mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 13:57
20 aprile 2016 Ultimo aggiornamento alle 20:14

Perugia, dalle poltrone agli impianti ok al progetto da 700 mila euro per il restauro del Pavone

Dossier approvato dalla giunta, lavori finanziati da Fondazione Cassa di risparmio e Regione

Perugia, dalle poltrone agli impianti ok al progetto da 700 mila euro per il restauro del Pavone
L'interno del teatro

Ammonta complessivamente a 700 mila euro il progetto preliminare per il restauro del teatro Pavone approvato mercoledì dalla giunta comunale di Perugia. Risorse che arrivano per 500 mila euro dalla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia e per i restanti 200 mila euro dalla Regione, in particolare dai Fondi strutturali UE. I lavori previsti consistono nella bonifica e, in caso occorra, nella sostituzione di tutte le componenti edilizie e tecnologiche finalizzate alla rimessa in pristino delle condizioni di sicurezza e di corretto funzionamento del teatro. Dunque una serie di interventi prioritari per rientrare nell’alveo delle regole in materia di pubblico spettacolo.

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I lavori Più nel dettaglio si procederà al rifacimento della copertura della sala (vittima due anni fa di un crollo), dal rinforzo delle capriate alle impermeabilizzazioni, e dell’impianto elettrico, compresa l’installazione di un gruppo di continuità in grado di far funzionare i sistemi di sicurezza nei casi di mancanza di energia elettrica. In più si metterà mano anche agli impianti antincendio, alla ristrutturazione dei locali un tempo a disposizione del custode (che verranno riconvertiti a camerini, che oggi non sono sufficienti), dei servizi igienici, al restauro, dove necessario, del plafone di copertura, dei cieli dei palchetti e del lampadario. Infine verrà installato un impianto in grado di assicurare il ricambio dell’aria e le poltrone verranno sostituite.

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L’accordo Per i prossimi 15 anni il Pavone, grazie all’accordo tra i proprietari della Pavone srl e il Comune, sarà nelle mani di palazzo dei Priori che potrà godere del diritto di usufrutto. L’accordo si era reso necessario per un motivo semplice: i soldi stanziati per i lavori da parte dalla Fondazione, non potevano essere dati dall’istituzione guidata da Carlo Colaiacovo a una srl privata come quella che possiede il teatro. Da qui la necessità del passaggio di mano.

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