mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:40
18 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:15

Perugia, in 300 al Consiglio grande sui servizi educativi: «Il Comune ci dica quali progetti ha»

Oltre 50 persone si sono alternate al microfono, molte le critiche su mense e privatizzazione di sei asili: «Appalto è stato un flop completo. Coop? Non ci sarà stessa qualità»

Perugia, in 300 al Consiglio grande sui servizi educativi: «Il Comune ci dica quali progetti ha»
La sala dei Notari piena (foto U24)

MULTIMEDIA

Guarda le foto

di Daniele Bovi

Le mense e tutti i problemi che ruotano intorno a esse, il project financing per l’esternalizzazione di sei asili su quindici, il caso del nido Magnolia di Collestrada e quello della Santa Croce, i giochi rotti, il rapporto tra pubblico e privato, l’avviso pubblico per le educatrici e non solo. Sono stati tantissimi i temi di cui hanno parlato gli oltre 50 oratori (in tutto 57) che avevano chiesto di intervenire mercoledì alla sala dei Notari, dove si è tenuto l’atteso Consiglio grande dedicato ai servizi per l’infanzia. Un Consiglio andato avanti per molte ore (sia una parte che l’altra ha ovviamente schierato i suoi portavoce) e che si è tenuto di fronte a una sala stracolma, con oltre 300 persone. Tanti gli applausi verso chi ha preso la parola, pochissimi i fischi, molte le critiche verso le scelte fatte o che vuol fare l’amministrazione e, volendo riassumere, dalla platea sale una domanda: «Che vuol fare il Comune sui servizi educativi?». Al tavolo il sindaco Andrea Romizi ha preso appunti per tutto il pomeriggio (insieme a lui il presidente del consiglio Leonardo Varasano, il segretario Di Massa, i consiglieri Lorena Pittola e Sarah Bistocchi mentre giunta e consiglieri si sono seduti in platea), senza prendere la parola, cosa che, spiegano, farà in consiglio nei prossimi giorni.

FOTOGALLERY: IL CONSIGLIO GRANDE

Il Consiglio A dare il la sul tema mense è stata la professoressa Alessandra Pioggia dell’Università di Perugia che ha ricordato, così come fatto qualche ora fa dal collega Ponti in commissione, che l’appalto non è l’unica soluzione possibile. La voglia di partecipare, di sentirsi parte di un sistema, è un tratto comune a molti interventi dei genitori «e invece per un anno – ha detto Alessandra Bircolotti – non ci avete mai ascoltato, anzi, ci avete emarginato». «Non volevamo “maneggiare soldi” come ha detto qualcuno – ha rincarato Patrizia Tabacchini che parla anche di controlli superficiali – bensì sentirci parte di un processo decisionale». Secondo l’avvocato Bircolotti serve una nuova gara con cui rivedere punti importanti come quelli che riguardano l’acqua da servire ai bambini, i controlli e la messa al bando delle stoviglie di plastica (pericolose, come spiegato in alcuni interventi). C’è chi poi, come il professor Moretti, chiede misure per ridurre i livelli di nitrati e nitriti assunti dai bambini. «I livelli imposti dalla legge – ha assicurato l’ad di Umbra Acque Paolo Pizzari, anche lui intervenuto – sono sempre rispettati».

Appalto flop A prendere la parola è anche Michele Guaitini, segretario dei Radicali di Perugia che nel 2014 hanno appoggiato Urbano Barelli, anche al ballottaggio «ma lo abbiamo fatto con la promessa di trasparenza e partecipazione. Nella questione delle mense scolastiche abbiamo assistito all’esatto contrario, per cui richiamiamo il sindaco e l’intera giunta a rispettare quell’accordo e di riavvolgere il nastro». Guaitini poi, essendo vicina la fine dell’anno scolastico tira le somme: «È stato un flop pressoché totale. I costi non sono diminuiti, anzi sono forse aumentati, ci sono maggiori criticità, si sono compromessi i rapporti coi genitori e non ci sono più i residui, circa 150 mila euro, con i quali si dava vita ad attività extrascolastiche. Non chiediamo le dimissioni di Waguè, anche se ha cliccato sul becero post che invocava il “magna e sta zitto”, però vogliamo soluzioni». La seconda a parlare è stata Chiara Tomassoni, rappresentante delle educatrici precarie che ha duramente criticato il bando redatto nei giorni scorsi dell’amministrazione: «Lì dentro – ha detto – non c’è la valorizzazione in termini di punteggio del lavoro svolto». Una modifica che, come emerso nelle scorse ore nel corso di un incontro, pare non si possa fare.

Esternalizzazione Ed è la stessa Tomassoni a introdurre il secondo grande argomento del pomeriggio, quello del project financing: «In caso si facesse – ha detto – 41 persone perderebbero il posto». Alla Notari hanno deciso di intervenire anche due pezzi da 90 di quel mondo cooperativo che ha presentato il project al Comune, ovvero Andrea Bernardoni di Legacoop e Carlo di Somma di Confcooperative: «Alle cooperative sociali – ha detto – sono affidati i compiti di difesa degli interessi pubblici. La contrapposizione tra pubblico e privato non c’è più; o si mettono insieme o non si va avanti». Qualche applauso lo strappa ma non tanti quanti Damiano Stano, del comitato dei genitori, che attacca: «La privatizzazione è partita da anni e i politici si sono solo scambiati i ruoli. Le esperienze di chi ha un figlio negli asili privati non  sono confortanti e il Comune non può fare cassa sulla testa dei nostri figli. Un socio di una coop, che ha meno diritti, non può dare la stessa qualità». Silvia Regnicoli, una madre, ha invece trovato «continuità» nel servizio svolto dalle coop ed è proprio la continuità, quella garantita dall’avere la stessa insegnante, uno dei temi messi sul tavolo da molti genitori e da molte educatrici.

Ascoltateci A porlo è Sonia Ricci, madre anche lei, che si appella all’Amministrazione: «Ascoltate le nostre considerazioni e le nostre domande». Per un’educatrice come Angela Nardoni il project «è l’inizio dello smantellamento del servizio pubblico. Un’analisi completa – dice – la devono fare dei professionisti del settore, non dei ragionieri». Il problema lo affronta dal lato dei lavoratori Patrizia Mancini, Cgil: «Le educatrici – dice – avranno gli stessi diritti? gli stessi carichi di lavoro? lo stesso salario oppure ci saranno due pesi e due misure? Io dico che chi fa lo stesso lavoro deve avere lo stesso contratto, che dovrà essere quello nazionale». Insomma, l’esternalizzazione a un gruppo di coop di quasi il 50 per cento degli asili sarà, dopo le mense, l’altro fronte caldo per palazzo dei Priori al quale si chiede, come fa Agnese Fiorentini, ora in pensione dopo 40 anni di servizio, di spiegare «quali sono i progetti. Questo silenzio ci disorienta».

Magnolia e famiglie numerose Al microfono sono andate anche le madri che mandano i loro figli al Magnolia («non facciamo processi alle intenzioni e daremo il nostro contributo, ma vedremo se le promesse verranno mantenute»), le insegnanti della Santa Croce che vogliono attenzione, genitori che chiedono, come a Case Bruciate o a Resina, di sistemare i giochi spesso vecchi, rotti o pericolosi. Plausi a Romizi e alla giunta sono arrivati invece da Mirco Casciarri, presidente dell’associazione dei genitori che fanno studiare i bambini nelle scuole cattoliche, e da quella delle famiglie numerose. Queste, così come una madre, vorrebbero anche avere più voce in capitolo sui progetti che riguardano l’educazione di genere, specialmente quando si parla di «ideologia e teoria gender»; «ideologia e teoria», è sempre bene ribadirlo, inesistenti.

Twitter @DanieleBovi

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO

Condividi

banner 300x250
banner 300x250
banner 300x250