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20 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:51

Perugia celebra il XX Giugno, Romizi: «No a divisioni, festa sia di tutti». Gli iscritti all’albo d’oro

Festa in città per ricordare le stragi del 1859 e la liberazione dal nazifascismo del 1944. Il sindaco: «Ai giovani messaggio forte: non arrendetevi e accettate le sfide»

Perugia celebra il XX Giugno, Romizi: «No a divisioni, festa sia di tutti». Gli iscritti all’albo d’oro
Romizi insieme a Marini e ai premiati

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«Ai giovani la storia lascia un messaggio forte e chiaro: non arrendersi, accettare le sfide, rimanere uniti anche nei momenti più bui e di fronte alle ingiustizie». Queste le parole del sindaco di Perugia Andrea Romizi, che lunedì mattina ha aperto, in borgo XX Giugno, le celebrazioni in occasione della festa cittadina, «una festa che deve essere di tutti», deponendo delle corone di alloro insieme alle autorità civili e militari di fronte al monumento che ricorda i caduti del 1859. «Al di là della sconfitta che Perugia subì – ricorda il sindaco -, il 20 giugno 1859 rimane una data storica intorno alla quale i cittadini continuano con orgoglio a riunirsi ed a riconoscersi. Quella capacità di resistere, quella caparbia voglia di rialzarsi dopo aver subito un duro colpo caratterizzano ancora oggi il popolo perugino, in grado di reagire alle asperità».

Il ricordo Il sindaco ha ricordato i tanti giovani perugini che si unirono spontaneamente nelle guerre di indipendenza contro le truppe austriache, il loro slancio ideale, la voglia di libertà. «Se tale era il coinvolgimento dei nostri concittadini – ha commentato il sindaco – nello sposare la causa unitaria e nello spingersi fuori regione per combattere mossi dall’ideale di Patria, figurarsi quando l’occasione si presentò per Perugia. E difatti il 14 giugno i perugini, pur sapendo di non avere adeguati mezzi per resistere, presero la rischiosa iniziativa dell’insurrezione popolare, che valse a Perugia la medaglia d’oro per meriti del Risorgimento italiano». In poco più di 600, peraltro mal armati, difesero la città dagli svizzeri di Schmidt mandati dal Papa per reprimere la rivolta. Un sacrificio che la città non dimentica.

FOTOGALLERY: LE CELEBRAZIONI

No a divisioni Ma il 20 giugno che si festeggia in città non è solo quello del 1859: nel 1944 infatti gli alleati in questa data simbolo liberarono Perugia dal nazifascismo. Romizi parla di valori profondi e anche dopo le polemiche scoppiate in seguito a «Perugia 1416» invita alla concordia e all’unità: «Al XX giugno come perugini senza distinzioni si deve voler bene e con spirito di concordia e unità – dice – dobbiamo responsabilmente scongiurare qualsiasi utilizzo in chiave divisiva, vivendo questa giornata in armonia». Le celebrazioni sono proseguite con la deposizione delle corone di alloro davanti alla lapide che ricorda i patrioti fucilati nel 1944 dai nazi-fascisti presso il poligono di tiro ed al monumento di caduti presso il cimitero civico.

LA «FESTA GRANDE» PER IL XX GIUGNO: TUTTO IL PROGRAMMA

Albo d’oro Nella sala dei Notari poi nel corso della mattinata la festa è andata avanti con l’iscrizione all’albo d’oro delle quattro personalità e dell’associazione (la Croce rossa) scelte dalla commissione qualche giorno fa. I nomi sono quelli di Leonardo Cenci, Francesco Ubertini, Giuliano Cerulli e Paolo Belardi; tutte personalità «che hanno lasciato un’importante traccia ed onorato Perugia». Quest’anno la novità, ha ricordato Romizi, è l’iscrizione di un giovane. «Scelta fortemente voluta dall’Amministrazione – spiega – propria nell’anno in cui si celebra il titolo di Perugia Capitale italiana dei giovani. Crediamo infatti che i giovani debbano sempre più poter seguire dei buoni modelli». «Oggi – ha detto Belardi ricevendo il premio – mi viene concesso un onore talmente grande da farmi sentire un po’ perso e schiacciato, di fronte alla grandezza dei tanti personaggi illustri che sono iscritti all’albo d’oro». Belardi ha dedicato il premio al padre: «La mia città, mi disse mio padre, doveva essere l’Umbria; ed allora vorrei che oggi da questa sala partisse un messaggio: chi ospita deve aprirsi a chi è ospitato e viceversa, perché questo è quanto la mia storia personale mi ha insegnato».

LE BIOGRAFIE DEI NUOVI ISCRITTI ALL’ALBO D’ORO

Passione Cerulli ha invece ricordato il suo arrivo in città, per studiare, negli anni Sessanta: «I miei genitori – ha sottolineato – la ritenevano un luogo sereno e adatto per studiare. Negli anni trascorsi qui tutto questo è stato confermato e mi ha dato la possibilità di esercitare la professione con dedizione e passione. Passione che noi medici non dobbiamo mai dimenticare, coniugando scientificità e razionalità. Oggi la città mi iscrive nell’albo d’oro, ma Perugia e tutti voi siete iscritti nel mio cuore. È un grande onore per me ricevere questo premio, probabilmente immeritato, anche se sarà la città a giudicarlo. Sono orgoglioso ed onorato di essere membro di questa splendida città, con tanta storia alle spalle. Ho cercato nel corso della mia attività di dare, con impegno, un contributo a Perugia ed alla sua università».

Gli iscritti Cenci ha detto di voler condividere il premio con la sanità umbra: «In questo momento – ha detto – l’emozione regna sovrana. Grazie a tutti per avermi reso questo onore, perché io amo davvero questa città. Il gonfalone rappresenta simbolicamente l’attaccamento alle radici e alla vita, sentimenti che sto cercando di trasmettere a tutti coloro che combattono ogni giorno contro il cancro. Parlare oggi in questa sala mi riempie il cuore e mi dà la forza per andare avanti». «Per me è un giorno speciale: spero di saper meritare questo onore anche in futuro» ha detto poi Ubertini, dal novembre scorso rettore della più antica università del mondo, quella di Bologna: «È davvero un grande onore ricevere questo riconoscimento dalla mia città, dove sono nato, cresciuto e mi sono formato. Dove ho stretto amicizie che rimangono per sempre, dove ha compiuto tante “vasche” lungo corso Vannucci e dove ho calpestato tanti campi da basket. Come tanti giovani sognavo di essere ricordato per meriti sportivi; e quasi ci sono riuscito, perdendo la finale nazionale, guarda caso proprio contro una formazione vi Bologna, città dove ora vivo». Per la Croce rossa il premio è stato ritirato da Paolo Scura, commissario del comitato perugino, insieme a due volontarie. «La Cri – ha detto – rappresenta una delle colonne portanti della città e, dunque, merita appieno questo riconoscimento. Con i nostri volontari abbiamo esplorato tanti territori e studiato nuove soluzioni per affrontare al meglio la crescente disgregazione familiare dovuta alla crisi economica. Io, che non sono perugino di nascita, sono orgoglioso di essere perugino d’adozione».

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