giovedì 21 marzo - Aggiornato alle 06:38

Terni, Piazza democratica dopo il voto Pd: «Uscire dalla logica della prima Repubblica»

L’intervento di Adriano Padiglioni, responsabile del Comitato, dopo il voto per la segreteria regionale

di Adriano Padiglioni, Comitato Piazza Democratica Terni

Il 16 dicembre oltre 7 mila persone hanno dato fiducia al progetto di Walter Verini per un partito Democratico libero dalle correnti di potere ed aperto alla società. Un progetto che abbiamo sostenuto con convinzione insieme a tanti cittadini che hanno votato per il cambiamento e per una vera discontinuità rispetto alle condotte del passato. Il neo segretario Giampiero Bocci oggi ha la responsabilità di costruire un partito unito che tenga conto di questa forte spinta verso un’innovazione reale di metodi e di contenuti. Alcuni suoi sostenitori, più tifosi che militanti, appaiono invece ripiegati ancora su logiche e strumenti da prima repubblica, dimostrando di un aver compreso fino in fondo il messaggio politico che è arrivato dalle urne. Questa domanda di cambiamento a Terni è apparsa ancora più forte e pressante. Nella città dell’acciaio non si è registrata la sconfitta di Verini, come sostengono alcuni, essendo quello di Terni, uno dei miglior i risultati regionali e pensare di chiudersi emarginando la metà del partito che si è espresso domenica sarebbe un errore fatale per il Pd. La maggioranza che ha eletto a Terni, come segretario, il senatore Grimani, non può continuare a tenere in ostaggio un partito in cui non esistono le condizioni minime di agibilità politica. Chi non ha votato nè segretario né presidente del Pd, lo ha fatto per mancanza del confronto politico più volte richiesto. Come risposta a tutto ciò, non è possibile perseverare in comportamenti provocatori, del tutto privi di una logica politica utile a ricostruire un partito dilaniato dalle risse interne, come è stato quello ternano. A tal proposito, ci permettiamo di valutare le esternazioni del consigliere regionale Eros Brega, riportate dalla stampa, quanto mai preoccupanti perché, all’indomani dell’elezione del nuovo segretario regionale del Pd, appaiono tese a condizionare strumetalmente il dibattito politico ternano oltre che l’operato della stessa giunta regionale e l’autonomia della presidente Catiuscia Marini. Forse sarebbe utile fare una verifica sul merito dell’operato dei consiglieri regionali di Terni in relazione agli interessi della città: confronti sul merito e sulla capacità dei nostri amministratori sarebbero più utili per oggi e per domani. Pensare che il risultato della città di Terni, che ha visto Giampiero Bocci prevalere di soli 40 voti rispetto a Walter Verini debba essere il pretesto per un rimpasto di giunta, la dice lunga sull’idea di partito che si ha in testa, in cui non c’è spazio per un dibattito sul reale valore delle persone e delle azioni messe in campo per la città, ma si riduce la politica ad un mero regolamento di conti interno dove le prove muscolari, a tutti i livelli, pesano più delle idee, del merito e dei valori democratici.

Il valore politico della grande partecipazione che si è avuta alle primarie, deve essere teso a dare linfa e legittimazione ad una nuova idea di partito che non può prescindere da una rielaborazione della propria azione politica e di nuovi metodi di coinvolgimento e apertura nei confronti dei propri iscritti ed elettori che chiedono a gran voce un cambiamento. Un grave errore sarebbe, invece, quello di riversare questo straordinario risultato sulle istituzioni che altro sono dal partito in sé e che hanno come unico scopo ed essenza quello di occuparsi dei cittadini e delle loro necessità, senza essere sottoposte a forzature derivanti solo ed esclusivamente da prove di forza all’interno di una qualsiasi forza politica.

Tutto ciò in forte contraddizione con la proposta politica e le parole pronunciate dal neo segretario all’indomani delle primarie. Crediamo dunque che non si possa non tenere conto che il partito democratico di Terni è risultato, ancora una volta, diviso a metà, e la vittoria o la sconfitta non ha nulla a che vedere con una manciata di voti in più o in meno. Tanto più se consideriamo che la straordinaria partecipazione alle primarie del 16 dicembre, con quasi 20 mila cittadini che si sono recati al voto, non è stata del tutto priva di ombre, come nel caso della anomala, quanto cospicua, partecipazione di cittadini extracomunitari visti domenica in piazza a fare la fila al gazebo collocato nel centro di Terni. Tutto regolare, ci mancherebbe, anzi, apprezziamo lo sforzo che alcune comunità, in particolare quella indiana, hanno messo in campo “spontaneamente”, per sostenere le nostre primarie ed alcuni candidati.

Invitiamo, dunque, il consigliere Eros Brega e gli altri dirigenti a promuovere lui stesso un dibattito aperto sulla città e sull’azione di governo messa in campo in questi anni da tutti i suoi rappresentati istituzionali. Sarebbe un primo momento di confronto importante per recuperare uno spirito positivo, a cui ci auguriamo che il neo Segretario Gianpiero Bocci possa esserne l’attore principale per avviare un nuovo corso per il partito democratico ternano, in cui Piazza Democratica non mancherà di dare il suo contributo aperto, qualificato e costruttivo.

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