sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 01:47
28 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:00

Pd, in seicento a Trevi per il summit dei bocciani: «Chi non innova prima o poi perde»

Il sottosegretario e i fedelissimi all'iniziativa 'Futurando'. Attacchi alla conduzione del partito: «Ci considerano ospiti indesiderati». Spunta a sorpresa Boccali

Pd, in seicento a Trevi per il summit dei bocciani: «Chi non innova prima o poi perde»
Bocci parla a Trevi

Una società e un Pd in cui si confrontano «tentazioni di conservazione e chi ha voglia di innovazione». Cristallizza così il sottosegretario agli Interni, Gianpiero Bocci, la situazione che ha generato una crisi, quella della giunta regionale, che pare sempre più incancrenirsi, lontana mille miglia da una soluzione. L’anima “bocciana” del partito ha voluto dare una rappresentazione plastica della sua esistenza e anche della sua consistenza, riunendo oltre 600 persone all’hotel della Torre di Trevi per un’iniziativa dal titolo che sa di manifesto programmatico: “Futurando, l’Umbria da costruire”.

Chi c’era Presenti all’appello i colonnelli, dalla presidente del Consiglio regionale Donatella Porzi, ai consiglieri Andrea Smacchi, Eros Brega, Luca Barberini e Marco Vinicio Guasticchi. Ma anche chi non ti aspetteresti come l’ex sindaco di Perugia Wladimiro Boccali, che ha preso la parola (richiamando all’unità pur nella diversità delle culture politiche), o Vanda Scarpelli della Cgil. Tra il pubblico pure i sindaci di Trevi e Foligno, Bernardino Sperandio e Nando Mismetti, gli assessori folignati Elia Sigismondi e Graziano Angeli. E, ancora, Antonello Chianella, Vannio Brozzi, Andrea Cernicchi, Riccardo Fioriti, Marco Gambuli e Luca Gatti (entrambi in rappresentanza del segretario regionale Leonelli impegnato nei banchetti del referendum), Carlo Antonini e il segretario provinciale Dante Andrea Rossi.

Crisi permanente Ad aprire le danze l’ex assessore alla Sanità, Luca Barberini, che ha subito detto di voler evitare l’argomento delle sue dimissioni, ma non ha lesinato stilettate alla conduzione del partito, come anche alla giunta regionale. «Abbiamo un deficit di infrastrutture, la popolazione che invecchia, i giovani che vanno via. C’è bisogno di un po’ di manutenzione». Dopo di lui Guasticchi che ha sottolineato come «nel Pd umbro ci considerano ospiti, spesso indesiderati quando noi vogliamo ridare forza al partito e al nostro elettorato». L’ex presidente della Provincia ha pure detto che «non funziona più la logica dell’uomo solo al comando». Smacchi è stato ‘unico ad affrontare esplicitamente l’argomento delle dimissioni di Barberini: «Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico», riferendosi al rifiuto di fare passi indietro sulla nomina di Orlandi.

Innovazione, non conservazione Bocci, nel suo intervento conclusivo, ha richiamato alla necessità di «recuperare autorevolezza e credibilità, provare a promuovere uno sviluppo morale ed etico della società». Ha citato Boccali quando «ha ricordato che occorre un pensiero che unisce le persone», per poi elencare tre rischi «relativismo, normalizzazione e approssimazione, che rischiano di indebolire la società». Anche il sottosegretario ha dato stilettate al partito: «Magari ci fosse un dibattito di questo livello». «Quando ci si confronta in pochi – ha aggiunto – si diventa poveri. Noi dobbiamo dare una risposta. Questa è la domanda che ci siamo posti». «Se vogliamo cambiare e ritrovare la strada maestra – secondo Bocci – dobbiamo evitare conservazione e cristallizzazione: non ci permetteranno mai di uscire dalla crisi. C’è, invece, bisogno di una politica che recupera autorevolezza. C’è bisogno di innovazione e dobbiamo avere la pazienza necessaria per ricercare il dialogo».

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