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13 giugno 2012 Ultimo aggiornamento alle 17:56

Perugia, il Comune pensa di chiedere i danni a Giombini: «Leso l’onore dell’Amministrazione»

Al centro, il costruttore Leonardo Giombini

di Daniele Bovi

Palazzo dei Priori valuta la possibilità di chiedere i danni a Leonardo Giombini, il costruttore perugino condannato nel luglio scorso a cinque anni di reclusione (tre quelli condonati) per frode e per alcuni episodi di concussione legati alla vendita, in convenzione con il Comune, di alcuni appartamenti di edilizia popolare costruiti a Pila. Nel corso della seduta di giunta di giovedì scorso l’esecutivo Boccali mette nero su bianco che la vicenda «ha avuto grande risonanza anche nei mezzi di informazione ed ha evidentemente cagionato un grave discredito all’onore, alla reputazione e all’immagine stessa dell’Amministrazione».

La vicenda L’imprenditore era imputato per concussione, frode e falso in bilancio (per il quale è stato assolto). In particolare, secondo l’accusa, Giombini aveva preteso somme in nero per 12 appartamenti nella zona di Pila. La realizzazione e la vendita delle case erano regolate da una convenzione stipulata tra il Comune e il costruttore. Il prezzo degli immobili, secondo l’accordo, non doveva superare un certo tetto. Secondo l’accusa, con i soldi che il costruttore avrebbe preteso in nero, quel tetto sarebbe stato superato. Secondo la difesa invece, anche con quei soldi presi in assegni intestati «a me medesimo», la soglia non sarebbe stata superata.

LA RICOSTRUZIONE DEL PROCESSO

Finalità tradite «Dalla lettura della sentenza – scrive palazzo dei Priori – emerge che il signor Leonardo Giombini, al tempo legale rappresentante della menzionata società, ha incamerato in occasione della vendita di numerosi alloggi realizzati in tale comparto, senza contabilizzazione e dietro minaccia di non stipulare i rogiti, somme superiori a quelle, calmierate, consentite dalla citata convenzione urbanistica». Giombini in questo contesto agiva, prosegue la giunta, come «incaricato di pubblico servizio». Le «finalità pubblicistiche e sociali» della convenzione secondo l’esecutivo «sono state tradite e disattese».

Illecita operazione Un ulteriore «vulnus» all’immagine del Comune deriverebbe poi, secondo il ragionamento della giunta, dal fatto che l’Amministrazione per realizzare quel complesso di edilizia popolare ha dovuto espropriare una serie di terreni ritrovandosi, alla fine, «strumento di una illecita operazione di speculazione». Il dossier è stato affidato agli avvocati del Comune che dovranno ora studiare la possibilità di agire nei confronti di Giombini per il «ristoro del nocumento».

©Riproduzione riservata

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