giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 17:16
13 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:56

Parla Speranza: «Pd, perdere consenso in Centro Italia ci preoccupa. Macroregioni? Non si calino dall’alto»

Intervista al deputato che sarà giovedì a Ponte San Giovanni insieme a Gianni Cuperlo per l'assemblea regionale della sinistra Pd: «Se il partito va avanti così andiamo a sbattere

Parla Speranza: «Pd, perdere consenso in Centro Italia ci preoccupa. Macroregioni? Non si calino dall’alto»
Roberto Speranza a San Martino in Campo (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Sono preoccupato perché se il Pd continua così rischiamo di andare a sbattere molto presto. Per questo voglio lavorare per costruire un’alternativa a Renzi dentro il Pd che parta dal rimettere al centro la questione sociale». Dopo l’appuntamento di marzo, Roberto Speranza torna in Umbria per l’assemblea regionale della sinistra Pd che vuol lanciare, al prossimo congresso, la sfida al premier-segretario Matteo Renzi. Uno Speranza a tutto campo nel corso dell’intervista rilasciata a Umbria24, dal congresso alle macroregioni, dal risultato delle amministrative alle difficoltà che il partito sta vivendo anche nel Centro Italia, ovvero nelle ormai ex Regioni rosse. A «Ricostruire il Pd, per un’Italia più giusta e un’Europa più solidale», titolo dato all’assemblea che inizierà alle 17 al cva di Ponte San Giovanni, parteciperanno anche Gianni Cuperlo e Sergio Lo Giudice.

Cosa significano per lei e per la sua area un’Italia più giusta e un’Europa più solidale?

«Il dramma sociale vissuto quotidianamente da milioni di famiglie italiane ed europee deve essere al centro della nostra azione politica. La lotta contro le diseguaglianze deve essere il primo punto della nostra agenda di governo. Per questo penso che il Pd debba farsi promotore di una misura di contrasto alla povertà. Dal Censis emerge che ormai 11 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici. E’ una dato allarmante e non possiamo lasciare questo tema ai grillini. L’Europa dopo Brexit deve tornare a porsi una domanda di senso. Il progetto dei padri fondatori è di là da venire e i populismi soffiano sulla rabbia prodotta da politiche di austerità che hanno favorito un solo paese».

Come si ricostruisce il Pd?

«Il Pd si ricostruisce anzitutto ripartendo dalle persone, dai loro bisogni e dalle loro ansie. Per fare questo occorre però mettere in atto una vera e propria ‘operazione verità’ sullo stato di salute del Paese. Altrimenti si rischia di non comprendere che cosa è avvenuto nelle urne all’ultima tornata di elezioni amministrative. Anzi mi sembra che in atto ci sia un pericoloso processo di rimozione. E la cosa mi preoccupa non poco. Abbiamo raccontato un paese fuori dalla crisi quando una parte molto significativa dei cittadini italiani si sente ancora con due piedi dentro la crisi. Poi c’è anche la questione organizzativa e noi diciamo da tempo che il doppio ruolo di Premier e Segretario del partito evidentemente non sta funzionando».

Che tipo di alternativa a Renzi vuole costruire?

«Guardi, io vedo una coincidenza di destino tra le sorti del Pd e quelle del Paese. Se il Pd non ce la fa è l’Italia a finire nelle mani di nuovi e vecchi populismi. Oggi le alternative al Pd, e le elezioni ce lo confermano, si chiamano Grillo, Salvini e Berlusconi. Un trio per nulla rassicurante. Sono però preoccupato perché se il Pd continua così rischiamo di andare a sbattere molto presto. Per questo voglio lavorare per costruire un’alternativa a Renzi dentro il Pd che parta dal rimettere al centro la questione sociale. Sul piano delle alleanze dobbiamo ricostruire il centrosinistra e archiviare quelle fotografie di candidati del Pd insieme all’ex plenipotenziario di Berlusconi Denis Verdini. Un’alleanza che è stata sonoramente bocciata dagli elettori».

Al prossimo congresso, che secondo lei dovrebbe essere fatto prima della scadenza naturale del 2017, sarà Speranza lo sfidante di Renzi?

«Ripeto, non è una questione di nomi ma di progetto. Io farò la mia parte per ricostruire un centrosinistra nuovo, che tragga linfa dal riformismo della sinistra italiana e del cattolicesimo democratico, dai protagonisti delle battaglie per l’estensione dei diritti e dai movimenti ambientalisti, fino ad arrivare alle tante esperienze del civismo. Una nuova sfida al paese, che guardi avanti senza dimenticare da dove proviene e da quali storie deve trarre esperienza e forza. Un centrosinistra, insomma, che guardi al futuro senza rottamare nessuno».

Farebbe mai parte di un Partito della Nazione?

«No. È un’altra prospettiva politica. Noi siamo il centrosinistra».

Anche nelle regioni dove è maggiormente radicato, come Toscana e Umbria, il Pd perde consensi perché spesso percepito come establishment. Come recuperare il rapporto con le persone?

«E infatti di questo molti di noi sono preoccupati. E quando dico che occorre fare un’operazione verità lo faccio perché ormai è evidente che tanti hanno ritenuto il racconto di Palazzo Chigi distante dalla propria vita reale. Quando si usano espressioni come l’Italia ‘riparte’ o il Paese ‘torna a crescere’ bisogna tener conto che ci sono 4 giovani su 10 che sono senza lavoro. Come si sentiranno? Probabilmente presi in giro. E questo determina una crescita della rabbia che si concretizza con un voto espresso contro di noi. A Salvini, penso a Bologna dove vinciamo ma la candidata della Lega prende il 46 per cento, o ai grillini penso a Roma e Torino, ma anche a De Magistris a Napoli».

A ottobre ci sarà il referendum costituzionale. Lei farà parte del comitato per il No?

«Il Pd è impegnato per il si. Ma una larga fetta della nostra gente ha dubbi e vuol votare no. Non bisogna mettere la testa sotto la sabbia e far finta di non vedere. A queste persone bisogna dare cittadinanza nel partito. È un errore grave trasformare il Pd in un mega comitato per il si. Tra chi vota no ci sono argomentazioni credibili a partire da chi critica il combinato legge elettorale riforme costituzionali. Cambiare la legge elettorale aiuterebbe molti a convincersi sulla riforma costituzionale».

Toscana, Umbria e Marche hanno deciso di mettere insieme le forze per anticipare una futura riforma delle Regioni. Lei immagina una fusione in futuro?

«Il dialogo tra le regioni è sicuramente positivo. Credo che il sistema regioni vada riformato. E Mi convince l’idea di una riorganizzazione istituzionale che parta dal basso. Non calata dall’alto».

Twitter @DanieleBovi

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  • gil upnatistim

    Il consenso lo fa perdere lei quando apre la bocca.

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