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venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 16:46

Morto il giornalista Adriano Paniccia: è stato caporedattore dell’edizione umbra di Paese Sera

Walter Verni: era un quotidiano ‘irregolare’ vicinissimo al Pci, con una sua autonomia e grandi cronisti

di Walter Verini

Dopo una lunga malattia, ci ha lasciato a Roma – la sua città – Adriano Paniccia. È giusto ricordarlo qui perché Adriano ha avuto, per un tempo non breve e in anni cruciali, un rapporto molto bello e intenso con l’Umbria. È stato un giornalista importante. È stato infatti per alcuni anni il caporedattore della edizione umbra di Paese Sera, che con quattro pagine regionali uscì dal 1973 al 1977 e per altri due con una edizione ridotta, coordinata da Lucia Baroncini con Flavia Marchionni. Quegli anni, quella redazione non furono banali. Come del resto era per altre edizioni umbre di giornali come La Nazione e Il Messaggero, guidati da cavalli di razza come Bruno Brunori e Marcello Monacelli e con giovani di allora che ancora oggi sono punti di riferimento nell’informazione regionale. Erano anni di grande fermento quelli. Stavano nascendo le prime Tv e radio “libere”. Il mio vissuto mi porta a ricordare testate care come Umbria TV, Radio Galileo e Radio Perugia 1. C’erano riviste che si rivitalizzarono, come Cronache Umbre guidata da uno dei più bravi giornalisti umbri, Renzo Massarelli, poi firma di diamante dello stesso Paese Sera in Umbria e successivamente a Roma.

Paese Sera era un giornale un pò “irregolare” vicinissimo al Pci, con una sua autonomia. E con grandi giornalisti. Dopo la sua chiusura, per dire, tanti di questi vennero “catturati” da Eugenio Scalfari e per anni rappresentarono parte fondamentale della spina dorsale e dell’anima di Repubblica. La redazione umbra di Paese Sera ha fatto crescere e conosciuto l’impegno di ragazzi degli anni Settanta che sono diventati giornalisti di grande valore. Adriano Paniccia è stato una guida professionale, fraterna, umanamente intensa. Era a sua volta stato “allevato” nella mitica sede romana di Paese Sera a Via dei Taurini a San Lorenzo, nello stesso palazzo che ospitava l’Unità e dove si sentiva l’odore del piombo della tipografia che negli scantinati stampava i due giornali. Adriano venne mandato a Perugia, a dirigere la redazione dopo che nei primi anni a guidarla erano stati altri colleghi romani e la “firma” politica era quella del perugino Mario Pistellini. Adriano si trovò giornalisti già autorevoli come Renzo Massarelli, ragazzi di importante futuro come Giuliano Giubilei e Alvaro Fiorucci e la redazione venne rafforzata trasferendo lì due corrispondenti locali: il sottoscritto che veniva da Cittá di Castello, e uno spilungone con una testa piena di capelli che era stato il corrispondente da Foligno, Lamberto Sposini. Già allora Lamberto si dimostrava il più brillante, fantasioso, creativo della nidiata.

C’erano anche diversi altri che hanno continuato l’attività giornalistica in tante testate locali e nazionali (per esempio Marinella Rossi al Giorno, Roberto Renga a Paese Sera e al Messaggero, Enzo D’Orsi al Corriere dello Sport). Qualche libro e saggio lo ha già fatto, ma i nomi di tutti i “ragazzi”, in tutta l’Umbria (a Terni cominciava a sgranchire i tasti anche Paolo Raffaelli) di quel Paese Sera erano davvero tanti. A fotografare tutti e tutto c’era già allora un giovanissimo Giancarlo Belfiore. Noi volevamo molto bene ad Adriano Paniccia. Oltre che essere un grande uomo-macchina di giornale aveva una bella scrittura nutrita anche da ideali e principi e una solida cultura umanistica e politica. Chiusa l’esperienza umbra, se ne tornò nella Capitale e dopo la fine di Paese Sera fondò e diresse con passione e grande esperienza l’Agenzia Dire, ancora oggi viva e vitale nel panorama dell’informazione. Credeva nel buon giornalismo e nella buona politica Adriano Paniccia e lo ha dimostrato in tutta la sua vita. Anche in quegli anni a Perugia, nella sede di Paese Sera, in Piazza della Repubblica.

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