lunedì 22 aprile - Aggiornato alle 04:48

‘Minore straniero in pasto alla rabbia’, lettera al sindaco: «Vostro odio spaventa le nostre ragazze»

La coordinatrice del centro: ‘Xenofobia da amministrazione’. Ci vediamo in tribunale: «Qui ospiti spaventati non riusciamo a proteggerli da voi»

Foto generica archivio

E’ una denuncia allarmante quella della coordinatrice del Centro per minori stranieri non accompagnati di Todi, rivolta all’amministrazione comunale. Senza mezze parole l’amministrazione è accusata di avere violato la riservatezza di dati sensibili dei minori ospiti, di avere procurato allarme e spavento tra gli ospiti di questa struttura, di avere fatto ricordo all’odio. Viene denunciato un clima xenofobo e razzista attorno alla vicenda che vede una minore diventare mamma e data in assistenza a questo centro, per essere poi considerata dal vicesindaco ‘sul groppone‘ dell’amministrazione, che si sarebbe vista costretta a risparmiare sull’asfalto per il costo di questo neonato. Una vicenda finita sotto i riflettori della cronaca, con l’intervento anche del sindaco e della garante regionale per l’infanzia. Ecco il testo integrale della denuncia della direttrice del centro Elisa Scassini.

‘NEONATO STRANIERO IN PASTO ALLA RABBIA

Di Elisa Scassini
direttrice del Msna

Fa sorridere, agli addetti ai lavori, dopo l’uscita del Vice Sindaco Ruspolini, il tentativo del Sindaco Ruggiano di prendere le distanze da quella presa di posizione scomodamente xenofoba, tentando di screditare la gestione del Centro per Minori Straniere Non Accompagnate.

Per ovvi motivi di tutela della privacy non posso controbattere in questa sede su alcune meschine illazioni, ma sono rasserenata dal fatto che chi ha seminato odio, chi continua a farlo diffondendo notizie false e calunnie, per di più inerenti minori protetti da tutela, dovrà fare i conti nelle sedi opportune e con le autorità preposte.

Vorrei una volta per tutte spiegare, stanca di veder sbattute in prima pagina questioni che a pieno diritto dovrebbero essere annoverate tra i “dati sensibili” e dunque sottoposte alla legge sulla privacy, come funziona un centro di seconda accoglienza.
Un centro di seconda accoglienza non è un penitenziario minorile di massima sicurezza, non ci sono fili elettrici o fili spinati (non è neanche un lager, spiacente per qualche nostalgico…), non ci sono “cancelli da chiudere” (non si tratta nemmeno di capi di bestiame).
Contrariamente a quanto affermato dal sindaco, le ragazze non sono mai “scappate dalla struttura eludendo la sorveglianza”: semplicemente, non sono rientrate all’orario prestabilito una volta uscite, in orario diurno, per recarsi alle normali attività quotidiane (scuola, spesa, e persino per andare in Chiesa!). Conformemente ai requisiti previsti per le civili abitazioni, la struttura non prevede misure restrittive e di privazione della libertà personale.

Un centro di seconda accoglienza cerca di assomigliare ad una casa, in cui si tenta di ricreare un clima familiare offrendo alle beneficiarie una vita il più possibile simile a quella dei nostri adolescenti. Certo, è estremamente difficile, se non improbabile, che un minore straniero non accompagnato, con tutto il suo fardello di tragedie, traumi e violenze subite, possa avere uno stile di attaccamento, dei modelli operativi interni che possano minimamente somigliare a quelli dei loro coetanei.
E’ una casa, ripeto, in cui ci sono degli operatori che fungono da adulti di riferimento, da caregiver, che si occupano di tutto ciò che riguarda il minore: l’area sanitaria, legale, formativa, sociale, ecc… In cui cioè si mangia, si ride si scherza, si litiga, si fanno i compiti, si studia, si va dal dottore, in questura, in tribunale, al parco, a fare un gita…. Ed in cui soprattutto si cerca di favorire il cambiamento attraverso il confronto, la presenza, la relazione. Una relazione di fiducia, che non può essere impostata sullo stile militaresco, ma su un lavoro lungo e difficile, costante, instancabile, invisibile, silenzioso, costellato di fallimenti e gioiosi successi. Un pò difficile da comprendere, vero?

Se il Sindaco fosse venuto a trovarci almeno una volta avrebbe scoperto che per queste minori esistono importanti differenze culturali e soprattutto esperenziali (sfido chiunque, a 14 anni, ad arrivare in Italia attraversando il deserto, le prigioni libiche ed il Mediterraneo, magari sopravvivendo ad un naufragio e comunque ritentando; oppure a piedi, attraverso le montagne, partendo dal Pakistan o dall’Afghanistan). Posso assicurare che quando la legge diventa quella della sopravvivenza e del “farcela da soli” non è facilissimo introiettare il concetto, in molti casi culturalmente assente, di “minore età” e la relativa normativa a riguardo.
Detto questo, nelle mie esperienze di lavoro in questo ambito, anche fuori regione, è sempre accaduto (e sempre accadrà) che alcuni minori abbiano effettuato degli allontanamenti non autorizzati, o semplicemente non abbiano rispettato gli orari di rientro previsti dal regolamento interno.
Ebbene, in questi casi, in cui non ci sono mamma e papà che ti aspettano a casa, la normale procedura prevede una immediata segnalazione, da parte del personale, agli organi competenti, quali la Questura di Perugia e I Carabinieri di Todi. Nulla di trascendente, solo la prassi. E mai e poi mai mi è capitato che le forze dell’ordine si siano lamentate della mole di lavoro che queste -dovute- segnalazioni comportavano, ma si è sempre lavorato in sinergia e con spirito di collaborazione. E anche a Todi è stato lo stesso. Dopo una iniziale fase di “assestamento” alla nuova prassi, i nostri rapporti con il Comando dei Carabinieri di Todi sono sempre stati improntati alla massima cordialità e spirito di collaborazione. Allo stesso modo abbiamo rapidamente costruito una rete con l’ASL, le Agenzie Formative, la Questura, il Giudice Tutelare e con il Tribunale per i Minorenni dell’Umbria, con il quale ci confrontiamo costantemente, a differenza di quanto si insinui.

Altrettanto non si può dire dell’Amministrazione Comunale (eccezion fatta per una sola mosca bianca, che ringrazio di cuore) da cui non abbiamo mai ricevuto il minimo sostegno (se non qualche “trio” o capo di vestiario), sempre pronta invece ad aspettare al passetto una nostra mossa falsa per attaccarci ed osteggiare il nostro lavoro. L’Amministrazone Comunale dovrebbe piuttosto rispettare quelli che sono i suoi compiti e le sue scadenze (burocratiche) inerenti il progetto per non determinare una penalizzazione nella valutazione ministeriale.
Per quanto riguarda i dati sensibili delle ospiti accolte, si fa presente che esiste una normativa stringente che tutela la privacy, tra l’altro garantita dall’Art. 2 della Convenzione tra Comune di Todi ed Ente Attuatore (che prevede la “massima riservatezza dei dati personali e sensibili e delle notizie raccolte nell’espletamento dell’incarico ai sensi del D.Lgs. N° 196/03 e ss.mm.ii.”), nonché dal Codice di Comportamento dei Dipendenti del Comune di Todi inerente il segreto d’ufficio e la normativa in materia di tutela e trattamento dei dati personali.

Una cosa vorrei specificare: quella di giugno 2019 è la data naturale di scadenza del progetto. Coloro che non sono riusciti ad impedire l’apertura del centro (nonostante qualcuno abbia tentato di farlo costruendo barricate di immondizia davanti al portone della struttura) non si prendano il merito, adesso, dell’imminente chiusura.

Le illazioni sui comportamenti e sulla vita privata delle minori nonchè sulla gestione del progetto sono subdole e malevole. Così come infido è l’attribuirsi “meriti eroici” che di certo non appartengono all’Amministrazione Comunale. Il felice esito della vicenda è solo ed esclusivamente frutto del lavoro di rete tra l’équipe educativa e le professionalità preposte nei vari ambiti. Solo chi conosce a fondo noi, il nostro lavoro e opera per il vero bene delle ragazze poteva trovare le parole giuste: “Sono tempi davvero bui…non si ragiona più…Ma nel piccolo possiamo fare tanto…E voi solo avete fatto miracoli con (…). E questo chi ha gli occhi del cuore lo vede e lo sa!!!”

Non mi soffermerò sulle parole e sui contenuti di altri esponenti dell’amministrazione che incitano all’odio razziale, perché per fortuna si commentano da soli. Invito tutti ad informarsi sulla “clausola di salvaguardia” -SPRAR- rispetto al Piano Nazionale di Ripartizione dei Richiedenti Asilo e Rifugiati. Ricordo inoltre, come suggerito dalla Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza Maria Pia Serlupini, che la Convenzione ONU del 1989 sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (ratificata nel 1991 con la legge 176) e la legge 47/2017 ribadiscono che i Minori Stranieri non Accompagnati non solo non possono essere respinti ma, una volta nel nostro paese godono degli stessi diritti dei loro coetanei italiani e degli altri Paesi dell’Unione Europea.

Ringrazio a nome dei miei colleghi e delle ragazze tutti coloro che ci stanno dimostrando la loro solidarietà in questa triste, violenta e meschina vicenda.
Nonostante ciò il vostro odio e la vostra rabbia sono giunti alle orecchie delle ragazze, che ora, spaventate, si stringono intorno a noi chiedendoci cosa succederà e cosa ne sarà di loro e della loro casa. Da questo no, da questa ulteriore violenza, avete ragione voi, non siamo riusciti a proteggerle e a tutelarle.
Come al solito però sta a noi risolvere i problemi, voi continuate pure a seminare odio che noi, imperterriti, finché avremo voce, continueremo a “restare umani”.

“Agisci in modo da considerare l’umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre anche come scopo, e mai come semplice mezzo.”  (Immanuel Kant)

 

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