lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 10:46
8 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:02

Perugia, detenuto ‘votato alla Jihad’ e monitorato per fondamentalismo aggredisce agente in carcere

Il pusher marocchino ha ferito un poliziotto nella cella d'isolamento e poi ha fomentato gli altri reclusi islamici. La denuncia del Sappe: «Attacco vigliacco, violento e senza alcun motivo»

Perugia, detenuto ‘votato alla Jihad’ e monitorato per fondamentalismo aggredisce agente in carcere
I lunghi corridoi del carcere di Capanne

di Enzo Beretta

Un detenuto «particolarmente violento» e «votato alla causa della Jihad» ha aggredito un agente della polizia penitenziaria nel carcere di Perugia. Si è trattato – spiega il Sappe in una nota – di un «attacco folle, vigliacco e ingiustificato» ai danni dell’agente che è stato medicato in infermeria con una prognosi di sei giorni.

Il profilo del detenuto Il 45enne marocchino, arrestato per spaccio di droga nel marzo 2016, è ristretto in regime di isolamento dove da tempo ormai veniva monitorato «per il suo fondamentalismo islamico» oltre che per «essere stato protagonista di molti eventi critici durante la detenzione». In seguito all’episodio avvenuto ieri sera la direzione sta inoltrando al Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria un verbale su quanto accaduto e con ogni probabilità il maghrebino verrà trasferito immediatamente in un altro istituto penitenziario.

Fomentati gli altri carcerati Oltre all’aggressione «tanto brutale quanto violenta» dell’agente, avvenuta «vigliaccamente e senza ragione» all’interno della cella – denuncia il sindacato autonomo – il pusher maghrebino «ha fomentato gli altri detenuti islamici invitandoli a lesionarsi il corpo».

Sappe: massima attenzione «Il carcere di Perugia – spiega Fabrizio Bonino, segretario regionale dell’organizzazione sindacale – è l’istituto umbro con il maggior numero di detenuti nordafricani e la stragrande maggioranza di questi con precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti. Questo episodio è un campanello d’allarme sul quale l’amministrazione deve prestare la massima attenzione. Solidarietà al collega».

Fi: contrastare proselitismo fondamentalista Secondo il deputato Luca Squeri (Forza Italia) «il problema della radicalizzazione e del proselitismo all’interno delle carceri e’ un riflesso, estremamente pericoloso e preoccupante, di quel più generale problema di convivenza e integrazione che il governo si ostina ad ignorare. La situazione di chi lavora negli istituti penitenziari – aggiunge Squeri – richiede tutta l’attenzione dell’esecutivo per contrastare l’evoluzione del fondamentalismo: non si possono lasciare soli i tutori dell’ordine, scaricando sulla loro abnegazione e professionalità l’efficace risposta a quella che è, a tutti gli effetti, una nuova esigenza di sicurezza. Servono più mezzi e organici, dentro e fuori dalle carceri».

©Riproduzione riservata

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