mercoledì 16 agosto - Aggiornato alle 16:58

Non è «banale» stare dalla parte dei più deboli. Sull’economia la sinistra recuperi un ruolo di programmazione

L’intervento di Wladimiro Boccali: «Occorre rileggere in modo critico le politiche socialdemocratiche degli anni Novanta e Duemila»

Wladimiro Boccali

di Wladimiro Boccali*

Qualche giorno fa una brava giornalista come Lucia Annunziata ha chiesto ad Andrea Orlando quale personaggio auspicava che votasse per lui alle primarie del Pd. Orlando ha risposto «gli operai della Fiat, gli infermieri, gli insegnanti». Lucia Annunziata lo ha interrotto dandogli del «banale». Ho ascoltato queste parole con mio figlio di quattordici anni che sentendo la giornalista dare quel giudizio mi ha detto: «Questa è un’offesa». Ho provato a rispondere dicendogli che la giornalista stava facendo il suo mestiere di «stimolo del contraddittorio»; poi ci ho riflettuto, aveva ragione mio figlio. Non solo, la Annunziata con quel «banale» riflette un atteggiamento tipico in questi tempi. Se si evidenzia con forza un’ingiustizia e si auspica una ribellione si è tacciati di populismo; se si afferma di voler stare dalla parte dei lavoratori, dei più deboli, degli oppressi (sì, oppressi! esistono ancora) ti dicono che sei banale. È una pratica che ha attraversato anche la cultura progressista. Se a difendere gli ultimi è il Papa raccoglie (ipocriti?) apprezzamenti, se lo fa un politico, guai se di sinistra, è un massimalista, un irresponsabile, un banale. La sinistra è stata succube di questo paradigma, e spesso ha rimosso la natura stessa delle forze progressiste, sia di ispirazione cristiana che socialista: stare dalla parte dei più deboli. Tutto ciò ha fatto sì che una larga maggioranza del nostro popolo ha cercato altrove i propri interlocutori.

Destra e sinistra È un processo che è iniziato negli anni Ottanta, acuito con la caduta del muro di Berlino. Da lì la sinistra europea ha cercato una terza via spesso allontanandosi da quella parte di società per cui era nata e aveva combattuto. L’economia e la finanza hanno assunto il primato sulla politica; i centri di potere si sono spostati dai governi e dai parlamenti alle multinazionali e alle agenzie di rating. Il mercato non solo non ha prodotto equità, ma ha teorizzato la disuguaglianza come parte inevitabile del sistema. Questa deriva è esplosa in questi ultimi anni e, complice la crisi e la «parcellizzazione» del conflitto (non più proletari contro borghesi, ma ultimi contro penultimi), la sinistra ha perso le «periferie». Tutto ciò ci si è squadernato con violenza con il risultato del referendum del 4 dicembre. Non possiamo continuare a volgere la testa da un’altra parte e neanche volgerla all’indietro, tutt’altro. Questa storia che non esiste più destra e sinistra è da rigettare con forza: anche nel deserto – diceva Mao – c’è una destra e una sinistra. In fondo la cosa che auspico è quella che sta tentando di fare la Spd in Germania, ovvero una rilettura critica delle politiche della socialdemocrazia degli anni Novanta e Duemila  e un riposizionamento sulla battaglia contro la disuguaglianza e per la giustizia. Il mercato come regolatore unico della vita degli uomini ha fallito!

Una sinistra moderna Gli stati, l’Europa, devono recuperare un ruolo di programmazione e controllo del mercato, della finanza, dell’economia. Politiche di sviluppo e redistribuzione della ricchezza; riforma della fiscalità incentrata su equità, progressività, tassazione patrimoniale esentando le fasce medio-basse, lotta all’evasione: promuovere un piano nazionale di investimenti incentrato sulla riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato; scegliere turismo-ambiente-cultura come asse strategico di sviluppo; investire in scuola, università e ricerca; promuovere e sostenere un sistema imprenditoriale e un successo economico direttamente proporzionale al benessere dei lavoratori; avviare una riduzione dell’orario di lavoro e favorire il tempo libero e il diritto alla felicità. La sinistra scelga con nettezza questa strada. Questa oggi è la modernità. E la sinistra non può che essere moderna!

*Ex sindaco di Perugia, sostenitore della mozione Orlando