15 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 18:14

Pd, Accardi: «Basta stare chiusi nel fortino, passare dalle parole ai fatti»

Lettera aperta dopo i risultati della mappatura dei circoli di Barca alla Festa de L'Unità

Pd, Accardi: «Basta stare chiusi nel fortino, passare dalle parole ai fatti»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta firmata da Lorenzo Accardi sulla situazione nel Partito democratico

di Lorenzo Accardi

Cari amici del Pd, sabato 10 settembre alla festa dell’Unità di Perugia è andato in onda il festival del tempo perduto.
Il tema affrontato era quello della mappatura dei circoli del PD di Perugia, un’occasione per parlare dello stato di salute del partito, delle attività, dei suoi militanti, delle cose da fare o da non fare.
L’ex ministro Barca, nelle vesti di esperto, ha relazionato da par suo sulle cose emerse dalla mappatura: alcune sono la conferma di ciò che ognuno di noi vede e sente tutti i giorni, altre invece degli interessanti spunti da approfondire.
Ci sorprende invece l’aver sentito dei commenti da dirigenti del PD umbro tesi a scaricare le responsabilità dell’attuale situazione su altri; c’è sempre qualcuno da incolpare, mai una riflessione sulle proprie responsabilità. Sinceramente, un atteggiamento vecchio e poco in linea con una classe dirigente che diceva di voler “cambiare verso”.
È ora di mutare approccio, non è più sufficiente una discussione oziosa che si limiti a prendere atto che i tempi sono cambiati. Lo sappiamo talmente bene che da tempo vi proponiamo un cammino diverso. Basta con le scuse, un’organizzazione e dei percorsi condivisi sulle scelte sono fatti necessari!
Il PD ha difficoltà vere, profonde, uno scollamento con la sua base sociale preoccupante, difficoltà che derivano in parte da scelte nazionali, ma anche da scelte locali. Vi siete chiusi nel fortino e non avete avuto né la voglia né il coraggio di aprire una discussione degna di tale nome sul partito e la sua organizzazione.
Il 19 marzo 2016, io ed altri compagni, abbiamo presentato al segretario provinciale, al segretario regionale e alla stampa, a seguito di una conferenza tenutasi nella sede del PD di Piazza della Repubblica, un documento che verteva principalmente proprio sull’organizzazione e sulle cose da fare.
Dal livello regionale il nulla.
Non abbiamo mai ricevuto risposta, nemmeno a seguito di ripetute sollecitazioni, mai un invito nemmeno per parlarne informalmente, neanche per la presa d’atto del documento. Solo totale indifferenza che sconfina nell’insofferenza.
Verrebbe da pensare che il problema sta nel sistema informatico, visto che stessa sorte è toccata a mail inviate per le amministrative 2016 e che riguardavano il rispetto delle regole e dello statuto in merito alle deroghe al secondo mandato concesse per le candidature nelle liste comunali. Anche lì ha prevalso l’indifferenza totale…
Se la segreteria regionale si è sempre più chiusa su se stessa, diventando un organo ormai autoreferenziale, non può che accusare se stessa, certo non gli iscritti e la base, che, seppur con i propri limiti, provano a dare un contributo serio e disinteressato.
Ora va in onda il festival del tempo perduto: “dobbiamo fare, dobbiamo sentire, dobbiamo parlare…”. Il punto vero e che avrebbe già dovuto esser stato fatto da tempo, ma il pensiero emerso è quello che un’organizzazione non serve. Anche in campagna elettorale si è escluso il partito, contavano solo i candidati che strutturavano singolarmente ognuno la propria propaganda elettorale, a discapito di una visione unitaria, provocando guerre interne e situazioni imbarazzanti e ridicole nei territori.
Il modello di partito che fate trasparire è quello di un modesto comitato elettorale, legittimo, per carità, ma non rappresenta né il nostro pensiero né in verità quello di centinaia di elettori e militanti, e discutere di modelli operativi, quali essi siano, diventa, per voi che ne volete costruite uno basato solo sugli eletti nelle istituzioni, un inutile quanto retorico esercizio filosofico.
Adesso vedremo se dalle parole si passerà ai fatti. Noi aspettiamo fiduciosi.
Avviate una discussione e fatelo in maniera inclusiva aprendo a competenze esterne utilizzando i nostri iscritti, il gruppo dirigente largo e diffuso che nei territori chiede di essere sentito; non tendete come al solito alla vostra autoconservazione.
Siamo sempre a disposizione per un contributo positivo e cogliamo l’occasione per riproporre il documento ed auspicare un sereno e soprattutto leale confronto su di esso.

©Riproduzione riservata

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