sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 09:01
5 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:48

Perugia, il cardinale Bassetti visita 62 profughi ospitati dalla Caritas: «La diversità è una ricchezza»

Il porporato ha visitato l'«Oasi di Engaddi» a San Giovanni del Prugneto. Persone provenienti da Pakistan, Siria, Gambia, Ghana, Nigeria e Senegal

Perugia, il cardinale Bassetti visita 62 profughi ospitati dalla Caritas: «La diversità è una ricchezza»
Un momento della cena

Mentre si assiste alla ripresa dell’esodo di migranti verso l’Europa con tante vite umane inghiottite dal Mediterraneo e dall’Egeo, a Perugia due ultimi esempi di accoglienza-integrazione che il cardinale Gualtiero Bassetti ha voluto evidenziare nella serata del 4 giugno all’“Oasi di Engaddi”, una struttura di ospitalità della Caritas per profughi attiva dal 2015 presso la canonica di San Giovanni del Prugneto, nell’Unità pastorale di Mantignana-Cenerente-Capocavallo, dove, sempre il 4 giugno, il porporato ha iniziato la Visita pastorale. Si tratta del progetto di accoglienza dei profughi e richiedenti asilo dell’Archidiocesi, attuato da operatori e volontari Caritas, che dà ospitalità a 62 persone, tutte giovani, provenienti dal Pakistan, Siria, Gambia, Ghana, Nigeria e Senegal, e della scuola di formazione professionale dell’Istituto “Don Bosco” dei Salesiani del capoluogo umbro.

La cena A cena all’«Oasi di Engaddi», preparata da alcuni profughi e volontari coordinati dalla responsabile del progetto Stella Cerasa, per una novantina di commensali tra cui il cardinale Bassetti, il parroco don Roberto Biagini, il vice parroco don Giovanni Marconi e il diacono seminarista Marco Pigoni che il 25 giugno sarà ordinato sacerdote, lo stesso presule ha tracciato un “bilancio” della giornata. «Oggi, per me – ha commentato Bassetti –, è stata una giornata di “esperienza mondiale”, iniziata stamane all’Istituto dei Salesiani di Perugia, che in Italia sono tra i pochi a fare dei corsi professionali per chi vuole imparare un mestiere… C’erano ragazzi di tutte le religioni, tant’è vero che hanno pregato i mussulmani, gli ebrei e i cristiani. Questo a testimoniare che anche dai Salesiani ci sono allievi di diverse nazionalità e ben integrati tra loro, come qui questa sera».

I colori «Il nostro è un incontro in famiglia – ha proseguito il cardinale –., ma composto da persone che sono di Paesi e popoli diversi. Questo, purtroppo, non tutti lo capiscono se si riflette su quanto si sente e si vede in questi giorni con l’intensificarsi degli sbarchi di gente disperata in Italia e in Grecia. La diversità e la varietà sono una ricchezza per l’umanità». Il presule, prima di augurare “buon appetito” ai commensali della grande tavolata imbandita nella sala da pranzo dell’«Oasi di Engaddi», ha voluto fare un esempio di diversità e varietà prendendo spunto da ciò che offre la natura. «Quando passo vicino ad un campo di girasoli, che sono belli, è tutto di giallo, un colore che alla fine stanca; ma quando ho davanti a me un prato dove ci sono cento qualità di fiori, cento profumi, mille colori diversi, allora io mi metto a contemplare e dico: “Come è bella l’umanità, perché la sua armonia è data proprio dalla cultura diversa, dalla sensibilità diversa, dalla religione diversa. Queste sono tutte ricchezze che spesso gli uomini ne approfittano per metterle in conflitto fra di loro. Ecco le logiche della guerra e del potere. Ma quando le diversità, che ci sono tra noi, sono messe al servizio della pace, diventa una realtà bella come quella che io vedo questa sera».

Giustizia e pace «Attenzione, non ci sarà mai la pace sulla terra finché non sarà attuata la giustizia – ha sottolineato il cardinale –, perché giustizia e pace sono due sorelle gemelle che vanno di pari passo e la giustizia vuol dire riconoscere i diritti di tutti gli uomini. Il diritto alla vita, alla famiglia, alla casa, alla salute, alla scuola e il diritto a muoversi liberamente per il mondo rispettando le culture dei popoli che ti accolgono favorendo i processi d’integrazione». «Quando la pace e la giustizia si baceranno fra loro – ha evidenziato il porporato concludendo il suo intervento –, allora veramente potremo fare un’umanità nuova. Io sono anziano, ho 74 anni e sono sacerdote da 50 anni, e questa nuova umanità non la vedrò, ma voi che siete giovani la potrete costruire e poi vedere con i vostri occhi. Cari figlioli è l’augurio che vi faccio!».

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