domenica 25 settembre 2016 - Aggiornato alle 19:23
20 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 20:13

Papa Francesco tuona: «Cessino guerre e terrorismo. Mai nome di Dio giustifica violenza»

La diretta di Umbria24. Preghiere e candele per tutti i Paesi in conflitto: «Compassione per gli assetati di oggi». Appello consegnato ai bambini di 34 Paesi

di Redazione Umbria24

Ore 20.10 «Una giornata memorabile, che saremo chiamati a rileggere e riprendere in molti momenti»: padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, parla così del meeting ‘Sete di pace’ che si è concluso oggi. «Il Papa – ha detto ancora padre Fortunato – ha fatto sì che l’incontro di oggi fosse contraddistinto da profonda cordialità e amicizia tra i leader religiosi. Ad Assisi si è respirata una umanità bella».

Ore 19.04 L’elicottero bianco con a bordo il Pontefice è decollato da Santa Maria degli Angeli alla volta della Città del Vaticano

Ore 18.48 La cerimonia si conclude e Papa Francesco sale in auto per dirigersi a Santa Maria degli Angeli da dove decollerà alla volta del Vaticano. Dal finestrino della Golf saluta i fedeli che lo acclamano

Ore 18.45 Il vescovo di Muenster, monsignor Heinrich Timmerevers, ha invitato tutti i leader religiosi nel prossimo settembre in Germania, dove si terrà la prossima edizione dell’incontro delle religioni mondiali per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Muenster e Osnabruck sono i territori della pace di Westfalia, che nel 1648 pose fine alla Guerra dei trent’anni, iniziata nel 1618, e alla guerra degli ottant’anni, tra la Spagna e le Province Unite. Nelle due città furono firmati i trattati di pace.

Ore 18.29 Accensione dei candelabri e firma dell’Appello per la Pace. Il primo e Papa Francesco, seguono gli altri leader religiosi. Oltre che per i Paesi in guerra, tra cui la Siria, accesa una fiaccola anche «per i recenti attentati in Francia» e una per tutti i rifugiati. Per i vescovi umbri l’ha accesa il cardinale Bassetti, seguito dal vescovo di Assisi Domenico Sorrentino, per le famiglie francescane padre Mauro Gambetti. L’ultima per la Comunità di Sant’Egidio

Ore 18.25 Consegna dell’Appello da parte dei capi religiosi ai bambini che lo portano ai rappresentanti delle Nazioni. Vengono da 11 paesi i 34 bambini che sfileranno al centro della piazza della Basilica inferiore di San Francesco per prendere l’Appello di Pace dalle mani del Papa e dei leader delle grandi religioni mondiali. Saranno loro i messaggeri che consegneranno questo messaggio, firmato dai capi religiosi, che sarà proclamato al termine della cerimonia conclusiva dell’Incontro “Sete di pace”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Diocesi di Assisi e dalle Famiglie Francescane. Vengono da Italia, Albania, Polonia, Romania, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Marocco, Colombia, Perù, Filippine e Siria. Tra di loro la piccola Kudus, di Deir el-Zor (Siria), arrivata a Roma con papa Francesco dall’isola di Lesbos il 16 aprile 2016. In questi mesi Kudus è andata a scuola e già parla bene l’italiano, come ha potuto constatare lo stesso Papa Francesco, che lo scorso 11 agosto ha invitato a pranzo Kudus, la sua famiglia e gli altri rifugiati suoi ospiti, attualmente accolti da Sant’Egidio a Roma. La bimba più piccola, Paola, ha appena quattro anni, ma ha detto alla mamma che oggi parlerà «a nome di tanti bambini che vivono in guerra». Bernardine, nato in Italia ma di origini filippine, è fiero di avere amici di tutto il mondo perché «non si è mai troppo piccoli per lavorare per la pace».

Ore 18.18 Appello per la Pace 2016 letto dalla reverendo buddista giapponese Kosho Niwano. Alcuni passaggi: « Chi invoca il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e la guerra, non cammina nella Sua strada: la guerra in nome della religione diventa una guerra alla religione stessa. Con ferma convinzione, ribadiamo dunque che la violenza e il terrorismo si oppongono al vero spirito religioso. Si apra finalmente un nuovo tempo, in cui il mondo globalizzato diventi una famiglia di popoli. Si attui la responsabilità di costruire una pace vera, che sia attenta ai bisogni autentici delle persone e dei popoli, che prevenga i conflitti con la collaborazione, che vinca gli odi e superi le barriere con l’incontro e il dialogo. Nulla è perso, praticando effettivamente il dialogo. Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace; da Assisi rinnoviamo con convinzione il nostro impegno ad esserlo, con l’aiuto di Dio, insieme a tutti gli uomini e donne di buona volontà».

Ore 18.17 Minuto di silenzio e raccoglimento in memoria delle vittime della guerre e del terrorismo

Ore 18.01 Papa Francesco: «Abbiamo sete di pace, abbiamo il desiderio di testimoniare la pace, abbiamo soprattutto bisogno di pregare per la pace, perché la pace è dono di Dio e a noi spetta invocarla, accoglierla e costruirla ogni giorno con il suo aiuto. L’indifferenza è un virus che genera il paganesimo dell’indifferenza. Non possiamo restare indifferenti. Oggi il mondo ha un’ardente sete di pace. In molti Paesi si soffre per guerre, spesso dimenticate, ma sempre causa di sofferenza e povertà. A Lesbo, con il caro Fratello e Patriarca ecumenico Bartolomeo, abbiamo visto negli occhi dei rifugiati il dolore della guerra, l’angoscia di popoli assetati di pace. Noi non abbiamo armi. Crediamo però nella forza mite e umile della preghiera. In questa giornata, la sete di pace si è fatta invocazione a Dio, perché cessino guerre, terrorismo e violenze. Continuando il cammino iniziato trent’anni fa ad Assisi, dove è viva la memoria di quell’uomo di Dio e di pace che fu San Francesco. La preghiera e la volontà di collaborare impegnano a una pace vera, non illusoria: non la quiete di chi schiva le difficoltà e si volta dall’altra parte, se i suoi interessi non sono toccati; non il cinismo di chi si lava le mani di problemi non suoi; non l’approccio virtuale di chi giudica tutto e tutti sulla tastiera di un computer, senza aprire gli occhi alle necessità dei fratelli e sporcarsi le mani per chi ha bisogno. La nostra strada è quella di immergerci nelle situazioni e dare il primo posto a chi soffre. E noi, come Capi religiosi, siamo tenuti a essere solidi ponti di dialogo, mediatori creativi di pace. Ci rivolgiamo anche a chi ha la responsabilità più alta nel servizio dei Popoli, ai Leader delle Nazioni, perché non si stanchino di cercare e promuovere vie di pace, guardando al di là degli interessi di parte e del momento: non rimangano inascoltati l’appello di Dio alle coscienze, il grido di pace dei poveri e le buone attese delle giovani generazioni».

Ore 17.56 Tendaizasu Morikawa (257° patriarca del buddismo Tendai): «Vengo da un luogo sacro del buddismo giapponese, il Monte Hiei, situato vicino a Kyoto, in Giappone. È una delle occasioni più felici dei 91 anni della mia vita poter pregare con i leader religiosi mondiali, e con tutti voi, riuniti qui in questo evento per le persone che hanno bisogno di sostegno. La storia ci ha mostrato che la pace conseguita con la forza sarà rovesciata con la forza. Noi dovremmo sapere che la preghiera e il dialogo non sono la via più lunga, ma la più breve per arrivare alla pace».

Ore 17.51 Din Syamsuddin (presidente del Consiglio degli Ulema in Indonesia): «È un privilegio portare il messaggio dell’Islam. Il nostro mondo oggi è pieno di manifestazioni di mancanza di pace. È nostra responsabilità risolvere i problemi. L’Islam è senza dubbio una religione di pace e il messaggio del profeta Maometto è portare pace nel mondo. Lo Spirito di Assisi è importante per il mondo di oggi dovrebbe guidarci a cooperare per risolvere i problemi. Insieme cristiani e musulmani dobbiamo intensificare il dialogo e promuovere l’educazione alla pace. Lo Spirito di Assisi e lo Spirito del Corano ci guidino per portare la pace nel mondo»

Ore 17.48 David Brodman (rabbino capo di Sayyon e testimone della Shoah): «Nel 1943, ero un bambino di 7 anni, fui deportato nei campi di concentramento. Dal 1973 sono Rabbino nei pressi di Tel Aviv. Ho visto in papa Francesco un chiaro esempio di umiltà e santità per il nostro tempo così come San Francesco fu per il suo tempo. Molte volte ho parlato ai giovani perché chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. Per me lo spirito di Assisi è il miglior esempio di umiltà e santità ed è la risposta alla tragedia della Shoah e di tutte le guerre. Perché qui noi diciamo al mondo che è possibile diventare amici e vivere insieme in pace anche se siamo differenti. Sono diventato parte di questo spirito unico da anziano: tutti diversi ma tutti insieme con il coraggio del dialogo, per prevenire ogni conflitto e creare un mondo umano dove ciascuno possa riconoscere nell’altro l’immagine di Dio».

Ore 17.39 Bartolomeo I (arcivescovo di Costantinopoli): «Non abbiamo solo commemorato un evento straordinario tenutosi dai nostri predecessori trenta anni orsono, ma abbiamo rinnovato il nostro impegno per la pace con uno spirito nuovo, in Amicizia, con gesti coraggiosi, aprendo nuove vie al dialogo e alla collaborazione tra le Culture e le grandi Famiglie religiose del mondo. Non ci può essere pace senza rispetto e riconoscimento reciproco, non ci può essere pace senza giustizia, non ci può essere pace senza una collaborazione proficua tra tutti i popoli del mondo. La pace nasce dalla conoscenza e dalla collaborazione reciproca. Come Fedi, come Culture laiche, come Esseri umani dobbiamo oggi rilanciare tutto questo, in modo nuovo, con gesti nuovi. Abbiamo il dovere di impegnarci per salvaguardare la nostra Casa comune e tutto ciò che vi è in essa. Perché Dio, nella sua creazione non ha voluto una sola pianta, un solo animale, un solo uomo, un solo pianeta, una sola stella, ne ha voluti tanti, diversi, ognuno con la sua specificità e la sua peculiarità, tutti interconnessi in una comunione di intenti e di amore. E’ questa la ricchezza che noi dobbiamo annunciare, salvaguardare e vivere insieme».

Ore 17.34 Tamar Mikalli (testimone di Aleppo rifugiata in Italia): «Se penso alla mia città mi si stringe il cuore, prima c’era convivenza tra religioni. Poi è scoppiata la guerra e non so ancora bene perché, sono cominciate a piovere le bombe. La preghiera era l’unico sostegno per noi. Per tre anni abbiamo sperato che la guerra finisse, poi hanno bombardato la casa della mia famiglia e così siamo fuggiti in Libano, siamo diventati rifugiati. Dopo due anni angeli ci hanno parlato di corridoi umanitari. Da quattro mesi vivo in Toscana e cerco di integrarmi, ringrazio chi ci ha aiutato. A voi uomini di religione, chiediamo una preghiera perché pace e amore tornino presto in Siria e in ogni parte del mondo»

Ore 17.26 Andrea Riccardi (fondatore comunità di Sant’Egidio): «Che i leader religiosi si mostrino assieme, invocando la pace, è un’immagine luminosa. Smaschera chi usa il nome di Dio per far la guerra e terrorizzare. Così fu trent’anni fa, nel 1986, quando Giovanni Paolo II ebbe il coraggio di un invito a chi, per millenni, era considerato estraneo se non un nemico. Tanti risposero. L’evento è diventato storia. Sono trent’anni che camminiamo in questo spirito per il mondo. Abbiamo capito che ogni comunità religiosa, che prega, può liberare energie di pace. Aleppo bombardata è ora un cumulo di macerie con scheletri di palazzi, dove abita la gente. Quanta sete di pace in Siria! Lì hanno fatto cinicamente la guerra, concentrando armi di ogni tipo: hanno ucciso la convivenza. Perché la guerra è follia di gente avida di potere e denaro. Le religioni sono chiamate a maggiore audacia, tutti dobbiamo essere più audaci, perché il mondo ha sete di pace. Bisogna eliminare per sempre la guerra che è la madre di ogni povertà»

FOTOGALLERY: PREGHIERA ECUMENICA

Ore 17.20 Padre Mauro Gambetti (Custode Sacro convento): «Al mondo intero messaggio misericordia e pace. San Francesco incontrò ad Amietta il sultano dando un segno di umiltà. Il mondo conoscerà lo sviluppo se qui è chi non cerca gloria e non considera la sua religione e il suo gruppo superiore agli altri, senza umiltà il confronto tra noi è solo un compromesso per mantenere la supremazia gli uni sugli altri. Chi è qui è pronto a morire per la pace»

Ore 17.15 Domenico Sorrentino (vescovo di Assisi): «La Chiesa di Assisi vi abbraccia con affetto mentre rivive l’emozione di quella grande profezia posta trent’anni fa in questa piazza da san Giovanni Paolo II: la profezia dello “spirito di Assisi”. Uno spirito di preghiera, di concordia e di pace, che vuole essere una risposta ad un mondo intristito da tante guerre che talvolta, impropriamente, anzi in modo blasfemo e satanico, agitano vessilli religiosi. In questa Assisi in cui il giovane Francesco prese le distanze dallo spirito del mondo per essere tutto di Cristo e dei fratelli, divenendo uomo di pace, la nostra riflessione e la nostra preghiera hanno gridato ancora una volta un no alla cultura della guerra e un sì alla cultura della pace».

Ore 17.13 Papa Francesco e gli altri esponenti religiosi escono nella piazza della Basilica Inferiore e salgono sul palco per il momento finale di preghiera di ‘Sete di Pace’

Ore 17.03 Invocazioni in varie lingue per la cessazione dei conflitti. Anche il Papa conclude con un appello a Dio per la pace e recitando il Padre nostro. A seguire lo scambio di un segno di pace

Ore 16.54 Vengono letti i Paesi in guerra o con scontri di vario genere chiedendo a Dio la Pace (per ogni Paese o area viene accesa una candela). Si comincia pregando per la Siria, poi Afghanistan, Birmania, Burundi, Colombia, Centro America, Repubblica democratica del Congo, Corea, Etiopia ed Eritrea, Gabon, Iraq, Kashmir, Libia, Mali, Messico, Filippine, Mozambico, Armenia e Azerbajgian, Nigeria, Pakistan, Senegal, Somalia, Sud Sudan, Ucraina, Venezuela, Yemen, Terra Santa. Per «tutte le altre terre contaminate dal virus dell’odio e del conflitto»

Ore 16.44 Papa Francesco: «Signore ha sete di amore. Alla sete l’uomo risponde con l’aceto. Il Signore è dissetato dal nostro amore e quando ci chiniamo sulle sofferenze altrui. Nella sete del Signore c’è la voce dei sofferenti. Chi li ascolta? Chi si preoccupa di rispondere loro? Essi incontrano troppe volte il silenzio assordante dell’indifferenza, l’egoismo di chi è infastidito, la freddezza di chi spegne il loro grido di aiuto con la facilità con cui cambia un canale in televisione. Compassione per tutti gli assetati di oggi»

LE MEDITAZIONI DEI CRISTIANI

Ore 16.35 I rappresentanti delle religioni si stanno succedendo con le loro meditazioni sul tema della Sete di Pace

Ore 16.10 È iniziata la preghiera ecumenica nella Basilica Inferiore di San Francesco.  Durante la preghiera verranno nominati tutti i Paesi in guerra. Per ciascuno di essi verrà accesa una candela. Al termine della preghiera dei cristiani il Santo Padre raggiunge il palco assieme al rabbino Abraham Skorka, Rettore del Seminario Rabbinico “Marshall T. Meyer, Argentina; Abbas Shuman, Vice-Presidente dell’Università Al-Azhar; Gijun Sugitani, Consigliere Supremo della Scuola Buddista Tendai, Giappone.

Ore 15.50 L’ex sindaco di Assisi e consigliere regionale Claudio Ricci, facendo riferimento all’incontro “Sete di Pace”, valuta che «lo spirito di Assisi, nato trenta anni fa, con San Giovanni Paolo II compie oggi un ulteriore passo con Papa Francesco, senza dimenticare gli insegnamenti di Papa Benedetto XVI». Ricci auspica che «i prossimo passi siano, anche fisicamente, nei luoghi del mondo dove manca la libertà, la dignità, il pane e l’acqua e dove l’essere contro l’altro è divenuta una cultura quotidiana».

Ore 15 Secondo quanto filtra dal Sacro convento, al termine del pranzo, per festeggiare i 25 anni del patriarcato di Bartolomeo I, è stata portata una torta e anche una bottiglia di champagne. Tra poco avranno inizio gli incontri del Papa con i principali leader religiosi presenti. Al termine, verrà firmato anche un Patto contro il terrorismo

Ore 14.20 Tra circa un’ora il Santo Padre incontra singolarmente Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli; Sua Santità Ignatius Aphrem II, Patriarca Siro-Ortodosso di Antiochia; Sua Grazia Justin Welby, Arcivescovo di Canterbury e Primate della Chiesa di Inghilterra; Zygmut Bauman, Sociologo e filosofo; Din Syamsuddin Presidente del Consiglio degli Ulema, Indonesia; Gran Rabbino David Rosen, già Rabbino Capo di Irlanda, Israele. Poi le diverse Religioni pregheranno in luoghi differenti.

Ore 13 Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha ricordato il XXV anniversario di Patriarcato di Sua Santità Bartolomeo I

Ore 12.55  Tra i 12 rifugiati provenienti da paesi in guerra, attualmente accolti dalla Comunità di Sant’Egidio, Rasha, con la figlia Janin di sette anni, arrivate in Italia nello scorso febbraio con i corridoi umanitari di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche e Tavola Valdese. Di origine palestinese, vivevano in un campo profughi alla periferia di Damasco fino alla fuga in Libano. Sono arrivati coi corridoi umanitari anche cinque cristiani siriani: sono cattolici assiri Fadi e Ruba, che col figlio undicenne Murkus, sono fuggiti da Hasake; di confessione armena sono Osep, Kevork e Tamar, che più tardi interverrà sul palco della cerimonia conclusiva, testimoniando sulla sofferenza della sua città, Aleppo. Vengono dalla regione insanguinata da Boko Haram le nigeriane Paulina ed Evelyn; è fuggita dall’Eritrea Enes, mentre è originario del Mali il ventitreenne Alou, sopravvissuto a un terribile viaggio su un barcone dalla Libia alla Sicilia.

Ore 12.44 Papa Francesco ha terminato il saluto con gli esponenti delle religioni del mondo ed è entrato nel refettorio per il pranzo, cui partecipa un gruppo di rifugiati

VIDEO: ABBRACCIO TRA FRANCESCO E BARTOLOMEO

Ore 12.43 Infine un esponente della delegazione russa ha consegnato al Papa un’icona di San Nicola: «Durante il periodo sovietico i cristiani venivano perseguitati, ma chiunque avesse in casa un’incona di San Nicola ha continuato a pregare. Tutto il popolo russo – ha detto l’esponente – dopo il vostro incontro con il patriarca Kirill vede la chiesa cattolica in modo diverso dopo e vorrebbe un piccolo gesto da lei». «Mi saluti tanto mio fratelo Kyrill» ha risposto Bergoglio.

LE STORICHE IMMAGINI DI WOJTYLA

Ore 12.38 «Ho letto quello che hai scritto – ha detto Bergoglio incontrando il cardinale di Perugia Gualtiero Bassetti – continua a scrivere! Era bello». Dopo di lui, il Papa ha salutato anche il vescovo di Perugia Paolo Giulietti.

FOTOGALLERY: ARRIVO E SALUTO AI RIFUGIATI

Ore 12.33 «Questo è vicino invece!» dice il Papa salutando il vescovo di Foligno Gualtiero Sigismondi, in fila a fianco di alcuni vescovi provenienti dall’Africa e da altri luoghi del mondo.

I leader al tavolo di Francesco: clicca sui volti

Ore 12.26 Dopo la delegazione giapponese, che regala al Papa un breviario («grazie – dice Bergoglio – ho bisogno di preghiere»), c’è quella da Israele, formata da rappresentanti di tutte le religioni, dai drusi ai musulmani. «Al centro del mio lavoro – dice uno di loro – c’è il lavoro per il dialogo e la pace».

Ore 12.22 «Sono nato il 4 di ottobre come San Francesco!» dice un fedele della delegazione giapponese, presente 30 anni fa all’appuntamento voluto da Giovanni Paolo II

VIDEO STORICO 1986 WOJTYLA CON LEADER RELIGIOSI
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Ore 12.15 Tanti gli esponenti islamici provenienti da Algeria, Libano, Egitto, Iraq. Ma anche rappresentanti di molte confessioni diffuse in Asia, dall’India al Giappone. Il Pontefice li ascolta e dialoga con loro. Una esponente indiana ha detto a Bergoglio: «Lei è per me una benedizione»

Ore 12.13 Papa Francesco saluta singolarmente tutti i rappresentanti religiosi e si sofferma, in alcuni casi con deferenza, in altri rispondendo a battute. A un ex commerciante divenuto esponente del dialogo per la pace ha detto: «Ha capito che il dialogo è più ricco dei soldi»

Ore 12 «Grazie» è la parola che più spesso le decine e decine di persone da ogni angolo del mondo che stanno salutando Papa Francesco dicono al Pontefice. Tra loro anche alcuni premi Nobel per la pace: «Grazie – dice una di loro – per il lavoro che sta facendo per aiutare le persone del mio paese, continui a pregare per noi». Tra le molte rappresentanze anche quella dell’Albania, «un paese con tanti giovani!» esclama Bergoglio stringendo la mano al sindaco di Tirana. «Ho studiato con un prete argentino che mi ha insegnato la sua lingua» dice poi un metropolita della chiesa ortodossa a Papa Francesco: «Ah allora ha imparato – risponde il Papa – a bere il mate?».

Ore 11.43 Il Papa saluta una famiglia di rifugiati siriani provenienti da Aleppo, persone “di strada”, poveri. A un rifugiato che lo ringraziava dicendogli delle sue difficoltà di vita, Francesco ha risposto: «Il mondo gira, sai»

Ore 11.40 Papa Francesco è arrivato al Sacro convento accolto dal custode padre Mauro Gambetti, da Andrea Riccardi, dai leader religiosi che lo hanno salutato. A chi gli ha detto: «La trovo bene, in gamba», ha risposto con una battuta: «In gambe» guardandosi i piedi.

Ore 11.36 Il Papa su una Golf viaggia piano, saluta i fedeli dal finestrino

Ore 11.32 Papa Francesco è già in auto in direzione Assisi, dove è atteso al Sacro convento. Numerosi fedeli sono in attesa dietro le transenne poste lungo il percorso dentro Assisi

Ore 11.27 Papa Francesco è atterrato al campo sportivo Migaghelli di Santa Maria degli Angeli con circa 20 minuti di ritardo rispetto al previsto. Lo hanno accolto monsignor Domenico Sorrentino (arcivescovo-vescovo di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino), Catiuscia Marini (presidente della Regione Umbria), Raffaele Cannizzaro (prefetto di Perugia) e Stefania Proietti (sindaco di Assisi)

Ore 11.20 L’arrivo del Pontefice è stato posticipato alle 11.30 circa

Ore 10.57 L’elicottero del Papa sorvola la Basilica di Assisi

Ore 10.50 Menu molto ‘francescano’ per il pranzo del Papa: semplice ma rispettoso di ogni tradizione religiosa. A meno di qualche cambiamento dell’ultim’ora sono previsti un antipasto di bresaola, rucola e formaggio; due assaggi con ravioli ricotta e spinaci e fusilli al sugo; tacchino con fagiolini e funghi e per chiudere crostata di frutta.

Ore 10.15 Papa Francesco, prima di partire per Assisi, ha lanciato alcuni messaggi, divulgati dall’Osservatore Romano via Twitter con l’hashtag #papaasantamarta: «Oggi – ha detto Bergoglio – uomini e donne di tutte le religioni saremo ad Assisi non per uno spettacolo, ma semplicemente a pregare per la pace. Ho scritto una lettera ai vescovi di tutto il mondo perché nelle diocesi si preghi con tutti gli uomini di buona volontà. Oggi il mondo avrà il suo centro ad Assisi, per una giornata di preghiera, penitenza e pianto, perché il mondo è in guerra. Dio padre di tutti, cristiani e non, vuole la pace. Non esiste un dio della guerra, quello che la fa è il diavolo. Preghiamo il Signore affinché ci dia un cuore di pace, oltre le divisioni delle religioni, perché tutti siamo figli di Dio». «Mentre noi oggi preghiamo, sarebbe bello che ognuno di noi sentisse vergogna. Vergogna di questo: che gli umani, i nostri fratelli, siano capaci di fare questo».

Papa ad Assisi «Siamo felicissimi e molto onorati siamo stati molto fortunati a poter pranzare con il Santo Padre. Non avremo mai pensato di poter pranzare con lui un giorno». Traspare chiaramente l’emozione nei dieci rifugiati del Cara di Castelnuovo di Porto, che pranzeranno insieme a Papa Francesco, in occasione della visita ad Assisi per ‘Sete di pace’, l’evento organizzato per i 30 anni dello ‘Spirito di Assisi’. Da programma, non è questo il momento clou della giornata – ovviamente è la preghiera con i leader delle principali religioni del mondo per la pace – ma, conoscendo Bergoglio e la sua attenzione per gli “ultimi”, è chiaro che questo incontro a tavola, nel refettorio del Sacro convento, riveste per lui un’importanza prioritaria.

L’arrivo a Santa Maria Papa Francesco partirà alle 10.30 in elicottero dal Vaticano. Ad attenderlo, alle 11.05 al campo sportivo Migaghelli di Santa Maria degli Angeli, monsignor Domenico Sorrentino (arcivescovo-vescovo di Assisi, Nocera Umbra e Gualdo Tadino), Catiuscia Marini (presidente della Regione Umbria), Raffaele Cannizzaro (prefetto di Perugia) e Stefania Proietti (sindaco di Assisi). Ovviamente tutto nel quadro di un imponente dispositivo di sicurezza.

Il pranzo coi profughi Alle 11.30 è previsto l’arrivo al Sacro convento di Assisi, dove il Santo Padre verrà accolto da padre Mauro Gambetti (custode del Sacro Convento), Bartolomeo I (patriarca ecumenico di Costantinopoli), un rappresentante musulmano, Justin Welby (arcivescovo di Canterbury), Efrem II (patriarca siro-ortodosso di Antiochia), un rappresentante dell’Ebraismo, il Capo supremo dei Tendai (Giappone). Tutti insieme raggiungeranno il chiostro di Sisto IV, dove ad attenderli ci saranno i rappresentanti delle Chiese e Religioni Mondiali, e i vescovi dell’Umbria. Il Papa li saluterà singolarmente. Il pranzo comune nel refettorio è previsto per le 13. Vi parteciperanno i leader religiosi (sono previsti menu diversificati) ma anche, come detto, i rifugiati. Tra di loro ci sono anche due ragazzi, un maliano e un nigeriano a cui papa Francesco lavò i piedi nella notte di Pasqua. Ma, ad esprimere la gioia più grande, è una famiglia siriana, moglie, marito e una bambina. Il gesto di Bergoglio per Nour Darwish e Mouhanad Zanbuaa significa «una grande attenzione verso tutti coloro che stanno soffrendo per una guerra di cui sono vittime». Non solo Siria al tavolo con il papa Francesco, ci saranno anche ragazzi provenienti da Pakistan, Eritrea, Afghanistan, Gambia, Nigeria, Mali. Per questo incontro hanno poi voluto portare quello striscione su cui proprio papa Francesco volle lasciare una firma dopo la sua visita al Cara di Castelnuovo di Porto. Uno striscione con tante bandiere e la parola pace scritta in tutte le lingue del mondo.

FOTOGALLERY: AD ASSISI L’ABBRACCIO TRA LE RELIGIONI
FOTOGALLERY: BENEDETTO 25 ANNI DOPO WOJTYLA
FOTOGALLERY PAPA AD ASSISI

Il pomeriggio e la preghiera Alle 15.15 Bergoglio incontrerà singolarmente Bartolomeo I, un rappresentante musulmano, l’Arcivescovo Justin Welby, il Patriarca Efrem II e un rappresentante dell’Ebraismo. Seguirà, in diversi luoghi, un momento di preghiera per la Pace. I cristiani effettueranno una preghiera ecumenica nella Basilica Inferiore. Alle 17 usciranno e si incontreranno con i rappresentanti delle altre religioni, che hanno pregato in altri luoghi, e prenderanno posto sul palco in piazza, dove si svolgerà la cerimonia conclusiva, aperta dal saluto di Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi. Seguiranno i messaggi di un testimone vittima della guerra, Patriarca Bartolomeo I, un rappresentante musulmano, un rappresentante dell’Ebraismo, Patriarca Buddista Giapponese e di Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio). A seguire ci sarà il discorso del Santo Padre, la lettura di un appello di pace che verrà consegnato ai bambini di varie nazioni, un momento di silenzio per le vittime delle guerre, la firma dell’appello di pace e l’accensione di due candelabri. Per chiudere con lo scambio di un segno di pace. Alle 18.30 il Santo Padre si congederà e in auto si dirigerà al campo sportivo di Santa Maria degli Angeli, dove partirà alle 19.

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