martedì 20 agosto - Aggiornato alle 09:21

Sanità, Cisl Medici Umbria: «Due aziende socio-sanitarie: Umbria Nord e Umbria Sud»

La proposta del segretario generale Tullo Ostilio Moschini: «Rispondere alle esigenze di tutto il territorio regionale»

di Tullio Ostilio Moschini, segretario della Federazione Cisl Medici-Veterinari-Dirigenti Sanitari Umbria

«L’Ospedale di Perugia, come del resto quello di Terni è sia Ospedale della città e del circondario che Ospedale di II livello con le alte specialità. Non può da solo gestire tutto, senza che il territorio e gli ospedali limitrofi in rete abbiano una loro valenza peculiare ed un proprio ruolo. Pertanto nella riconfigurazione e ridefinizione del numero, delle pertinenze territoriali e delle competenze organizzative delle Aziende Ospedaliere e delle Aziende Sanitarie, in relazione alle diverse ipotesi formulate (tra cui una sola ASL da San Giustino a Narni con Azienda Ospedaliera unica Perugia-Terni) ed in generale rispetto al nuovo Piano Sanitario Regionale, la Federazione Cisl Medici-Veterinari-Dirigenti Sanitari Umbria ribadisce una sua proposta, da tempo presentata dal coordinatore della confederazione per la sanità Pino Giordano: due sole Aziende, Nord e Sud. Riteniamo migliore il modello lombardo e la denominazione di Azienda Socio-Sanitaria Umbria Nord e Umbria Sud, dove ricadono rispettivamente gli Ospedali di II livello ad alta specialità di Perugia e di Terni in stretto raccordo con rete ospedaliera e servizi territoriali.

La configurazione Azienda Socio-Sanitaria Umbria Nord ed Umbria Sud permetterebbe, secondo il segretario generale della Cisl Medici Umbria “di rispondere in modo adeguato ed omogeneo alle problematiche del territorio come: aggregazioni funzionali territoriali, medici di base ex guardia medica-pediatria, distretti, cronicità, centri salute mentale, residenze sanitarie assistite, specialistica ambulatoriale. Allo stesso modo risolverebbe questioni inerenti il monitoraggio ambientale, la prevenzione primaria e secondaria, l’appropriatezza prescrittiva e il governo efficiente delle liste di attesa con un Portale Unico di tutti i medici (ospedalieri, convenzionati, medici di base, specialisti ambulatoriali) per calendarizzare prestazioni peculiari nell’ottica della continuità assistenziale: sicurezza delle cure, salute mentale, dipendenze, gestione del paziente e della sua malattia in particolare nelle patologie gravi come quelle oncologiche, cardiovascolari, neurologiche. Patologie che coinvolgono l’ambiente familiare e quindi il territorio, anche con l’istituzione dell’Infermiere di Famiglia. I due Ospedali maggiori, grazie alle loro reali alte specialità, non solo rispondono ai bisogni del proprio territorio contenendo la mobilità regionale in uscita, ma promuovono la qualità delle cure e richiamano pertanto utenza regionale esterna e utenza privata per sostenere il Servizio Sanitario Nazionale, integrato e non sostituito.

Ma per questo occorre che la Regione promuova il censimento generale di tutti i professionisti, valuti il loro reale peso e la coerenza tra capacità e ruolo in servizio con nuclei di oggettiva valutazione esterni alle strutture complesse e ai dipartimenti, individui le criticità e le carenze, elabori un piano strategico dei servizi e del personale, arruoli i migliori specializzandi, analizzi ed implementi la pertinenza della collocazione dei professionisti nelle giuste sedi di lavoro, istituisca una propria attività aziendale che consenta di mettere in gioco le professionalità per erogare prestazioni e procedure. Si salva il Servizio Sanitario Nazionale – conclude Moschini – ridando ruolo e dignità ai professionisti nell’interesse della salute dei cittadini, quella reale, di chi soffre, di chi ha paura, di chi non sa cosa fare e a chi rivolgersi, di chi cerca anche un aiuto e un conforto».

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