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14 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:09

Perugia, indagini chiuse contro l’ex capo della omicidi. Il Pm: «Poliziotta spiava psicologa»

Agli accessi abusivi al sistema informatico della questura sono seguiti i danneggiamenti all’auto della professionista incaricata dal tribunale di valutare una controversia col marito

Perugia, indagini chiuse contro l’ex capo della omicidi. Il Pm: «Poliziotta spiava psicologa»
L'ingresso della procura di Perugia (foto F.Troccoli)

di Iv.Por. ed En.Ber.

Accesso abusivo a sistema informatico, diffamazione, minacce e danneggiamenti aggravati, imbrattamento di cose altrui. Sono questi i reati che la Procura contesta al sostituto commissario Monica Napoleoni, ex capo della sezione omicidi della questura di Perugia. Nelle scorse settimane il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini ha chiuso le indagini sulla poliziotta del caso Amanda, ritenuta responsabile di aver utilizzato il proprio potere di pubblico ufficiale per avviare accertamenti arbitrari su una psicologa nominata dal tribunale nell’ambito di una controversia personale tra lei e il suo ex marito.

«Notizie segrete» Nell’avviso, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio, compaiono i nomi di altre otto persone. Tra questi ci sono due appartenenti alla Polizia – Lorena Zugarini, collega della Napoleoni alla squadra mobile, e Stefania Squarta della Divisione Anticrimine – e il brigadiere dei carabinieri Luigi Concu, «responsabile della centrale operativa della Compagnia di Perugia», accusato di aver «comunicato» alla moglie e alla Zugarini «notizie di reato segrete e non divulgabili».

Un’indagine durata tre anni e mezzo Il fascicolo penale viene aperto nel 2012 e nei primi mesi del 2013 vengono adottati provvedimenti di sospensione per le poliziotte e per un quarto agente che però non è indicato nel 415-bis. Verosimilmente per lui la Procura avanzerà istanza di archiviazione.

Gli accessi abusivi allo Sdi Il sistema informativo interforze – è spiegato nelle carte dell’accusa – è stato violato dalla Napoleoni e dalla Zugarini il 14 novembre 2012 quando si sono «abusivamente introdotte e trattenute» alla ricerca di informazioni sulla professionista, sulle sue auto e sui suoi figli. L’aggravante contestata riguarda la «funzione di ausiliario del giudice della persona offesa». Due giorni più tardi, il 16 novembre, ancora per «finalità estranee ad attività d’indagine», su «istigazione di Zugarini e Napoleoni» avviene un altro accesso allo Sdi da parte della Squarta: la verifica dura due minuti e 14 secondi.

Scritte sui muri e gomme bucate Durante la notte tra il 18 e il 19 novembre avvengono altri episodi inquietanti: nei pressi delle abitazioni private e dei luoghi di lavoro della psicologa e del marito della Napoleoni compaiono scritte offensive con vernice spray nera. Le parole diffamatorie sui muri – secondo il pm Petrazzini – sono state incise da due persone ora indagate ritenute «autori materiali» dell’azione per cui vengono considerate ‘mandanti’ Napoleoni e Zugarini. Come nel caso dei danneggiamenti provocati all’autovettura della psicologa che ha ritrovato la Ford con quattro pneumatici forati e una scritta provocatoria sul cofano.

Le telefonate al 112 Il magistrato inquirente, inoltre, contesta al carabiniere Luigi Concu di aver divulgato notizie segrete – «su istigazione» della moglie indagata e della Zugarini – sulle due telefonate mediante le quali il marito della Napoleoni «lamentava l’imbrattamento» dei muri davanti alla propria abitazione e al proprio ufficio. Viene pure contestata una violazione del Codice penale militare al brigadiere per aver «consentito l’accesso e la permanenza nella centrale operativa» alla coniuge e alla poliziotta «durante l’orario di servizio».

L’avvocato del ‘Nero’ Carminati Nell’elenco degli avvocati ci sono Matteo Giambartolomei, Alessandro Ciglioni, Nicola Di Mario, Giosué Bruno Naso, Francesco Maresca e Alessandro Bacchi. Giosuè Bruno Naso, difensore della Napoleoni insieme a Di Mario, è uno dei legali più conosciuti d’Italia. E’ attualmente impegnato nel processo Mafia Capitale nel quale difende l’imputato numero uno: il ‘Nero’ Massimo Carminati.

©Riproduzione riservata

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