venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 08:38
20 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 21:39

Perugia, emendamenti Pd al bilancio: più fondi per l’handicap e meno per «Perugia 1416»

A firmarli Miccioni, Mori, Borghesi e Mencaroni: chiesti 200 mila euro in più per l'assistenza ai portatori di handicap e un taglio del 70% alla manifestazione. Asili, Cgil boccia il project

Perugia, emendamenti Pd al bilancio: più fondi per l’handicap e meno per «Perugia 1416»
Il consiglio comunale

Dai portatori di handicap alle manifestazioni culturali. Di questo si occupano gli emendamenti al bilancio di previsione 2016 firmati dai consiglieri pd Miccioni, Mori, Borghesi e dal capogruppo Mencaroni. I primi tre in particolare chiedono un aumento di 200 mila euro per quanto riguarda l’assistenza ai portatori di handicap nelle scuole superiori; una percentuale significativa dato che oggi si arriva a un milione di euro. «Cifra – dicono – sicuramente significativa, ma attualmente non più sufficiente, poiché assistiamo, purtroppo, a un aumento del numero di ragazzi portatori di handicap che, come è la facile intuire, ha come conseguenza la riduzione del monte ore di insegnamento destinate a ciascuno di essi».

Gli emendamenti La firma di Mencaroni si è invece aggiunta sull’emendamento con cui si chiede una «più opportuna articolazione dei contributi alle manifestazioni culturali ed una maggiore attenzione alle associazioni sportive del territorio». Tutti e quattro non si iscrivono «ai comitati dei gufi», cioè fra coloro che «sono contro a prescindere alla manifestazione “Perugia 1416″», ma giudicano eccessivi i 300 mila euro (100 mila nel 2016 e altrettanti nel 2017 e 2018) destinati alla rievocazione. Più equo, secondo loro, sarebbe un finanziamento di 30 mila euro all’associazione voluta «solo da un pezzo di questa giunta». Quanto ai restanti 70 mila, queste le proposte: 40 mila euro per Umbria Jazz, che al momento può godere di 43 mila euro all’anno, 20 mila per altre manifestazioni culturali («nel 2015 – sottolineano – il Comune ha speso per questo capitolo oltre 60 mila euro e per quest’anno ne sono previsti solo 20 mila») e i restanti 10 mila per le associazioni sportive che gestiscono gli impianti sportivi.

Bilancio rigido Complessivamente i consiglieri dem parlano di un «bilancio rigido, senza anima e senza una vera impronta politica. Il bilancio – dicono -, nella parte della spesa corrente, continua a “ridursi” costantemente da 5 anni, non tanto per i meriti di chi amministra, ma principalmente per scelte e restrizioni dovute da norme nazionali. Quindi nessuna “spending review”, ma solo ordinaria amministrazione; anzi, un Comune attento solo ai micro “benefici” nell’immediato a danno del futuro. Infatti, la più significativa riduzione di spesa in questo bilancio è legata alla rinegoziazione dei mutui, così per liberare alcune risorse da spendere subito, si è scelto di spostare l’onere del debito alle prossime amministrazioni e alle future generazioni».

SEI ASILI SU QUINDICI POTREBBERO ESSERE GESTITI DAI PRIVATI

Asili Oltre al bilancio c’è un altro fronte caldo, ovvero quello del project financing attraverso il quale il Comune potrebbe affidare sei asili nido su quindici a un gruppo di cooperative perugine. Un’ipotesi contro la quale si schiera la Fp Cgil di Perugia: «Non condividiamo la scelta – è detto in una nota – e come organizzazione sindacale nelle sue articolazioni, ribadiamo con assoluta fermezza la nostra contrarietà alla privatizzazione dei servizi educativi e la svendita dei servizi pubblici». Di tutt’altro avviso Francesco Vignaroli, consigliere comunale di Progetto Perugia che mette alcuni numeri sul tavolo in vista del dibattito ch si aprirà sul project: «Ci sono – sostiene – tre asili nido che necessitano di interventi urgenti (Case Bruciate, Madonna Alta e Castel del Piano) per un costo approssimativo di circa tre milioni di euro; inoltre, altri sette nidi hanno necessità di lavori di adeguamento e ristrutturazione per un costo di oltre un milione di euro. Inoltre, le precedenti amministrazioni ci hanno lasciato in eredità anche la difficile situazione delle educatrici e dipendenti in genere degli asili».

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