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23 settembre 2013 Ultimo aggiornamento alle 19:32

Perugia, il preside del Mariotti: «Ignoranza e omofobia non sono di casa. L’intento educativo era opposto»

Il docente spiega: «Il questionarioè stato presentato con ampia premessa sul suo superamento sia nel linguaggio, sia nella sua articolazione»

Perugia, il preside del Mariotti: «Ignoranza e omofobia non sono di casa. L’intento educativo era opposto»
Il questionario di religione al Mariotti

di Fra.Mar.

«Al Mariotti ignoranza e omofobia non sono mai stati di casa. Da 152 anni il Liceo Classico di Perugia impartisce un insegnamento, che molti considerano di alto livello, ispirato a laicità e pluralismo. Questo significa che la dialettica fra docente e studente (fra maestro e allievo) si articola in assoluta libertà su ogni tematica, attraverso il confronto di idee basato su argomentazioni logiche e coerenti. Non accettiamo tabù di nessun tipo». Il preside del liceo classico Mariotti, Vincenzo Maiolo,  è categorico. Pazientemente, di persona o al telefono, risponde alle domande di tutti i giornalisti che chiedono come sia davvero andata con il questionario proposto nell’ora di religione, che ha suscitato polemiche soprattutto  con l’associazione Arcigay.

Il proposito opposto «Il questionario incriminato – spiega il preside Filippo Vincenzo Maiolo – è stato proposto in una terza liceo, quindi a studenti maggiorenni, in assoluta coerenza con i programmi e le direttive ministeriali. Era stato presentato con ampia ed argomentata premessa con l’obiettivo dichiarato di avviare una riflessione su quanto fosse superato sia nel linguaggio, sia nella sua articolazione». Il questionario, secondo quanto spiegato dal preside raggiunto telefonicamente,« era stato pubblicato su riviste specializzate di sociologia forse una decina d’anni fa, e il fatto che fosse obsoleto il docente lo ha premesso ai ragazzi. Tanto è vero che nessuno si è sentito offeso o discriminato».

Stupide strumentalizzazioni «È chiaro poi che – dice ancora Maiolo – estrapolando il questionario dal contesto si può interpretare in mille modi, ma voler dare per forza un’interpretazione di un determinato tipo  è pretestuoso e le deduzioni soggettive ed arbitrarie appaiono quanto mai costruite sul vuoto». Tanto è vero che, evidenzia il preside, «come alcuni studenti hanno già saggiamente commentato sulla “rete” dispiace che si tentino vuote strumentalizzazioni là dove la cultura non ha mai lasciato, e non lascerà mai, spazio a stupide discriminazioni».

Arcigay si basa sul nulla «Ci stupisce tutta questa polemica – dice il preside al telefono  - perché in realtà la classe è tranquilla e consapevole di quello che ha fatto e che doveva fare. Dispiace la reazione di Arcigay che si basa sul nulla ed è stata assolutamente intempestiva, bastava infatti approfondire per capire che l’intenzione del docente era l’opposto di quello che si è voluto fare credere».

Lo sanno anche i ragazzi Il preside ha letto articoli e commenti, sui social network e non solo e si toglie qualche sassolino dalla scarpa dicendo di aver «trovato assurdo che nel momento in cui alcuni ragazzi del liceo hanno preso le parti del professore sono stati indicati come ‘indottrinati’. Io ho rimproverato i ragazzi, e gli ho detto che gli serva di lezione per rendersi conto di cosa può accadere solo pubblicando una foto su un profilo».

La genesi Si perché, secondo quanto risulta al preside del Mariotti, non ci sarebbe stato nessun alunno che ha ‘denunciato’ l’episodio del questionario ad Arcigay, come invece sostenuto dalla stessa associazione. «Gli alunni – spiega il preside – dicono di non essere al corrente di compagni che si sono sentiti offesi. Forse un ragazzo avrebbe parlato ad Arcigay di questo questionario, ma di certo non ha parlato di discriminazione».

La foto Allora come nasce il tutto? «Io so perfettamente chi ha fotografato quel questionario  - spiega Maiolo – ma certamente non lo ha fatto col proposito di fare polemica. Accanto alla foto l’alunna in questione ha scritto ‘ Come l’ora di religione ti salva la giornata’ e il commento non era ironico. Voleva dire che dopo tante interrogazioni, c’era un’ora in cui si poteva discutere, confrontarsi». Ognuno ha la sua versione dei fatti. A questo punto però, oltre alle ormai acclarate due letture dei fatti, sarebbe importante capire come dal banco di una terza liceo, il questionario sia arrivato all’associazione che poi lo ha diffuso sollevando le polemiche.

La spiegazione del docente In giornata lo stesso docente di religione, con una nota pubblicata sul sito chiesainumbria, ha spiegato quanto accaduto: «Il questionario proposto nelle classi terze Liceo, composte da studenti e studentesse maggiorenni, nell’ambito del programma ministeriale di religione cattolica (dpr 339/87) e delle indicazioni didattiche per il secondo ciclo (Dpr 176/12), che prevede, per le classi terminali del Liceo, come anche degli altri indirizzi di Scuola media superiore annuale, la trattazione di argomenti di natura etica, è stato presentato alle suddette classi con ampia ed argomentata premessa sul suo superamento sia nel linguaggio, sia nella sua articolazione, dall’attuale processo di autoconsapevolezza della coscienza sociale della nostra società. Pertanto rientrava nella finalità per il confronto e la presa di coscienza personale dei singoli studenti, quella di “vedere” il questionario, uscito in una rivista ben dieci anni or sono, e confrontarlo con l’odierna situazione. In secondo luogo, altra importante finalità educativa è stata quella di far emergere eventuali posizioni, ormai residuali, coincidenti con l’impostazione ormai obsoleta che il questionario proponeva ed accompagnare con l’azione educativa un processo di effettivo superamento di tali posizioni. Tutto ciò per avviare un percorso di approfondimento e di confronto tra gli stessi studenti, nel rispetto delle singole posizioni e con un esercizio democratico della propria coscienza personale e sociale, durante l’intero anno scolastico»

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