sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 06:54
3 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:29

Pd, l’ultimatum di Rossi: «Crisi finisca in 15 giorni e Barberini rientri». Dirigenti Regione nel mirino

Il segretario provinciale: «Serve innovazione e una giunta unita e coerente col risultato elettorale. Superare i problemi legati alle strutture dirigenziali, nelle altre regioni si cambia»

Pd, l’ultimatum di Rossi: «Crisi finisca in 15 giorni e Barberini rientri». Dirigenti Regione nel mirino
Bocerani, Rossi e Mischianti (foto U24)

di Daniele Bovi

Un ultimatum con annessa richiesta di cambiamento. A poche ore dall’apertura delle urne torna a riaccendersi nel corpaccione del Pd la febbre legata alle dimissioni dell’assessore alla sanità Luca Barberini. Venerdì, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in piazza della Repubblica, il segretario provinciale Dante Andrea Rossi, con i vice Mario Bocerani e Barbara Mischianti ha chiesto che «la crisi si risolva nel giro di 10-15 giorni. Nelle settimane scorse avevamo deciso di tenere bassi i toni» ma poi, visto l’esito e il tenore degli interventi dell’assemblea provinciale di martedì, è stato deciso di cambiare lo spartito. «Aspettare una ricomposizione – ha sottolineato – che pareva dietro l’angolo, è stato un errore di tutti i livelli politici del partito».

Cambiare Per la ricomposizione di una crisi «che ha creato problemi anche riguardo alla gestione amministrativa, dato che gli assessori sono solo quattro», Rossi piazza anche dei paletti parlando di un’unità «da ritrovare» che dovrà essere «coerente col risultato elettorale»: «Auspichiamo il rientro in giunta di Barberini – ha detto – e il superamento dei problemi legati alle strutture dirigenziali, che non possono essere più importanti dei livelli politici». Nel mirino, insomma, c’è Walter Orlandi, ma non solo; quest’ultimo viene messo nel gruppo di quei «cinque dirigenti lì da molti decenni, mentre in altre regioni si cambia. Anche qui il livello politico deve essere cambiato. Orlandi (ma in realtà era Duca, ndr) ha di fatto retto l’assessorato dopo la morte di Franco Tomassoni. Perché non si può cambiare la struttura dirigenziale che ha gestito il dossier sanità negli ultimi 25 anni? Sono protagonisti di stagioni positive ma che sono passate». Le parole chiave insomma, quelle che Bocci e i bocciani si stanno intestando portando avanti da mesi la battaglia politica interna, sono innovazione  e cambiamento, chieste «anche a Trevi, un incontro eccellente, non in contrapposizione con altri e dove c’erano pure persone senza etichette né tessere di partito».

Servono i fatti Il frame narrativo, per usare un termine assai in voga, è chiarissimo: «Più che mariniani – dice Rossi – bocciani o renziani, c’è chi vuole innovare e chi conservare. A parole sono tutti d’accordo sul cambiamento ma poi servono i fatti». E i fatti, secondo Rossi, non possono riguardare solo le persone ma anche le politiche: «Serve un Pd unito – osserva – per dare risposte innovative a nuovi bisogni anche in sanità e nel welfare». Il segretario provinciale prende ad esempio altre regioni: «Nelle Marche o in Emilia – dice – sono state riviste le strutture e sono stati ridotti i dirigenti», e un segnale lo chiede anche su materie come le indennità dei consiglieri o i costi della politica. «Segnali – sottolinea – possiamo darli anche qui in Umbria. Serve imboccare una strada coerente con quella nazionale».

Partecipate Altro punto sul quale si concentra Rossi sono le partecipate che «non devono essere parcheggi per ex sindaci», e neanche «strutture dove ricopre un ruolo tecnico chi non ha un curriculum adeguato, bensì solo politico. Tutto ciò è improprio». Da subito però c’è da pensare alle amministrative di domenica, dove il Pd si ritrova in una situazione anomala. Di fatto il partito ha il suo unico vero candidato ad Amelia, dove corre per un secondo mandato Riccardo Maraga. «Per quanto riguarda Città di Castello e Assisi – ha detto il segretario – siamo fiduciosi e ci attendiamo un risultato più che positivo. Bettona? Lì, come in altri comuni piccoli, c’è l’esigenza di rinnovare i gruppi dirigenti, immersi in scontri che ormai hanno molto poco di politico».

Palazzo Donini gelido Parole accolte in modo gelido a palazzo Donini, dal quale spiegano con «sconcerto generale» che al momento la presidente è impegnata nelle ultime ore di campagna elettorale (un intervento è previsto venerdì sera ad Assisi in sostegno di Stefania Proietti), mentre su Facebook, a proposito della mancanza di un candidato ufficiale dei dem a Bettona e Bevagna, «dossier affidati proprio a Rossi», Marini attacca: «Forse di questo si sarebbe dovuto occupare il segretario provinciale». Insomma, l’uscita del segretario (secondo palazzo Donini telecomandata dal fronte di Bocci e Barberini) arrivata a poche ore dall’apertura delle urne non è piaciuta. «Di sicuro – spiegano – con un’altra uscita come questa Barberini è definitivamente fuori». La guerra va avanti.

Twitter @DanieleBovi

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  • Paolo Alemari

    Da che pulpito viene la predica!
    Prendiamo Bettona: Rossi si accorge ora, dopo che i buoi sono usciti, che c’era da rifondare la sezione? Spettava a lui metterci mano. E’ sua la responsabilità. Ne tragga le conseguenze sulla sua capacità e competenza di gestire il partito.

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