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domenica 19 settembre - Aggiornato alle 12:14

Sicurezza a Fontivegge, residente dopo la rissa: «Sono arrivati vicini ai bimbi che giocavano nel parco»

La rabbia di chi vive in via del Macello:«Siamo schiavi di chi ha preso possesso del nostro quartiere»

Un frame della rissa di via del Macello del 2 settembre 2021

«Siamo schiavi di chi ha preso possesso del nostro quartiere». Lo racconta a Umbria24 una lettrice residente in via del Macello, nella zona di Fontivegge a Perugia, dopo la rissa del 2 settembre scorso che ha spinto il questore a disporre la chiusura per 30 giorni di un negozio etnico e a rafforzare i controlli nell’area.

VIDEO: LA RISSA

Lo sfogo di una residente dopo la rissa La mamma racconta che quel giorno, quando almeno una dozzina di persone, non ancora identificate dalle autorità, si sono affrontate a sassate e bottigliate, l’episodio violento si è consumato «a pochissimi metri da alcuni bambini che, con le loro famiglie, si stavano godendo le ultime ore di luce nel parco». La rissa, secondo la residente, è durata «una decina di minuti, dalle 19.40, quando abbiamo iniziato a sentire urla, tonfi e imprecazioni, fino alle 19.50 quando si avvertono sirene e tutti scappano, ma le pattuglie non erano dirette da noi, dove sono arrivate intorno alle 20.30».

«Violenza vicino ai bimbi che giocavano nel parco» Nel racconto della donna c’è tutta la rabbia di chi «non è più libero di uscire serenamente dopo un certo orario, per portare fuori i bambini nello spazio verde, che è trattato come una latrina, puzza di urina e di escrementi, ci sono siringhe, residui di cibo, bottiglie fatte a pezzi e fazzoletti insanguinati». Per la donna ormai chi vive in zona Fontivegge «è schiavo di chi ha preso possesso del quartiere» e «quando qualcuno parla di riqualificazione, sento di doverlo ringraziare, ma ormai non basta più dipingere le panchine o piantare gli alberi. Mi permetto – conclude – di parlare a nome di chi, come me, non ne può più: chiediamo che vengano effettuati più controlli, chiediamo che ci venga restituita la nostra libertà, chiediamo di sentirci più sicuri a casa nostra e di poterci godere il nostro quartiere».

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