lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 21:02
18 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:26

Perugia, Gesenu pronta a chiedere la revoca dell’interdittiva: «Ostacoli sono stati rimossi»

A palazzo dei Priori audizione dei vertici della società e di Barelli, il vicesindaco: «Modello pubblico o privato? Dibattito non ci appassiona». Arcudi: «Quale visione avete?»

Perugia, Gesenu pronta a chiedere la revoca dell’interdittiva: «Ostacoli sono stati rimossi»
Un momento dell'audizione (foto U24)

di Daniele Bovi

«Gesenu è pronta a chiedere la revoca dell’interdittiva per rimettere la società nelle condizioni di poter dar seguito anche al piano industriale». Le parole sono di Dante De Paolis, amministratore delegato dell’azienda che venerdì, insieme al presidente Luca Marconi e al vicesindaco Urbano Barelli, è stato ascoltato nel corso di una seduta congiunta della Seconda e della Quarta commissione, dove è iniziata la discussione su due ordini del giorno di Rosetti (M5S) e del fittiano Camicia, che chiedeva in particolare di verificare la possibilità di una rapida uscita da Gesenu attraverso una vendita delle azioni. Strategia completamente opposta da parte del M5S invece, che vorrebbe la creazione di una società in house sul modello di Contarina.

L’audizione De Paolis, oltre a spiegare che il suo mandato scadrà a luglio con l’approvazione del bilancio 2015, ha ricordato che dopo l’arrivo dell’interdittiva, a ottobre, insieme ai commissari è stato portato avanti un lavoro per cercare di gestire i contratti e superare le criticità indicate dal prefetto: «Oggi tutte queste situazioni, ereditate dal passato e datate nel tempo di almeno 10 o 15 anni, sono state superate; ora tutto questo lavoro sarà rimesso alla valutazione della prefettura con l’auspicio che l’interdittiva possa essere revocata, così come la nomina dei commissari straordinari». Sia l’amministratore che il presidente poi hanno sostenuto che «non possono intervenire sull’assetto della proprietà in alcun modo». Allo stesso modo, il cda non ha voce in capitolo sulla compagine societaria né sulla vigenza dei contratti in essere.

La tempesta Un Marconi che ha voluto sottolineare come al momento non abbia informazioni chiare sulla cifra pagati dai nuovi soci del Gruppo Paoletti all’avvocato Cerroni (si parla di 12 milioni di euro); con certezza invece si è detto perplesso sull’ipotesi di uscita del Comune da Gesenu: «Bidogna tutelare i lavoratori e noi negli ultimi 8 mesi – ha detto – abbiamo pensato a tenere unita l’azienda in mezzo alla tempesta. In tutto questo, tuttavia, mai potremo chiedere ad un socio di uscire, perché non abbiamo questo potere. Ora – ha chiuso – valuteremo con i legali come procedere in merito a un’eventuale istanza di riesame dell’interdittiva». De Paolis poi rispondendo alle sollecitazioni dei consiglieri ha sottolineato che emergenze sul fronte delle riscossioni non ce ne sono: «Tra 2006 e 2009 – ricorda – sono state emesse bollette per 224 milioni di euro, e il non riscosso si aggira intorno a un fisiologico 5-6 per cento. E non c’è stato alcun problema relativo alla bollettazione. Molto più semplicemente la gente non paga e le procedure per la riscossione sono lunghe e complicate».

Barelli Dal suo punto di osservazione Barelli guarda oggi a Gesenu «con meno preoccupazione» rispetto a qualche mese fa: «Ci abbiamo messo la faccia – ha detto – e abbiamo cercato di governare la vicenda». Le conseguenze dell’interdittiva però sono misurabili: «Abbiamo notato – ha osservato il vicesindaco – una diminuzione della raccolta differenziata e degli introiti Tari». Barelli ha confermato che l’obbiettivo è quello di arrivare tra la fine del 2016 e l’inizio 2017 alla tariffazione puntuale e ha ribadito, come detto giorni fa, che tempo per l’acquisto delle quote da parte del Comune non ce n’era: «Sarebbero serviti 7 o 8 mesi e inoltre non avevamo alcun potere perché tra privati fanno quello che vogliono. Per poter parlare di acquisto – ha precisato – è necessario che ci sia qualcuno che vende e l’attualità della vendita da parte del gruppo Cerroni è diventata tale a partire dal 7 aprile scorso, a seguito della sentenza del Tar».

Pubblico e privato Il vicesindaco ha anche spiegato che, in mancanza di fondi del Comune per l’acquisizione delle quote («dove trovavamo i soldi?»), sono stati fatti passi per verificare se altri enti pubblici, anche all’interno dell’Auri, avessero interesse all’acquisto, «ma non c’è stata nessuna risposta». Gli scenari futuri ora sono i più vari. Di fronte all’ex vicesindaco Arcudi che gli ha fatto notare come la giunta non si abbia una posizione chiara sul futuro («quale visione avete? Le quote le volete vendere o tenere?»), Barelli ha risposto «la strategia pubblico-privato non ci appassiona, perché il pubblico non è necessariamente sinonimo di eccellenza. Quello che ci interessa garantire è il livello del servizio e dell’occupazione». «Il socio pubblico – ha detto in conclusione Rosetti – ha permesso al socio privato di fare quello che voleva all’interno della società e ora la speranza dei cittadini è che la magistratura faccia chiarezza. una cessione totale dell’azienda è da considerarsi un’ipotesi drammatica. Non conteremmo più nulla».

Twitter @DanieleBovi

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