sono soddisfatto per il rinvio a giudizio dell’infermiera – le parole dell’avvocato Andrea Menichetti – ma anche per la chiamata in causa dell’azienda ospedaliera quale responsabile civile, che in questo modo potrà comprendere meglio la gravità dell’accaduto. Nella cartella clinica – insiste il legale – il fatto era rappresentato in maniera generica e piuttosto confusa, addirittura veniva paventato il rischio di patologie genetiche della bimba. Il giorno dell’incidente era il primo trascorso dalla piccola fuori dal reparto di terapia intensiva neonatale, fino a quel momento i genitori non avevano mai potuto neppure tenerla in braccio». Ancora: «L’unica ragione di rammarico – conclude il professionista romano – è rappresentata dai tempi della giustizia. Se i rinvii sono così lunghi la prescrizione è un rischio reale».

Il padre: un’esperienza drammatica Il padre della bambina, farmacista, pretende una «giusta punizione» per l’infermiera. «Quella sera io e mia moglie siamo rimasti in ospedale fino alle 21.30, di più non ci facevano rimanere. Fuori dalla terapia intensiva pensavamo che il peggio fosse alle spalle, invece… era la nostra prima figlia, non abbiamo avuto altri bambini perché è stata un’esperienza traumatica».

©Riproduzione riservata

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