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lunedì 18 ottobre - Aggiornato alle 00:18

Stagione venatoria al via, Arci Caccia: «In Umbria un calendario al riparo da inutili ricorsi»

Il presidente dell’associazione Bennati: «Speranza è che si possa aprire una nuova stagione di confronto per il bene della caccia»

Un fucile (Jp Valery - Unsplash)

di Emanuele Bennati*

Tra tante polemiche e false aspettative, il 19 settembre inizia la nuova stagione venatoria, sicuramente una stagione con l’amaro in bocca per la mancanza della tortora in pre-apertura, colpa di certo da attribuire al Governo e al ministero competente e non certo alle associazioni venatorie o all’assessore, il quale ha licenziato un calendario venatorio al riparo da inutili ricorsi. Tutto ciò mentre alcuni politici di maggioranza, in barba alle responsabilità di governo, insieme ad alcune associazioni venatorie hanno gridato forzando la mano su questioni che avrebbero di certo portato il calendario verso la sospensione, come accaduto in tutte le regioni italiane, le quali hanno visto falcidiati dai tribunali amministrativi i calendari venatori. Nelle altre regioni le associazioni animaliste e ambientaliste non hanno depositato i ricorsi solo perché le Regioni sono corse ai ripari togliendo la tortora dalle specie cacciabili, venendo meno la certezza del diritto. Tutte le Regioni e le associazioni venatorie erano informate da tempo che, in mancanza del piano di gestione, la tortora non poteva essere inserita tra le specie cacciabili; tutti abbiamo sperato fino all’ultimo che la Conferenza Stato-Regioni licenziasse il piano di gestione, ma così non è stato in quanto mai stato calendarizzato dal Ministero.

CACCIA, IN RETE FALSO COMUNICATO DI REGIONI E ASSOCIAZIONI

Nelle altre regioni Per quanto riguarda il colombaccio la scelta era o in pre-apertura con chiusura anticipata a gennaio, oppure dal 19 settembre fino al 31 gennaio. A nostro avviso, non valeva la pena sacrificare dieci giornate di caccia per consentire una giornata e mezzo in pre-apertura. Questa è la situazione dei calendari venatori delle regioni del Centro Italia riguardo le pre-aperture. Nelle Marche sulla tortora c’è stata la sospensione del Tar, il colombaccio è cacciabile cinque giornate in pre-apertura, poi dal 2 ottobre al 31 gennaio; in Emilia Romagna tortora non cacciabile in pre-apertura, colombaccio cacciabile sei giornate in pre-apertura e chiusura il 13 gennaio; in Toscana tortora non cacciabile in pre-apertura per la modifica del calendario da parte della Regione, colombaccio dal 19 settembre al 31 gennaio, sospeso il prelievo di pavoncella e moriglione da parte del Tar per mancanza piano di gestione; in Abruzzo sospensione da parte del Tar della pre-apertura per tortora, quaglia, ghiandaia, gazza, cornacchia grigia; nel Lazio tortora non cacciabile in pre-apertura, colombaccio dal 2 ottobre al 10 febbraio; la Puglia è invece l’unica regione ad aver effettuato la pre-apertura alla tortora, in quanto il Tar ha ritenuto di non concedere la sospensiva, ma occorrerà attendere la discussione nel merito; in Veneto sospesa la pre-apertura per riscorso al Tar, in Calabria sospesa la caccia a tortora e quaglia nel periodo che va dal 19 al 22 settembre, data in cui si terrà l’udienza camerale; in Sicilia, infine, sospesa la pre-apertura per ricorso al Tar.

IL CALENDARIO VENATORIO E LO STOP ALLA TORTORA

Piani di gestione La delusione per non aver potuto prelevare la tortora in pre-apertura rimane, ma la nota della Commissione europea in risposta alla nota di Arci Caccia nazionale ha ribadito ancora una volta la mancanza del Ministero non solo per non aver approvato il piano di gestione della tortora, ma anche per quello relativo pavoncella e moriglione. Tutto ciò impone che le associazioni venatorie nazionali da subito chiedano l’approvazione dei piani di gestione, non solo per consentirne il prelievo ma anche per garantire che le specie migratici in declino vengano salvaguardate nell’interesse di tutta la comunità. Queste situazioni vanno ricordate a chi, nel 2009, ha sostenuto la modifica della legge 157, promettendo più tempi e più specie; modifica che ha però prodotto l’esatto contrario. La politica venatoria seria, non quella basata sulla propaganda, dovrà avere il coraggio di far emergere le contraddizioni del mondo animalista che, da una parte, fa ricorso alla giustizia amministrativa per tutelare le specie in declino, e dall’altra non si adopera per l’approvazione dei piani di gestione delle specie considerate in declino, a testimonianza che poco importa lo stato di salute della fauna selvatica: l’importante è che ci sia un nemico da combattere. Arci Caccia augura a tutti in bocca al lupo per la stagione venatoria ormai alle porte, con la speranza che anche in Umbria si possa aprire una nuova stagione di confronto per il bene della caccia.

*presidente Arci caccia Umbria

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