venerdì 6 dicembre - Aggiornato alle 20:21

Perugia-Ternana, Angelo Montenovo: «Quel gol di mano fu un gesto antisportivo ma involontario». La telefonata

Mario Mariano con Angelo Montenovo

di Mario Mariano

Una carriera racchiusa in un palmo di mano. Gloria, applausi e pure ingaggi importanti per l’epoca, negli stadi di tutta Italia, ma di Angelo Montenovo, classe di ferro 1939, 31 reti e 135 partite col Grifo, intere generazioni di tifosi di Perugia e Ternana ricordano quel goal di 46 anni fa esatti (24 novembre 1968) realizzato allo stadio di Viale Brin con una mano: 1-1 il risultato, derby che il Perugia stava perdendo quando mancava appena un minuto alla fine.

Il gol nella mischia «Questa storia l’ho raccontata chissà quante volte, ma ogni volta che lo faccio, rivivo quei fotogrammi che ho ben impressi nella memoria. Allora noi eravamo tutti in attacco, sapevamo che mancava pochissimo alla fine. Era avanzato anche Panio che calcio verso la porta, un difensore respinse male ed il pallone si impennò. Ricordo che eravamo almeno in 7 o 8 a contenderci quel pallone, noi eravamo di più, quando si abbassò, in mezzo a quel groviglio di gambe e di teste, istintivamente la colpii con una mano e fu l’1-1».

Silenzio per anni Facile immaginare la scena, che Montenovo racconta con dovizia di particolari: «I compagni mi abbracciarono con grande entusiasmo ed io stetti zitto, anche se i ternani protestarono a lungo e i tifosi, che erano proprio dietro la porta si accorsero di quella deviazione strana». La polemica si infiammò negli spogliatoi, ci fu chi voleva che l’autore del misfatto confessasse pubblicamente, il Perugia uscì dallo stadio tra le urla dei tifosi. «Non l’ho mai ammesso se non dopo molti anni, una volta mi chiese di dirgli come erano andate le cose l’arbitro, che sarebbe diventato un personaggio, Alberto Michellotti. Mi vergognai di dirgli la verità, mi dispiaceva dirgli che non si era accorto di nulla. Posso dire che allora non c’era la moviola ma non sarebbe stato facile per nessun obbiettivo cogliere l’attimo fatale».

Liquidato Montenovo da due anni ha chiuso con il calcio, «dopo 35 anni di settore giovanile al Perugia, mi sarei aspettato qualche comunicazione ufficiale, che so, una stretta di mano, un saluto. Ed invece a dirmi che non rientravo più nei programmi è stato il gestore del bar dei campi d’allenamento. Ho provato a chiedere spiegazione per tutelare la mia dignità, ma ho visto solo tanto imbarazzo. Ho sempre tanti sentimenti per il mio Perugia, ma non ho più messo piede allo stadio, mi diverto a frequentare la bocciofila di Pian di Massiano e anche lì in questi giorni due o tre tifosi della Ternana hanno ritirato fuori la storia del goal di mano».

Il cuore in Nord Una carriera ridimensionata da un grave infortunio subito nell’anno della serie A con la maglia della Spal: «Giocavo nella Juventina di Falovo e un osservatore mi segnalò al commendator Mazza, personaggio unico. Segnai goal importanti, poi mi ruppi il crociato nella partita contro la Roma, e da lì cominciai a viaggiare Novara, Varese, Verona, Salernitana, fino al ritorno alla base, a Perugia dove quasi subito trovai Mazzetti, che mi dette fiducia e vincemmo il campionato che ci portò in B. Contro la Ternana sono imbattuto, credo di essere l’unico nella storia del Grifo a non aver mai perso né da calciatore né da allenatore. Domenica sarò con il cuore in Curva Nord con i ragazzi; il pronostico è solo in una direzione, per tanti motivi, ma non vorrei che nessuno si facesse illusioni: lo dico in maniera semplice ma convinta, un derby dà delle motivazioni speciali ai calciatori, i valori tecnici ed il fattore campo, non hanno il peso classico».

I suoi ragazzi In 35 anni di istruttore del settore giovanile decine e decine di giovani hanno imparato i fondamentali con lui, l’elenco sarebbe lunghissimo: «Dico che anche se ho chiuso da due anni, due miei allievi sono in A, ed uno anche in Nazionale, mi riferisco ovviamente ad Andrea Ranocchia, che ho allenato fino a 15 anni, prima che passasse all’Arezzo. Del passato dico Gattuso, ma un giorno mi sono divertito a contarli proprio tutti: in A hanno giocato 30 mie ex ragazzi. Una grande soddisfazione».

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