mercoledì 26 giugno - Aggiornato alle 03:58

Perugia, dopo la «rottamazione» ancora non si vede la mano di Andrea Camplone

Il Pagellone di Mario Mariano

Il Pagellone di Mario Mariano

di Mario Mariano

A volte succede che volendo cambiare strada, convinti di arrivare prima al traguardo, si è costretti a fermarsi alla prima piazzola per esaminare la possibilità di cambiare ancora il guidatore. Si potrebbe anche pensare ad una inversione ad «U», ma poi bisogna mettere nel conto il rischio del ritiro della patente. Fuor di metafora, da Sorrento non arriva nessun segnale, altro che cambio di rotta: gioco frammentario, reparti distanti l’uno dall’altro, in tanti che si limitano ad un compitino per limitare i danni e sperare in qualche colpo di fortuna che nel calcio a volte nasconde le magagne.

La mano dell’allievo La mano del nuovo allenatore Andrea Camplone non si vede perché sono sempre i maestri a vincere e quasi mai gli allievi: del suo mentore Giovanni Galeone l’ex terzino del Pescara non ha preso quasi nulla, almeno a livello calcistico, perché al gusto per il calcio lineare ed efficace preferisce il pragmatismo e l’improvvisazione. Speriamo solo che anche lui ami la buona tavola e il vino di qualità.

SORRENTO-PERUGIA 0-0, LA CRONACA

Bottino magro Due pareggi in campionato ed una sconfitta in Coppa Italia: risultati che non incoraggiano di sicuro i due azionisti a pensare che si possa uscire dalla crisi globale a breve termine. La convinta «rottamazione» – Battistini, Arcipreti, Clemente – unita a decisioni che sanno di rivoluzione a metà – accantonamento degli anziani a favore dei giovani – non ha dato frutti sperati ma soprattutto induce a pensare che i progetti saranno ridimensionati. Camplone si è infilato in un tunnel che ha pochi spiragli di luce, insistendo sul fatto che la squadra è «troppo preoccupata», che «la rimonta subita dal Frosinone ancora pesa nella testa dei giocatori». Sono passati 15 giorni da quella domenica, c’è stato un ritiro più subìto che condiviso, ed è impensabile che ancora siano rimaste delle scorie: piuttosto a Sorrento Camplone per salvare almeno lo 0-0 ha pensato di effettuare una sostituzione al 90′, segno evidente che almeno lui ha tratto giovamento dall’aria frizzante della Valnerina.

L’amalgama A livello individuale, a parte Politano e Rantier che sembravano avere la testa altrove, e si sa quanto abbia significato il giovane romanista in questa prima fase di campionato, le qualità tecniche ci sono, lo ribadiamo, anche adesso che la classifica è deficitaria. Manca quella che una volta si chiamava amalgama e che un presidente degli anni ’70 pensando che fosse un calciatore, convocò il direttore sportivo e gli impose: «L’allenatore mi dice che ci manca l’amalgama, vedi di comprarla al prezzo migliore». La frase viene attribuita a Massimino, presidente del Catania di quei tempi, e riproporla può essere utile per chi deve provvedere. Mentre impazzano le ipotesi sul come uscire da una situazione di stallo, proponiamo una considerazione semplicissima: riflettere sulle scelte fatte fino ad ora, limitare i proclami («Si è visto tutto un altro gioco», dopo il pareggio con il Frosinone) e valutare senza fretta. Camplone non può avere qualità speciali, altrimenti avrebbe messo insieme una carriera più dignitosa come tecnico. Anche aver giocato a livelli importanti, serie A e B, non gli ha giovato molto, ma è nella norma che sia così, del resto se valesse quella legge, Sacchi allenerebbe ancora il Fusignano!

Koprivec: E’ di gran lunga il migliore in campo, perché è vigile, perché è coraggioso e reattivo. Salva la porta in almeno 4 circostanze, e sapere di poter contare su un buon portiere è già una buona ripartenza. Voto: 7+

Anania: Opta per i lanci lunghi specie nel primo tempo per paura di non farcela a rientrare. Dalle sue parti provano a sfondare ma lui se la cava con il consueto affanno. Vicinissimo al goal con una discesa vecchia maniera nella ripresa, ma una rondine non fa primavera. Voto: 6

Russo: Con un centrocampo che fa pochissimo filtro deve ogni volta rischiare grosso, perfino di strapparsi in qualche recupero affannoso. Tanti muscoli ma ancora necessità di trovare i tempi giusti nel dirigere le operazioni. Voto: 6

Jefferson: Apprezzabili i suoi raid offensivi, perché dimostrano che non accetta supinamente di subire l’avversario, ha calcio lungo e piede buono. In affanno solo sulle mischie, che specie in Prima Divisione è pane quotidiano. Voto: 6

Martella: La sensazione è la solita. Parte fortissimo, con uno strapotere fisico eccezionale, magari a volte litiga con il pallone, ma il suo spirito è da incoraggiare. Solo che alla distanza finisce sempre per pagare il prezzo delle tante energie profuse e va in confusione. Voto: 6

Cenciarelli: Viaggia ad intermittenza, ma intanto si segnala per due eccellenti iniziative nelle due aree. Nel primo tempo va vicino al goal, con un gran sinistro deviato mentre nella ripresa recupera all’ultimo tuffo salvando quasi sulla linea. Il cambio a favore di Carloto non convince, vai a sapere perché Camplone lo toglie proprio mentre si stava esprimendo al meglio. Voto: 6+ (dal 19′ st Carloto: fatica ad entrare in partita, il pallone schizza via e la sensazione è che a tutto pensava meno di vedersi scavalcato dal debuttante Barra e per certi volponi queste sono mazzate da cui non è facile riprendersi in corso d’opera. Voto: 5.5)

Barra: Tutto nella norma, per un debuttante: inizio timido, anzi timidissimo, poi alla lunga qualche allungo, qualche iniziativa, nulla di eclatante, ma non era certo lui che avrebbe dovuto illuminare la scena. Voto: 6

Moscati: Lo trovi dappertutto, e questo è un bene ma anche un male perché la fatica, direbbe Sacchi, non è ben distribuita. Se l’ex livornese lavora per due vuol dire che qualche compagno fa flanella, che non è ispirato. In una squadra che ha ambizioni Moscati dovrebbe essere sfruttato meglio, in maniera meno generosa ma più efficace, come accadeva l’anno scorso. Voto: 6.5

Politano: Non sappiamo se sia il modulo, o sia un naturale calo fisico dopo essere stato protagonista. Certo è che da due turni non è più quello che ha fatto vedere di avere grandi qualità tecniche e fiuto del goal. Nessun allarmismo, ma siccome anche il grande Clemente è finito in panchina non ci sorprenderemmo se gli venisse accordato un po’ di riposo. Voto: 5.5 (dal 45′ st Paonessa: ng)

Ciofani: Lottatore macchinoso quanto si vuole nell’addomesticare il pallone, ma utile, utilissimo perché guadagna punizioni e viene in difesa a sbrogliare situazioni difficili. Un tiro ed un quasi goal, ma tutto questo non gli evita la sostituzione. Voto: 6+ (dal 37′ st Fabinho: Due scatti a vuoto, poco aiuto nei minuti in cui il Sorrento prova a stringere i tempi per l’arrembaggio finale. Voto: ng)

Rantier: Timido, estraneo al gioco, non si capisce perché si insista a tenerlo largo sulla fascia e poi gli si dica di andare dalla parte opposta sperando che la situazione cambi. Ma davvero Clemente al 50% darebbe un contributo inferiore a quello del francese? Voto: 5

Camplone: Non ha avuto quel pizzico di fortuna che nel calcio è sempre indispensabile per portare a casa una vittoria. Gestisce tutto con il bilancino, alcune scelte sono discutibili, ma quello che è evidente che non si vede ancora la sua mano nella organizzazione tattica. Voto: 5.5

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