domenica 17 novembre - Aggiornato alle 21:34

Verso il Perugia Pride Village: «Oggi come ieri, troppe ingerenze della Chiesa nella società»

L’edizione 2017 è incentrata sulla laicità: «La polemica sulla presunta Madonna è la dimostrazione di una intolleranza di fondo»

Perugia Pride Village

di Antonio Fabrizio*

Sarà la laicità il tema centrale del Perugia Pride Village che noi di Omphalos abbiamo scelto per quest’anno, al motto di “si scrive laico, si legge libero”. Da ormai cinque anni, organizziamo l’evento in coincidenza con la giornata dell’orgoglio LGBTI (lesbico, gay, bisessuale, transessuale, intersessuale), che si celebra il 28 giugno in tutto il mondo. Per quest’anno, volevamo riportare l’attenzione sulla laicità in Italia. Un tema che riteniamo dovrebbe essere caro a tutte e tutti, indipendentemente da orientamento sessuale e identità del genere. Viviamo in una società che si dice laica, ma permeata di continue intromissioni religiose nelle nostre vite. Spesso, purtroppo, le accettiamo come dati di fatto, mentre si considera sbagliato ogni tentativo di metterle a nudo.

Dalle unioni civili alla legge regionale contro l’omo-transfobia Lo abbiamo vissuto anche noi persone LGBTI di recente, sia a livello regionale che nazionale. Con la legge nazionale sulle unioni civili, è stato posto un paletto di tipo ideologico al matrimonio egualitario. Nonostante quella legge, i nostri figli ancora non hanno tutela giuridica – dopo che la stepchild adoption è stata stralciata. Nel contempo, si è voluto sostenere che le nostre coppie e le nostre famiglie possono godere di alcuni diritti, ma non al pari di quelle eterosessuali, per le quali è previsto il “sacro vincolo” del matrimonio. Ma il sacro cosa ha a che fare con uno stato laico, dove tutti i cittadini e le cittadine dovrebbero essere uguali davanti alla legge in diritti e doveri? A livello regionale, la battaglia degli ultimi mesi sulla legge regionale contro l’omo-transfobia ha visto dei tentativi di ingerenza dei cosiddetti difensori del popolo della famiglia, attraverso emendamenti che avrebbero permesso di continuare a discriminare, sotto le mentite spoglie del “libero pensiero”. Qui, per fortuna, il nostro impegno ha permesso di evitare derive fondamentaliste.

Laicità in senso lato Ma la nostra proposta di dibattito per i tre giorni del Perugia Pride Village (il 23, 24 e 25 giugno) va ben oltre la laicità su questioni LGBTI. Vuole riguardare l’uso di simboli religiosi in luoghi pubblici, le modalità di distribuzione dell’otto per mille, le ingiustificate attenzioni dei media all’operato della Chiesa cattolica. Parleremo dell’ingerenza della religione in questioni estremamente personali e intime come contraccezione e aborto; e parleremo di fine vita, per cui chi arriva alla fine della propria esistenza tra atroci sofferenze e desidera solo smettere di essere curato e morire dignitosamente, dovrebbe avere il diritto di farlo. Quanti si indignano di fronte a queste ingerenze? A nostro parere, ben pochi. Poi, però, ci scandalizziamo per una locandina, ignorando invece tutti i successivi messaggi di odio che quella locandina ha innescato sui social. Le campagne d’odio, allora, non sono offensive? Non dovrebbe essere considerato blasfemo predicare l’amore per il prossimo e incitare all’odio? No, per molti questa non è bestemmia. Il problema è “l’inutile provocazione”, sono le organizzazioni che non si genuflettono.

Il nocciolo della questione Il vero problema, a nostro avviso, è invece sempre lo stesso, e si ripropone ad ogni Pride. Le persone LGBTI sono accettabili solo se fanno poco rumore, se non si notano troppo. Per cui, i Pride vanno bene solo se “sobri”, niente “tette al vento” (badate bene, quelle delle ragazze trans non vanno bene, ma quelle delle soubrette in TV non sono mai state un problema). E poi: nessuno si indigna per le pubblicità televisive di santi (ve lo ricordate il simpatico San Pietro della Lavazza?), ma guai a raffigurare due ragazzi che comprano mobili da IKEA, che immediatamente partono le chiamate di protesta dei soliti bigotti.

Sono una drag, non sono una santa Si trova invece offensiva un’immagine di una drag queen che sembra una santa. Che non è lasciva o seminuda (come qualcuno ha scritto, senza evidentemente nemmeno aver visto l’immagine), non deride o sbeffeggia nessuno. Ha un solo difetto. Accosta uno dei simboli più identificativi, visibili e in un certo senso ‘sacri’ della comunità LGBTI – le drag queen, quelle che insieme ad alcune persone LGBTI dettero via alla lotta del movimento gay in quel lontano 28 giugno 1969 – ad un’icona sacra di un altro mondo (un mondo che spesso, purtroppo, ha accostato le persone LGBTI a esseri impuri, malati da curare, se non addirittura al male stesso). Ci si scandalizza alla percezione di qualcosa di sacro accostato a qualcosa che si ritiene sbagliato, impuro, non degno di rispetto. Dimostrando nei fatti che ciò che di sbagliato si vede sono semplicemente le nostre drag queen, le persone transessuali, i gay, le lesbiche o le persone intersex. Ma per noi le drag sono un simbolo della nostra storia, come per altri lo sono i santi. Metterli nello stesso contenitore è un messaggio di apertura, di incontro. Vederci offese, inutili provocazioni, significa, per usare una metafora tanto cara al mondo cattolico, vedere la “pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nel tuo”.

Il programma dei tre giorni E allora, ben vengano le polemiche di questi giorni, se però innescano un ragionamento su quanto ancora (non) siamo laici in questo paese. Noi ce la mettiamo tutta per cercare il dialogo, e ve lo dimostreremo nei prossimi giorni, aprendo i cancelli del Pride Village a chiunque voglia confrontarsi con noi e conoscerci. Venerdì sera (23 giugno), saremo lungo Corso Cavour e Borgo XX Giugno per mostrarvi il nostro orgoglio, insieme alle nostre famiglie, a chi ci supporta nelle nostre richieste di uguaglianza e laicità, e insieme alla cittadinanza tutta, se lo vorrà. Insieme agli amici e le amiche di BorgoBello, coloreremo il quartiere per una spettacolare “notte arcobaleno”, con una piccola parata che partirà alle 22.30 da Borgo XX Giugno, il quartiere simbolo della laicità perugina.

Sabato 24 e domenica 25, invece, saremo ai Giardini del Frontone a partire dalle 15.00 fino a notte, e proporremo momenti di riflessione alternati a momenti di svago ed intrattenimento. Si parlerà sia della questione della Gestazione per altri (GPA), e quindi di madri surrogate e auto-determinazione (sabato, dalle 17 alle 19); sia di laicità in senso più lato (domenica, stesso orario), alla presenza di esperte ed esperti e personalità politiche che ci diranno la loro su entrambe le questioni. Sarà un’occasione imperdibile per ascoltarsi e confrontarsi su tematiche che stanno a cuore a tante e tanti. E poi, spazio alla musica live e ad un aperitivo insieme, sia il sabato che la domenica; alla proiezione gratuita del film premio Oscar 2016, Moonlight, offerta da Omphalos la sera del sabato (ore 21), seguita dal Perugia Pride Party al Lido Village di Ponte San Giovanni. La domenica pomeriggio, ci sarà la tradizionale merenda con Famiglie Arcobaleno, l’associazione di genitori omosessuali, coi loro fantastici bambini e bambine. È proprio ad un bambino “arcobaleno” nato sei mesi fa e alle sue due mamme, cui il Comune di Perugia ha negato documenti e identità, che abbiamo deciso di dedicare il nostro Pride di quest’anno – con la speranza che possa presto tornare a Perugia a conoscere i suoi nonni e cuginetti. Per chiudere in bellezza la nostra tre giorni di orgoglio, ci sarà l’ormai imperdibile ed esuberante appuntamento di Miss Drag Queen Umbria 2017, la domenica sera. Il programma completo è consultabile sulla nostra pagina: http://www.perugiapride.it/programma-2017/

Vi aspettiamo, laici e laiche, liberi e libere.

*Omphalos

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