venerdì 21 settembre - Aggiornato alle 05:58

Tagina, Verini: «Caro Di Maio, su angosce dei lavoratori non si fa propaganda»

Il parlamentare umbro con una lettera aperta al ministro: «Dopo mesi di assenze non mettere il cappellino propagandistico»

Walter Verini (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Walter Verini

Ci sono cose sulle quali non dovrebbero essere agitate bandierine di parte, o di partito. Non mi riferisco solo, naturalmente, alle grandi emergenze, alle calamità, alle minacce alla coesione sociale che derivano dalla criminalità organizzata, o – più in grande – dal terrorismo. Che richiedono risposte della comunità intera. Penso anche a grandi questioni che sono centrali nella vita di tutti noi, a partire dalla battaglia per creare il lavoro per chi non ce l’ha e per difendere quello di chi ce l’ha. Sono parlamentare dell’Umbria da dieci anni, e sono testimone di come e quanto questo tema sia stato stato al centro dell’agenda poltica e istituzionale. In Umbria abbiamo cercato di seguire (cercando di dare una mano) situazioni di grande difficoltà e di grande incertezza. Penso alla ex-Merloni. Alla Trafomec. Al gruppo Novelli, al Gruppo Nardi o alla Maran. Alla Sgl Carbon.

Penso alle battaglie per il futuro delle Acciaierie di Terni o della Perugina. E alla Tagina, che mi dà lo spunto per alcune riflessioni. Potremmo continuare nell’elenco di situazioni, di assemblee davanti ai cancelli delle aziende, di incontri nelle istituzioni. In tutte queste occasioni non solo i sindacati, ma anche le istituzioni come la Regione o i Comuni interessati (la maggioranza dei quali guidati dal centrosinistra e dal Pd) hanno sempre, lo sottolineo, cercato di coinvolgere tutte le forze politiche, tutti i gruppi parlamentari. Su questioni del lavoro, del futuro di aziende e imprese che riguardano la vita di migliaia di famiglie, lo stesso futuro della regione, è stato necessario, è necessario sollecitare l’impegno di tutti. Anche sulla vicenda Tagina c’è stato tutto questo, fino all’altro giorno, quando il Vicepresidente del Consiglio Di Maio ha dato un esempio di vecchia politica. Già il Vicepresidente della Regione Paparelli e il Sindaco Presciutti hanno adoperato argomenti e parole di verità e di serietà istituzionale. Voglio aggiungere la mia testimonianza di parlamentare del PD. In questi mesi difficili abbiamo avuto sollecitazioni e interlocuzioni continue con lavoratori, sindacati, sindaci, rappresentanti della Regione, con i nuovi imprenditori, per spingere il Governo e il Ministro Di Maio a convocare un urgente tavolo di lavoro per risolvere il problema degli ammortizzatori sociali, necessari per il decollo del piano industriale. Abbiamo scritto tre lettere al Ministro. ai suoi stretti collaboratori di Gabinetto e di Segreteria, con cui abbiamo anche parlato personalmente. Abbiamo sostenuto con dichiarazioni pubbliche questa necessità e urgenza. Non solo, abbiamo chiesto a parlamentari dell’attuale maggioranza di fare anche loro la propria parte perché il tavolo venisse convocato al più presto. Il 13 Agosto scorso, all’assemblea di Gualdo Tadino con i lavoratori promossa dai sindacati e dal Sindaco siamo stati noi a proporre una immediata lettera a Di Maio firmata dai parlamentari e dai consiglieri regionali presenti di maggioranza e di opposizione (Smacchi ed io del Pd, Ciprini di 5 Stelle, Caparvi della Lega e Morroni di Forza Italia). In questo quadro anche gli organi di informazione hanno seguito con grande attenzione la vicenda e dato una mano a tenere accesa la luce. L’altra mattina c’è stato l’incontro conclusivo al Mise, nel quale la Regione Umbria ha fatto la proposta di inserire l’emendamento che ha sbloccato la situazione. All’incontro ha assistito qualche parlamentare della attuale maggioranza. Noi non eravamo stati invitati. Non fa niente. Abbiamo subito dichiarato che il Pd avrebbe votato l’emendamento proposto dalla Regione appena il Governo lo avesse presentato nel pomeriggio. Altrimenti, come da regolamento, lo avremmo presentato noi, in aula. I relatori di maggioranza, in Commissione, hanno finalmente presentato l’emendamento e i rappresentanti del Pd lo hanno sostenuto e votato.

Perché, allora, davanti a questo scenario, il vicepresidente del Consiglio e Ministro Di Maio non trova di meglio, dopo mesi di silenzio e mancanza di qualsiasi risposta (mancanza pagata dai lavoratori) che cercare – maldestramente – di mettere il suo cappelluccio propagandistico sulla vicenda? Ma davvero si pensa che si possa fare piccola propaganda sulla vita, le angosce, le speranze dei lavoratori? No, restiamo convinti che nessuno possa e debba agitare bandierine di parte su questi temi. Tanto più se ad agitarle sono i massimi rappresentanti di una istituzione come il Governo del Paese. Se il futuro della Tagina potrà essere guardato con fiducia, è grazie ad un impegno corale. Dei lavoratori, del nuovo gruppo imprenditoriale, dei sindacati, del Sindaco e dei sindaci della zona. Della Regione e del Consiglio regionale. Dei parlamentari che se ne sono occupati e, infine, del Governo che dopo tante settimane di silenzio ha accolto – sia pure in extremis – gli appelli al buon senso, alla ragionevolezza. Questo è lo stile e la sostanza che hanno sempre caratterizzato l’Umbria e Di Maio non dovrebbe né ignorarlo, né dimenticarlo.

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