logo
giovedì 23 maggio 2013 - Aggiornato alle 08:26
30 dicembre 2011 Ultimo aggiornamento alle 18:46

Ordine dei pubblicisti abolito da agosto 2012? In allarme 1.115 giornalisti umbri

Tanti i giornalisti senza tutele

di Ivano Porfiri

Pende come una spada di Damocle su 1.115 giornalisti  umbri l’annunciata cancellazione dell’ordine dei pubblicisti (i professionisti sono appena 320). La domanda che si fanno molti in queste ore è: che ne sarà di noi e dei contributi che abbiamo versato in tutti questi anni?

Addio da agosto? Lo spauracchio gira a ritmi frenetici sul web: secondo quanto previsto dalla manovra «Salva-Italia» di Monti da agosto 2012 l’ordine dei pubblicisti verrà cancellato. In realtà si tratta solo dell’attuazione dell’articolo 3 della finanziaria di agosto di Berlusconi (la legge 148/2011). In sostanza si stabilisce la data del 13 agosto 2012 perché l’iscrizione a qualunque albo professionale possa avvenire solo al superamento dell’esame di Stato previsto dalla Costituzione. Cosa che avviene, attualmente, per l’elenco dei giornalisti professionisti ma non per quello dei pubblicisti, per i quali in Umbria è previsto che venga dimostrata un’effettiva attività giornalistica per due anni (ovviamente retribuita), la partecipazione a un corso organizzato dall’Ordine e un colloquio con i componenti del consiglio regionale dell’Ordine.

Allarme sul web Tra i tanti pubblicisti, che con più o meno fatica hanno conquistato l’ambito tesserino, si è scatenato un tam tam sui social network. «E ora che succede?», si chiedono in molti, compresi quelli che si apprestano all’iscrizione. Dagli ordini professionali non vengono risposte: alcuni chiarimenti vengono da un intervento il presidente dell’Ordine nazionale Enzo Iacopino ma dovrà essere il governo a chiarire. Tra le ipotesi che si fanno strada c’è quella che si vada a scremare tra i 110 mila pubblicisti i 15-20 mila che effettivamente svolgono professione giornalistica, accorpandoli ai professionisti attraverso un esame. Ma anche su questo ci sono dubbi: sarebbe comunque necessario un praticantato di 18 mesi.

E l’Inpgi2? I problemi, tuttavia, non sono pochi né semplici da risolvere. Anche perché la legge andrebbe in contrasto, ad esempio, con la contrattualistica attuale, che distingue i giornalisti in professionisti (quelli che, secondo le regole, fanno esclusivamente attività giornalistica) e pubblicisti (coloro che, in teoria, svolgono altre attività e si dedicano comunque al giornalismo). Fra l’altro i giornalisti pubblicisti oggi versano i contributi previdenziali alla gestione separata dell’Inpgi: che ne sarà dei loro contributi se l’elenco sparirà? Come e dove verranno trasferiti?

La zona grigia Il vero problema, però, è un altro. E si annida nell’ipocrisia di un sistema che, attraverso i pubblicisti, cela lavoratori se non «in nero», quantomeno nella «zona grigia». A parte chi rispetta davvero i principi per cui è stato costituito l’elenco (dare una legittimazione, anche a livello retributivo, a chi fa un altro lavoro e svolge comunque attività giornalistica, magari occupandosi di tematiche specialistiche), tutta la grande massa a cui è precluso l’accesso tra i professionisti, con le loro tutele legali e contrattuali, sta oggi nel limbo dei pubblicisti. Un colpo di spugna, in verità, potrebbe anche contribuire alla chiarezza e alla trasparenza ed essere perfino un vantaggio per chi fa il giornalista senza essere considerato un professionista. Ma siamo certi – si chiedono in molti – che si voglia davvero questo e non restringere ulteriormente la casta?

©Riproduzione riservata

COMMENTA LA NOTIZIA

Attezione!

Per commentare puoi loggarti con l'account social che preferisci, facebook, twitter, google plus, oppure creare un nuovo account sulla piattaforma disqus.
Leggi la guida su come inserire un commento ed interagire con la community.

// CONDIZIONI GENERALI DI UTILIZZO

Condividi