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sabato 13 agosto - Aggiornato alle 01:57

Treofan e Sangemini, destino da scrivere: «Troppa nebbia sui piani industriali»

Il Partito democratico: «Via ad approfondimenti sulle due vicende: ai silenzi e al giocare al nascondersi, preferiamo le proposte»

di Daniele Lombardini, Fabrizio Bellini e Pierluigi Spinelli*
«Sarà un dicembre di attesa e speranze per tanti lavoratori dell’Umbria meridionale. Non solo di quelli che attendono gli sviluppi relativi alla vicenda Ast. Due importanti vertenze tengono in apprensione lavoratori e comunità territoriale: Treofan ed ex Sangemini.
Treofan La prima il cui piano di reindustrializzazione sembrerebbe legato, secondo quanto comunicato dal Mise e dal liquidatore ai sindacati, ad un paio di progetti definiti ‘complementari e non concorrenti’: uno legato al settore delle bioplastiche per il quale si fa ormai esplicitamente riferimento a Novamont, l’altro del quale sostanzialmente si sa ben poco, sia su oggetto che attori in campo (si va da una ipotesi di polo del riciclo della plastica allo stoccaggio dell’idrogeno). Poche informazioni, insomma, e tanta incertezza, nonostante le rassicurazioni della viceministra Todde. E a breve le scadenze della cassaintegrazione per la quale, è stato detto, ci sono risorse per una proroga. Sia per i circa 130 lavoratori che per i player che intendano partecipare alla reindustrializzazione del sito le tempistiche non sono affatto banali: gli impegni ‘nero su bianco’ costituiscono i presupposti necessari per il rinnovo della cassa integrazione e delle risorse attivabili del Pnrr.
Acque minerali d’Italia Non meno tensione tra i circa 80 lavoratori dell’ex Sangemini che aspettano il 16 dicembre per la ratifica dell’omologa del concordato, ma che ancora sono all’oscuro di quanto si voglia fare relativamente ai piani commerciali, quali saranno i ruoli dei marchi umbri, il rinnovo degli impianti, il futuro della ‘linea vetro’. Tutto ciò che qualifica la competitività del sito insomma. Anche in questo caso la Regione conferma la copertura finanziaria per cassa integrazione e formazione. Sullo sfondo la promessa di calendarizzare incontri futuri per condividere un percorso e pianificare la produzione del prossimo anno. Che nel frattempo è arrivato. Settori e storie diverse, ma con un denominatore in comune: una cappa di indeterminatezza e silenzi che i lavoratori non meritano. Una nebbia fitta non solo sui piani industriali, ma sulle reali risorse a disposizione. Più volte in questi giorni abbiamo assistito a dichiarazioni da parte della Regione che qualificano il rinnovo dell’Accordo di Programma (dopo più di 8 mesi di attesa) come panacea per tutti i mali, sia che si tratti di ammortizzatori sociali che di incentivi per creare nuovo sviluppo. Siamo sicuri che i fondi siano sufficienti per far tutto?
Politiche attive del lavoro Si parla poi molto spesso di formazione. Sarebbe interessante capire se gli interventi che saranno attivati saranno correlati agli stessi piani industriali in campo oppure se dietro alla funzione di politica attiva del lavoro non si nasconda in realtà un ennesimo ammortizzatore: due traiettorie con un respiro (compreso quello dei lavoratori e delle loro famiglie) completamente diverso. Il Partito Democratico intende mantenere alta l’attenzione su queste e altre crisi aziendali che purtroppo stanno interessando il nostro territorio. Oltre a batterci per la protezione dei nostri siti produttivi stiamo lavorando per costruire percorsi politici comuni insieme ad altre Regioni, forze politiche, associazioni, consapevoli che in mondo globalizzato solo la ricerca di soluzioni innovative e sostenibili possono contribuire a rafforzare lo sviluppo della nostra comunità. È nostra intenzione alimentare il dibattito a livello nazionale.
Pd Non ci rassegnamo infatti all’ostruzionismo che la Regione Umbria sta ponendo alle nostre proposte come quella di accompagnare le risorse aggiuntive relative all’area di crisi complessa con adeguate ulteriori risorse regionali per le piccole imprese e per le politiche attive del lavoro. E come quella di richiedere ai presidenti delle Regioni Lazio Marche e Toscana la convocazione di una formale e stabile conferenza interregionale sulle infrastrutture dell’Italia mediana al fine di attuare un coordinamento strutturato e rilanciare lo sviluppo dell’Umbria e di questa parte dell’Italia, cogliendo tutte le opportunità che il prossimo settennato di fondi europei e le risorse del Pnrr offrono come opportunità unica e irripetibile. Non comprendiamo il rifiuto del centrodestra umbro a tutti i livelli istituzionali ad impegnarsi a monitorare sin da subito questa difficile fase di transizione di fine anno coinvolgendo le istituzioni locali e le parti sociali. Per quanto ci riguarda stiamo già lavorando, in analogia con quanto fatto per la siderurgia, a dei momenti di approfondimento relativi a chimica verde, all’idrogeno ed alle nuove frontiere delle sviluppo sostenibile. Perchè ai silenzi, al giocare al nascondersi, preferiamo le proposte».
*Responsabile Lavoro segreteria regionale Pd Umbria, segretario Unione comunale Pd Terni, segretario federazione provinciale Pd Terni

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