mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 09:40

«Università, stop a pettegolezzi e trappole mediatiche: elettori meritano contenuti»

L’intervento del professor Mauro Bove in vista del ballottaggio: «Non è il potere che deve far paura, ma il suo esercizio lontano dal bene comune»

Il seggio allestito per le elezioni del nuovo rettore (foto F.Troccoli)

di Mauro Bove*

Cari tutti, in questi ultimi giorni di campagna elettorale i toni si stanno inasprendo, facendo scadere il dibattito ad un clima di “quasi” rissa. Ciò non fa bene a coloro che li usano e ancor meno bene fa al nostro Ateneo. Gli uni accusano gli altri di stipulare accordi personalistici, di puro potere, addirittura innaturali. Cosa sia naturale o innaturale francamente è poco comprensibile. Io non sono credente, ma ho bisogno di confrontarmi giornalmente con coloro che hanno trovato la fede, perché, al di là delle risposte diverse, tutte le persone che cercano di vivere con consapevolezza e impegno partono dalle stesse domande e così percorrono lo stesso tragitto. Senza considerare il fatto che l’altro da me non può che essere un arricchimento di me. Per cui è del tutto naturale che i diversi si parlino, si comprendano e crescano insieme, ciascuno nella propria libertà, mentre sarebbe innaturale il contrario.

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Potere come poter fare Quanto ai personalismi, non vedo come una competizione elettorale possa prescindere dalle persone, appunto! Sarebbe un vero danno, direi un tuffo in un oscuro passato, se il dibattito perdesse la luce o l’ombra di coloro che, personalmente, ne sono protagonisti. Fa un po’ sorridere, poi, usare l’espressione “accordo di potere” come una forma di accusa agli avversari e uno spauracchio per le persone che si vogliono spaventare. La competizione è fatta per raggiungere il potere e ogni accordo tra i competitori deve avere come prospettiva il potere, inteso come “poter fare” per il bene comune. Non è il potere che deve far paura, ma il suo esercizio lontano dal bene comune e in funzione degli interessi di coloro che lo detengono. Ebbene: qualcuno può accusare l’altro che eserciterà il potere accademico contro il bene della nostra comunità? Se non si vogliono fare processi alle intenzioni, del tutto strumentali e vuoti di contenuto, io direi che ogni parte in contesa debba onorare l’altro.

Si parli di contenuti E allora che si faccia un confronto, anche aspro se si vuole, sui contenuti che interessano tutti. Nessuno può veramente appassionarsi a scadenti accostamenti tra candidati in gioco e soggetti esterni che poco possono interessarci. Nessuno può cadere in trappole mediatiche che, giocando su immagini poco eleganti, vogliono solo far scattare impulsi emotivi di paura o rabbia. Nessuno deve dimenticare che noi, elettori, siamo esseri pensanti, persone che ogni giorno lavorano e studiano nel nostro Ateneo. Persone che meritano la comunicazione di contenuti, lontano da un chiacchiericcio che scade nel pettegolezzo. Non altro.

*Ordinario di diritto processuale civile, membro del Cda dell’Università di Perugia

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