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lunedì 4 luglio - Aggiornato alle 17:10

Pride, Pillon scassatutto: colpiti Tesei, Lega e maggioranza ternana. Ma la Chiesa non lo sostiene

Destra cattolica furiosa contro la presidente dell’Umbria: non c’è neppure un prete che si pronunci

di Gabriella Mecucci

La vigilia del Pride umbro vede di scena una destra cattolica furiosa. Il rodomontico senatore Pillon e i suoi amici più stretti stanno spaccando tutto e tutti con i loro attacchi contro la presidente della Regione. Il primo effetto della carica a testa bassa del parlamentare leghista è infatti quello di colpire duramente la Lega, rappresentandola come un partito, al cui vertice regionale, ci sarebbe un’opportunista. Di più: una traditrice. Così viene dipinta Donatella Tesei dal camion vela parcheggiato a Corso Vannucci e dall’intera pagina pubblicitaria acquistata dal movimento ‘Pro Vita’ sul quotidiano “La Verità”. Una spaccatura quella provocata difficilmente sanabile.

IL DISEGNO POLITICO

Come se questo non bastasse, Pillon e i suoi hanno anche diviso la maggioranza che guida il Comune di Terni: Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno infatti votato a favore del patrocinio al Pride, mentre la Lega ternana si è schierata contro. Il sindaco della città, del resto, aveva già e più volte manifestato le sue sue posizioni da estrema destra cattolica, distanti mille miglia da Papa Bergoglio. E la Chiesa umbra cosa dice? Non c’è nessuno – nemmeno un prete – che abbia mostrato simpatia per le furiose polemiche di Pillon contro la Tesei. E questo fa loro onore. Anche in passato le gerarchie non avevano apprezzato la faziosità del senatore. Grazie a lui, chi volesse esprimere oggi posizioni critiche sul gay pride, si troverebbe isolato, o meglio, imbrancato con un gruppo di fanatici: l’incursione integralista di Pro Vita ha trovato infatti come unico alleato Adinolfi – il politico più solo e meno votato d’Italia.

Donatella Tesei aveva concesso il patrocinio dando prova di portare rispetto anche verso posizioni distanti dalle sue. E’ noto infatti come la presidente non nutra alcuna simpatia per il gender né per l’dea di famiglia che viene fragorosamente rappresentata dai diversi gay pride. Ma le istituzioni devono fare lo sforzo di essere punto di riferimento per tutti i cittadini, anche per quelli di cui non si condividono le scelte, né il modo di rappresentarle. La democrazia liberale è fatta così. Naturalmente – ci mancherebbe altro – si può non essere d’accordo con la concessione di un patrocinio. Si possono esprimere anche pubblicamente critiche e obiezioni. Ma il senatore spaccatutto e i suoi non si sono limitati a questo. Hanno fatto girare per l’Umbria grandi camion vela con la foto della presidente Tesei (wanted) e le accuse, per nulla velate, di tradimento. Hanno acquistato un’intera pagina de “La Verità” per portare lo scontro a livello nazionale. E tutto questo è stato organizzato contro un’esponente dello stesso partito di Pillon.

Lega contro la Lega, dunque. Una chiassosa, plateale propaganda contro chi guida la maggioranza di cui si fa parte. Chi guardi dall’esterno queste manifestazioni di dissenso non può che ricevere l’impressione di assistere ad una campagna elettorale della Destra contro la Destra. Questo non si era davvero mai visto. Se il centrosinistra umbro avesse cercato di architettare un attacco politico tanto grave ed efficace quanto quello del senatore spaccatutto, non ci sarebbe riuscito. Ha ricevuto un generoso quanto inaspettato regalo. Il danno per il centrodestra è sotto gli occhi di tutti.

Perchè allora Pillon ha provocato un tale sconquasso? E’ legittimo il sospetto che le ragioni vadano cercate nel suo interesse a mettere in difficoltà la Tesei per diventare lui – e solo lui – il più autorevole dirigente leghista dell’Umbria. E’ noto infatti che potrebbe non essere ricandidato in Lombardia dove Salvini, anche dopo gli schiaffoni presi alle recenti amministrative, è in vistosa difficoltà ad ospitare gli esterni. Quindi, Pillion punterebbe sull’Umbria. Ma qui, i possibili eletti potrebbero essere due in tutto, come effetto della riduzione del numero dei parlamentari e forse anche dei consensi. E tra quelli che vorrebbero andare a Roma nel 2023, ci sarebbe anche la Tesei. Dopo aver “aiutato” Salvini ad espugnare la storica “regione rossa”, la presidente preferirebbe infatti tornarsene al Senato.

Sarà possibile? Nessuno lo sa per certo, ma il senatore scassatutto si è portato avanti col lavoro e ha cominciato con l’attaccare una delle possibili candidate che potrebbe sbarrargli la strada verso il seggio. E’ forse per questo che i camion vela itineranti con foto e accuse alla Tesei hanno dato l’idea di una campagna elettorale anticipata? Tant’è, difficile fornire certezze assolute: da qui al 2023, ne passerà di acqua sotto i ponti. Ma la violenza dell’attacco autorizza tutte le dietrologie possibili. Altrimenti, perchè questo autogol? E’ solo avventurismo politico e desiderio di isolamento? Insomma, solo cieca faziosità mista a incapacità?

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