giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 17:16
23 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 20:04

Partite truccate per scommesse in Serie B: 10 arresti, ricostruita rete clan. C’è un calciatore indagato

Nel mirino due partite: con tanti soldi sarebbero stati corrotti giocatori. Ci sono intercettazioni telefoniche

Partite truccate per scommesse in Serie B: 10 arresti, ricostruita rete clan. C’è un calciatore indagato

«I carabinieri di Napoli hanno arrestato 10 persone (7 in carcere e 3 ai domiciliari) del gruppo di camorra “Vanella Grassi” di Secondigliano in un’ operazione scattata all’alba nel capoluogo campano», ne da notizia ‘Repubblica’.

L’indagine I fatti ricostruiti dalla Dda di Napoli risalgono alla stagione calcistica 2013-2014 e particolarmente due partite giocate nel mese di maggio di quel campionato. Secondo gli inquirenti, un calciatore che oggi gioca con il Genoa e nella Nazionale, Armando Izzo, che risulterebbe indagato ma non arrestato, avrebbe favorito il clan facendo in modo di alterare il risultato della gara per favorire ingenti scommesse. «Durante le indagini – scrive Repubblica – è stata intercettata una telefonata nella quale si dice: “Dobbiamo mangiare tre polpette, abbiamo la pancia piena. Identificati, inoltre, i componenti della rete di affiliati vicina al baby boss Umberto Accurso, arrestato l’11 maggio scorso. Il calciatore è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ci sono anche il centrocampista dell’Acireale, Francesco Millesi, già in forza all’Avellino, e l’ex calciatore Luca Pini nel mirino degli inquirenti. Nei riguardi dei tre si ipotizza il reato di partecipazione esterna ad associazione mafiosa. Sono due le partite per le quali la Dia di Napoli ipotizza il reato di frode sportiva. La prima è Modena-Avellino del 17 marzo 2014; la seconda è Avellino-Reggina del 25 maggio dello stesso anno

I particolari Gli investigatori delineano un quadro nel quale il baby boss Umberto Accurso, attraverso un contatto con il giocatore, sarebbe riuscito a costruire una rete di «sodali» che avrebbero messo insieme ingenti somme per corrompere giocatori di una squadra campana. Nelle indagini è stata anche ricostruita la rete di affiliati, individuando i ruoli di «armiere, capo piazza, pusher e distributori di “mesate” agli affiliati e ai familiari dei detenuti».

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