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domenica 3 luglio - Aggiornato alle 22:26

Quadrilatero, la strada dei sogni. ‘Quella congiunzione astrale’ straordinaria l’ha resa possibile

E’ stata, al tempo stesso, la strada degli incubi per moltissime imprese, alcune delle quali hanno definitivamente chiuso i battenti

di Diego Zurli
architetto, ex componente del Cda di Quadrilatero Spa

La presentazione del libro “La Strada Dei Sogni” che ripercorre le tappe fondamentali della nascita e della realizzazione del progetto “Quadrilatero di Penetrazione Umbria-Marche” svoltosi a Macerata, è stata l’occasione per ripercorrere alcune delle tappe fondamentali di uno dei più importanti progetti viari realizzati in Italia in tempi recenti. Gli autori – Fabrizio Romozzi e Maurizio Verdenelli – anche avvalendosi del contributo di alcuni dei protagonisti, hanno raccontato le vicende che hanno reso possibile il completamento di un sistema viario caratterizzato da una serie di trasversali che “sbattevano sull’appennino” per lungo tempo rimasto incompiuto. Per me, è stata soprattutto l’occasione per incontrare nuovamente alcuni compagni di viaggio degli anni nei quali ho fatto parte, in rappresentanza dell’Umbria, del Consiglio di Amministrazione della società di progetto che ha realizzato le opere. Anni piuttosto difficili caratterizzati da una serie di vicissitudini sfavorevoli quali il fallimento di ben due General Contractor su tre sull’asse viario Perugia-Ancona (il terzo è stato miracolosamente salvato per incorporazione nel colosso delle costruzioni WeBuild nato dal gruppo Salini-Impregilo con la benedizione di Cassa Depositi e Prestiti) o quelle altrettanto disdicevoli dei difetti costruttivi – scoperti ma in realtà già noti – sul calcestruzzo di rivestimento di alcune gallerie della Foligno-Civitanova e di cui si è occupata a lungo l’informazione nazionale. La “Strada dei Sogni” è stata anche, al tempo stesso, la strada degli incubi per moltissime imprese, alcune delle quali hanno definitivamente chiuso i battenti, private delle normali tutele che avrebbero dovuto garantire i sub-appaltatori e che hanno costretto Parlamento e Governo a istituire un apposito “Fondo Salva-Imprese” per cercare di evitarne il default. Ciononostante, occorre riconoscere che il Progetto Quadrilatero è stata una delle non moltissime iniziative che, pur tra notevoli criticità, possono essere considerate giunte a buon fine tra quelle inserite nella celebre lista della cosiddetta “Legge Obiettivo”, lo strumento voluto dal Governo Berlusconi per facilitare la realizzazione delle grandi infrastrutture strategiche in Italia attraverso semplificazioni burocratiche e modalità attuative che, almeno nelle intenzioni ma non nella realtà, avrebbero dovuto imprimere una straordinaria accelerazione al compimento delle stesse.

Non è questa la sede per effettuare un bilancio della legge 443 del 2001, abrogata dal Codice dei Contratti Pubblici del 2016 ma confermata in uno dei suoi istituti fondamentali come quello del Contraente Generale che, occorre ammetterlo, nell’applicazione italiana ha prodotto in prevalenza esiti infausti. Peraltro una operazione verità sui non molti risultati positivi ottenuti e sui suoi numerosi fallimenti sarebbe oltremodo utile in una fase in cui ci si accinge a realizzare il più importante programma di opere pubbliche mai visto, dal dopoguerra in poi, con il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (Pnrr). Come è noto, il nostro paese si dimostra sempre pronto ad annullare precedenti riforme (soprattutto quando a partorirle siano stati governi di opposta tendenza politica) ma non è quasi mai in grado produrne delle nuove e di migliori quasi come se ciò fosse la stessa cosa. Ad oggi, infatti, Parlamento e Governo non sono stati in grado di partorire una riforma decente del vigente Codice dei Contratti Pubblici che ha dato esiti ritenuti largamente insoddisfacenti dalla gran parte degli osservatori, salvo nominare commissari a raffica e dispensare deroghe pensando che ciò possa risolvere in qualche modo il problema.

Ma, tornando all’evento di presentazione del libro e agli interventi dei vari relatori, ci è sembrato di cogliere un certo “strabismo territoriale” che ha rivolto principalmente l’attenzione verso l’asse Foligno-Civitanova con le relative intervallive e allacci vari e non già anche verso l’altro asse della Perugia-Ancona, tuttora in piccola parte incompiuto, tuttavia anch’esso di prossima ultimazione. Atteggiamento del tutto comprensibile e giustificabile, considerata la sede del convegno. Nel contempo, bisogna tuttavia riconoscere con onestà che, senza l’impulso iniziale e la visione delle personalità che hanno svolto un ruolo trainante (il quartetto Baldassarri, Pieralisi, Pupo, Romozzi) alcune delle quali recentemente scomparse e che assieme a poche altre si sono spese per creare le condizioni necessarie alla realizzazione dell’opera, oggi noi non avremmo completato né la Foligno-Civitanova né, tantomeno, la Perugia-Ancona. Sarebbe forse stato utile sottolineare maggiormente anche il ruolo decisivo svolto dall’azionista di maggioranza ANAS, inizialmente non troppo convinta della necessità di costituire la società pubblica di progetto, la prima ad essere sperimentata in Italia, ma che poi ha messo a disposizione alcuni dei suoi uomini migliori come Mucilli e Simonini, tecnici di grande esperienza e competenza, senza i quali non sarebbe stato possibile risolvere le criticità incontrate nel corso dei lavori cui si è fatto precedentemente cenno. E’ stato giusto e doveroso ricordare, come peraltro è stato fatto, anche il contributo portato dai soci di minoranza: innanzitutto le due Province e le due Regioni le quali, mettendo da parte le rivalità politiche con il Governo nazionale, hanno a loro volta investito ingenti somme provenienti dai fondi del terremoto del 1997 avendo le stesse compreso che nessuna autentica ricostruzione è possibile senza una visione integrata in grado di tenere insieme il ripristino delle condizioni insediative con quelle capaci di innescare nuove opportunità di sviluppo: una lezione, purtroppo, che sembra rapidamente dimenticata in occasione dei successivi eventi del 2016. Infine, le Camere di Commercio di Perugia e Macerata, i soli soggetti che hanno scommesso sull’architettura finanziaria alla base del progetto di concorrere al co-finanziamento dell’opera tramite la canalizzazione di risorse private provenienti dal mondo produttivo istituendo una tassa di scopo. Occorrerebbe spendere infatti qualche ulteriore riflessione sul modello finanziario – quello derivante dall’attuazione del cosiddetto Piano di Area Vasta – che alla prova dei fatti si è dimostrato irrealizzabile. Eppure quello del parziale coinvolgimento anche finanziario delle comunità interessate al progetto era apparso inizialmente come uno dei punti più innovativi del Progetto Quadrilatero: la “cattura di valore” pensata da Mario Baldassarri resa possibile dalla realizzazione dell’opera e la sua restituzione alla collettività tramite il cofinanziamento della stessa era un idea straordinariamente innovativa ma dimostratasi assolutamente improponibile in un paese come il nostro fin troppo abituato, per storia e per cultura, a privatizzare i profitti piuttosto che a socializzarne una parte, seppur modesta.

Ci sono infine alcuni aspetti molto importanti che, in conclusione, meritano di essere sottolineati. Il primo, è che il Progetto Quadrilatero è stato reso possibile grazie a quello che Baldassarri stesso ha definito come una congiuntura astrale favorevole che ha messo insieme le giuste condizioni per la sua riuscita: l’accumulazione e il coinvolgimento di competenze provenienti dalla politica, da quelle delle professioni tecniche, dal mondo delle imprese e dal territorio, ecc. Come ha giustamente osservato l’avvocato Giuseppe Giuffrè, consulente giuridico del Ministero al tempo della Legge Obiettivo il quale, assieme all’ing. Ercole Incalza ne è considerato uno dei padri, occorre chiedersi perché, a proposito di quest’ultima e del Progetto Quadrilatero, “tra le tante mosche nere, ci sono state anche alcune mosche bianche”. La risposta è che queste opere hanno attraversato territori e coinvolto comunità molto diverse in termini di aggregazione e protagonismo sociale le quali hanno partecipato in prima persona e con convinzione alla loro felice riuscita. Il secondo aspetto, quello che mi è sembrato più significativo, è che il Quadrilatero Umbria-Marche non era stato pensato semplicemente come un progetto viario. L’idea di consolidare un sistema di relazioni stabili tra i due versanti dell’appennino anticipando, per quanto possibile, i mutamenti in atto in regioni come l’Umbria e, per la prima volta anche nelle Marche, avviate ad una fase di progressivo declino, è un idea che trova alcuni riscontri nelle ricerche di un attento osservatore delle geografie dello sviluppo delle aree interne come Aldo Bonomi. Mettere al centro della nostra attenzione i territori marginali immaginando nuove traiettorie di sviluppo che non subiscano passivamente le conseguenze dell’avanzata dell’era della digitalizzazione ma che siano in grado di recuperare una visione capace di valorizzare le relazioni con il territorio è oggi un tema di stringente attualità. Mario Baldassarri nel suo ultimo intervento ha infine tirato fuori dal cassetto, liberandola dalla polvere accumulata dagli anni e dalle ingiurie del tempo, l’idea della “Città Regione”: un paradigma a lungo coltivato anche dall’Umbria che, tra i molti limiti, aveva in sé la consapevolezza che solo facendo sistema si può sperare, grazie un comune gioco di squadra che superi i confini e le barriere, di contrastare la tendenza al declino altrimenti inevitabile. Le infrastrutture – ovviamente non solo quelle stradali – servono anche a questo ma ancora di più, come l’intera vicenda di Quadrilatero ha dimostrato, serve la buona politica: quella che almeno per un breve momento ha visto accantonare rivalità e contrapposizioni per ottenere un risultato su cui solo i quattro visionari promotori del progetto avrebbero inizialmente scommesso, essendo stato realizzato in tempi incomparabilmente più brevi di opere similari e rimasto – cosa assai infrequente – in larghissima misura all’interno dei costi inizialmente previsti.

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