Pareggio di bilancio in Costituzione, conseguenze gravissime per i diritti sociali
di Stefano Vinti*
Il Senato ha approvato definitivamente il pareggio di bilancio nella Costituzione, chiudendo così le porte al pronunciamento referendario. Anche in Italia, come già in Grecia, le decisioni europee non si discutono, si accettano. Tutto ciò avviene nel più assoluto silenzio. E’ un fatto gravissimo, sottolinea Vinti, perché con la revisione dell’art. 81 la politica economica viene di fatto sottratta al Parlamento e affidata alla tecnocrazia finanziaria europea.
Chi ha votato tale scempio ha sorvolato su autorevoli giudizi di numerosi economisti, tra cui 5 premi nobel. Gli effetti del pareggio di bilancio sono una vera e propria camicia di forza: lo stato, le regioni e i comuni non potranno più indebitarsi. Le conseguenze sull’economia potrebbero essere veramente nefasti. E a farne le spese i fondi che dovrebbero garantire i diritti sociali: le spese per la salute, l’edilizia residenziale pubblica, la formazione professionale, l’assistenza sociale, la previdenza, l’esistenza dignitosa di lavoratori e lavoratrici, etc.
L’unica via che ci rimane, conclude Vinti, è la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare, ai sensi dell’art. 71 della Costituzione, per integrare l’art. 81 ed assicurare che le entrate dello stato, delle regioni e dei comuni vengano impegnate al 50% per garantire il godimento dei diritti sociali e precludere, allo stesso tempo, la spesa pubblica per gli armamenti. A questo punto raccogliere 50.000 firme si può e soprattutto si deve. Usiamo e salviamo gli strumenti democratici che ci sono rimasti.
*Assessore regionale





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