Pagamenti in ritardo e crisi di liquidità, la spirale perversa: istituzioni e banche intervengano
di Enrico Cipiccia*
E’ palese una generale battuta d’arresto dell’economia dovuta non solo alla crisi, che ne è certo componente essenziale, ma anche come conseguenza del fermo della liquidità che ormai da tempo attanaglia le imprese e vede contante immobilizzato presso le banche. I pagamenti sono tardivi – oggi siamo ben oltre il limite dei 120 giorni, si arriva addirittura a superare l’anno – manca liquidità ma soprattutto c’è un comportamento degli istituti di credito preoccupato e diffidente nei confronti del mondo produttivo e commerciale, come se questo debba andare completamente in default. Questo timore ne potrebbe essere invece la causa. E’ vero che le imprese cercano liquidità per effettuare pagamenti ma è altrettanto vero che pagamenti non effettuati non generano circolazione di moneta.
Il default Conseguenza di ciò è il fermo del sistema produttivo ma anche di retribuzioni, contribuzioni, reddito disponibile e reinvestibile, e conseguente crollo dei consumi. Qualora le imprese tornassero ad incassare i loro crediti entro i termini giusti di un corretto rapporto commerciale ci sarebbe un immediato beneficio economico. Se oggi gli istituti di credito svolgessero appieno il loro compito di traghettare il mondo produttivo oltre questo momento particolare di crisi di liquidità, supportando coloro che generano reali fatturati ma soffrono per mancati incassi, di certo si attenuerebbe molto l’impatto così negativo che si ripercuote in ultima analisi anche sull’occupazione. Assistiamo invece a un default di aziende che escono dal mercato non per incapacità imprenditoriale o mancanza di validità delle produzioni, ma semplicemente per carenza di liquidità dovuta al mancato incasso del loro fatturato.
Serve un confronto Credo che su questo argomento sia necessario e urgente aprire un confronto fra mondo bancario, istituzioni e sistema delle imprese, per approfondire le conseguenze devastanti della mancata circolazione della liquidità, in primo luogo sul tessuto imprenditoriale ma in definitiva su quello socioeconomico. Inoltre una esortazione a quegli imprenditori che con coraggio hanno sempre dimostrato di saper stare sul mercato, e a tutte le categorie che li rappresentano, affinchè esplorino strade nuove per riorganizzarsi tra loro e lavorare con modalità aggregative innovative così da non disperdere quel grande patrimonio di professionalità che oggi si sottovaluta. Se così non fosse si creerebbe non soltanto un temporaneo fermo produttivo, ma un danno molto più grande dovuto all’enorme perdita di capacità imprenditoriali e professionali non più sostituibili e difficili da ricostruire.
Mantenere gli investimenti Occorre mantenere gli investimenti esistenti; riconvertendoli, ripensandoli, aggregandoli ma cercando comunque di mantenerli, poiché generarne altri non sarà così facile e semplice come è avvenuto in passato, stante la gravità della crisi. Gli imprenditori insieme potrebbero ottenere nuovamente la fiducia degli istituti di credito, presentando a finanziamento nuovi progetti; così da comprendere perfino se questa sia veramente la causa per cui il mondo bancario non ha fiducia in quello che già esiste nell’universo produttivo. In un momento come quello attuale la politica sembra attorcigliata su se stessa, ma ci sarebbe grande necessità di mettere in campo riforme, semplificazioni e velocizzazioni per l’operatività delle imprese così come molto attentamente la Presidente Marini sta cercando di fare.
Progetti condivisi Credo che solo un’assunzione diretta di responsabilità da parte delle associazioni di categoria, delle istituzioni e del mondo bancario possa mettere basi concrete sulle quali camminare per uscire da questo periodo di crisi. Le associazioni di categoria devono costruire una forte relazione fra loro su progetti condivisi e garantire una collaborazione strettissima fra i consorzi fidi che nel tempo hanno così attentamente attivato e mantenuto. Questo consentirà da un lato di raggiungere quel potere contrattuale nei confronti delle banche che assicura una maggiore disponibilità di liquidità per il sistema delle imprese. Dall’altro lato una progettualità condivisa da parte del mondo associativo potrà aiutare anche le istituzioni a svolgere in maniera più incisiva il loro ruolo, dal momento che si troveranno dinnanzi proposte concrete e coese, cui fornire risposte immediate e operative.
*Presidente della Camera di Commercio di Terni





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