Currently set to Index
Currently set to Follow
venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 02:05

Ordine del giorno sulla violenza di genere, dieci associazioni a Romizi: «È grottesco, ritiratelo»

Lettera aperta al sindaco e ai consiglieri dopo l’approvazione, martedì in commissione, dell’odg «Finché violenza non ci separi»

Una vittima di violenza

Pubblichiamo la lettera aperta, firmata da dieci associazioni, inviata al sindaco di Perugia Andrea Romizi e al consiglio comunale a proposito dell’ordine giorno, presentato da due consiglieri di maggioranza e approvato martedì dalla commissione Cultura, intitolato «Finché violenza non ci separi».

La violenza non va in vacanza è uno slogan utilizzato, in particolare d’estate, per mantenere viva l’attenzione sul tema della violenza di genere. Il Comune di Perugia, invece, vorrebbe realmente mandare in vacanza “per staccare la spina” le donne che subiscono violenza, peraltro insieme ai compagni violenti. Il Comune di Perugia, con l’ordine del giorno «Finché violenza non ci separi» strumentalizza il tema della prevenzione e formazione per raccogliere consenso e propone, in maniera artatamente confusa, una serie di interventi che hanno più il fine di riconciliare le coppie che quello di interrompere il ciclo della violenza.

L’APPROVAZIONE DELL’ORDINE DEL GIORNO

La proposta così formulata è in contrasto con la normativa internazionale, nazionale e regionale sul tema della violenza di genere che vieta la mediazione, ed è in palese contrasto con i protocolli sottoscritti dallo stesso Comune di Perugia con altri enti e associazioni. La gravissima e pericolosa derubricazione della violenza di genere a conflitto di coppia conduce di fatto alla normalizzazione fino alla negazione della violenza maschile contro le donne.

In maniera grottesca si propongono viaggi e vacanze, gadget e visite ai musei: «Per rendere ancora più appetibile alle coppie l’adesione all’iniziativa, si potrebbe pensare di legare l’adesione a qualche benefit o gadget forniti da qualche sponsor del progetto, visita gratuita a qualche museo, teatro etc». La proposta si articola in tre punti che dovrebbero impegnare giunta e sindaco nel contrasto alla violenza di genere.

Al primo punto si vuole intervenire sulla formazione, ma guai a parlare nelle scuole di violenza di genere, si preferisce collegare, in maniera quasi ineluttabile il bullismo con un «futuro violento in ambito di convivenza e familiare». Non si propone una formazione che parli ai/alle giovani di rispetto e parità, ma si vorrebbe “imporre una seria riflessione sulla motivazione che inizialmente affascina anche alcune delle potenziali future vittime».

Non ci stancheremo mai di ripetere che le donne non scelgono la violenza, la subiscono, hanno difficoltà a riconoscerla prima e ad allontanarsi dalla persona con la quale hanno una relazione affettiva, dopo. Non subiscono violenza da uno sconosciuto (giova forse ricordare la distinzione con il reato di rapina), ma da una persona della quale si sono fidate, con la quale hanno, in alcuni casi, cercato di costruire una famiglia, con aspettative e speranze poi disattese. Sono intrappolate in quella che viene definita una spirale per meglio far comprendere la difficoltà a uscirne.

Al secondo punto, secondo i proponenti, la formazione «ai ragazzi» dovrebbe essere appaltata per intero alle forze dell’ordine e dovrebbe avere un «taglio estremamente pratico». Senza voler sminuire il lavoro che le forze dell’ordine svolgono quotidianamente e le tante situazioni che si trovano ad affrontare, la formazione scolastica e i percorsi formativi più in generale devono essere caratterizzati da una corretta lettura del problema che vada alla radice dei pregiudizi e lavori sugli stereotipi sociali e culturali, attraverso la conoscenza approfondita degli studi di genere e un approccio alla materia che non può non essere femminista.

Con il terzo punto si mira a creare percorsi prematrimoniali che dovrebbero far emergere «indicatori che caratterizzano rapporti sbilanciati o malati…  allo scopo di informare e formare dando magari consapevolezza a chi è già dentro il tunnel della paura». Ebbene, se durante questi ipotetici corsi prematrimoniali emergessero situazioni di violenza – che si preferisce definire rapporti sbilanciati –  o se la donna maturasse la consapevolezza che è già dentro il tunnel (non la spirale) della paura (non della violenza) che si farebbe? Secondo i proponenti si mandano in vacanza le coppie: «Si potrebbe ipotizzare, in ambito di edilizia popolare, la possibilità di riservare qualche piccolo spazio da utilizzare a tempo determinato, da destinare a partner di coppie in crisi… potrebbe avere una sua utilità la formula della vacanza presso appartamento di altro comune (in formula di scambio con appartamento del Comune di Perugia) per …staccare la spina…».

Appare superfluo anche commentare quanto scritto dai consiglieri comunali se non fosse che iniziative di questa natura, qualora venissero prese in considerazione, arrecherebbero seri e concreti pregiudizi all’incolumità di donne e minori che vivono in contesti violenti. La presa in carico di tali situazioni necessita di competenza e professionalità; nel documento si confonde non solo il conflitto con la violenza, ma anche il piano della formazione, della prevenzione e della presa in carico di chi subisce violenza, in un moltiplicarsi di errori di metodo oltre che di diritto, fino ad arrivare a sostenere che «le persone (non le donne) oggetto (!) di violenza quando denunciano, sono spesso vittime anche di un percorso giudiziario e/o di assistenza che non dà risposte efficaci», accusando così, in un atto istituzionale, le autorità giudiziarie di incompetenza e inefficacia.

Da ultimo, non possiamo non evidenziare come le associazioni che da anni in Umbria lavorano su prevenzione e contrasto della violenza di genere e maschile contro le donne, con dedizione, competenza e professionalità, non siano state volutamente audite in Commissione, nonostante le richieste da parte dei componenti della stessa. Al loro posto sono state interpellate associazioni che hanno altre mission e poca, se non nulla, esperienza in materia, ascoltando le dichiarazioni rese in audizione.

Molto altro ci sarebbe ancora da dire sull’ordine del giorno e sugli interventi che hanno accompagnato le audizioni in Commissione comunale, poiché la proposta si colloca fuori da qualunque seria cornice di intervento sul tema della violenza di genere, per il linguaggio utilizzato e per le proposte inadeguate di intervento, ma confidiamo in una lettura del testo da parte di tutte e tutti che permetterà anche a chi non ha una formazione specifica di capirne i limiti e i pericoli.

Alla luce di tutto ciò, sentiamo la necessità di rivolgerci al sindaco e al consiglio Comunale affinché non si ripetano episodi simili e venga immediatamente ritirato l’ordine del giorno, poiché va nella direzione di disconoscere la violenza e danneggiare il lavoro pluriennale di associazioni e centri antiviolenza da sempre al fianco di donne e minori.

RU2020 Rete Umbra per l’autodeterminazione
Udi Perugia
Liberamente Donna Ets
Terni Donne
RAV Rete delle donne AntiViolenza Onlus
L’Albero di Antonia Aps
Forum Donne di Amelia
Omphalos LGBTI
Donne contro la guerra Spoleto
Coordinamento Donne CGIL Umbria

I commenti sono chiusi.