giovedì 12 dicembre - Aggiornato alle 03:03

Marina Sereni: «Ecco quanto guadagna un parlamentare. La Coop? E’ stato un equivoco»

di Marina Sereni So che è molto popolare, perfino tra alcuni colleghi, parlare male della politica e dei parlamentari. E so, perché conosco e frequento persone normali, che la vita è dura, che tanta gente che lavora e merita prende stipendi modesti

L'onorevole Pd Marina Sereni

Pubblichiamo volentieri la risposta di Marina Sereni alle polemiche suscitate dalla sua intervista al Corriere della sera sui costi della politica.

di Marina Sereni*

So che è molto popolare, perfino tra alcuni colleghi, parlare male della politica e dei parlamentari. E so, perché conosco e frequento persone normali, che la vita è dura, che tanta gente che lavora e merita prende stipendi modesti, che tanti giovani, anche molto preparati, non trovano un’occupazione decente. Dunque, a maggior ragione di fronte alla crisi, non ho dubbi sul fatto che anche i parlamentari – come tutti quelli che guadagnano bene – devono dare un contributo serio e consistente. Così come non ho dubbi sulla necessità di introdurre nuove regole per tutte quelle persone che a vario titolo prendono emolumenti dallo Stato. In tempi di crisi reintrodurre un tetto per i compensi dei manager pubblici, misure per un più rigoroso controllo sulle incompatibilità, per evitare doppi e tripli incarichi, credo sia un altro importante segnale di pulizia e trasparenza della macchina pubblica.

Ma l’equazione di questi giorni è: parlamentare = ladro e su questo mi chiedete di pronunciarmi. Non ho intenzione di sottrarmi anche se la spiegazione, per essere esaustiva, non può essere breve.

Io credo di fare il mio lavoro seriamente e, siccome sono molto preoccupata da una campagna di stampa contro il parlamento e i parlamentari e dalle tante false informazioni che circolano, vorrei fornire alcuni dati corretti (e verificabili) ed esprimere la mia opinione sulla questione dei nostri compensi.

Gli uffici di Presidenza di Camera e Senato hanno deciso negli ultimi anni alcune misure di riduzione (per quanto mi riguarda ben accette) e la Commissione Giovannini era stata incaricata dal precedente Governo di determinare i livelli di retribuzione medi europei per allineare i nostri a quelli. Ora la confusione di questi giorni nasce da un comma che il nuovo Governo ha inserito nella manovra, rendendosi poi conto di avere sbagliato. In quel comma infatti si dice che qualora la Commissione sopracitata non concluda i suoi lavori il Governo interverrà “con un provvedimento urgente”. Su questa formula la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha ricordato che sul trattamento economico dei parlamentari, per volere della Costituzione, interviene il Parlamento e non il Governo. Ciò significa che si fermano le riforme dei costi della politica e che non siamo più impegnati ad allineare la situazione italiana a quella europea? No, tanto è vero che i due Presidenti di Camera e Senato hanno detto chiaramente di voler procedere senza rinvii né tentennamenti.

Visto che circolano le cifre più diverse, vorrei poi dare qualche chiarimento sull’effettivo ammontare dei nostri compensi attuali (ben dettagliati sul sito della Camera dei Deputati alla voce trattamento economico). Su tali compensi io ritengo che si dovrebbe procedere non solo ad una nuova riduzione, ma anche all’emanazione di precise norme per renderne trasparente l’effettivo utilizzo (questo lo spiego subito dopo, per chi avrà voglia di continuare a leggere, riportando qualche esempio relativo alla mia personale situazione):

• la prima voce è l’indennità, quella che nel linguaggio comune è definita “stipendio”, ed è pari a 5.246,97 euro mensili (che possono scendere fino a 4.755,73 se si svolge un’altra attività lavorativa o se si versa la quota aggiuntiva per la reversibilità del vitalizio);

• la seconda voce è la diaria, cioè il rimborso delle spese di soggiorno a Roma, pari a 3.503,11 euro mensili. Tale somma viene decurtata di 206,58 euro per ogni giorno di assenza da quelle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni elettroniche e può essere ulteriormente decurtata fino a 500 euro mensili per le assenze dalle sedute delle Giunte, delle Commissioni permanenti e del Comitato per la legislazione;

• la terza voce è costituita dai rimborsi per le “spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori” ed ammonta a 3.690 euro mensili;

• per le spese telefoniche abbiamo 258,22 mensili (la somma annua è infatti di 3.098,74 euro).

Come può vedere il totale effettivo mensile che percepiamo è di 12.698,30. Tanto? Poco? Troppo? Certamente tanto, ma dipende da come si fa il parlamentare e qui vengo al punto che anticipavo parlando un pò di come io, come molti altri, utilizzo questi soldi.

• Dal 2001, anno della mia prima elezione in Parlamento, ho una collaboratrice con la quale ho stipulato un regolare contratto di lavoro il cui importo mensile, comprensivo dei trattamenti di legge spettanti, è di 1.609,93 euro;

• ogni mese dal mio conto corrente partono 4 bonifici al Partito Democratico per un totale di 2.800 euro (1.500 al Pd nazionale, 500 euro al Pd di Foligno, 500 euro al Pd di Spoleto, 300 euro al Pd Provinciale di Perugia) e molto spesso mi capita di finanziare, o contribuire a finanziare, iniziative politiche locali dato che le scarse risorse del Pd sul territorio non consentirebbero di organizzarle;

• l’importo mensile del regolare contratto di affitto della casa di Roma è di 1007,50 euro (il totale è di 2.015 euro ma divido casa con un’altra parlamentare);

• le spese telefoniche mensili ammontano a 523,09 euro (è la spesa media calcolata su un importo totale per il 2010 di euro 6277,12. Si tratta di spese legate ai due telefoni cellulari con cui io e la mia collaboratrice lavoriamo, non dei telefoni personali).

5.940,52 sono le mie spese fisse da togliere a quei 12.698,30 di cui sopra. Restano 6.757,78, ancora tante certamente, ma vogliamo dirci che non parliamo di 14 mila euro o, come alcuni mi hanno scritto o come alcuni giornali hanno pubblicato, di 22 mila euro netti?

Quello che voglio dire è che si possono e si devono ridurre, tanto più in tempi di crisi, i costi del Parlamento anche sforbiciando gli emolumenti dei deputati, ma è indispensabile, se si vuole ragionare seriamente di efficienza e di risparmi, introdurre elementi di trasparenza, mi spiego meglio: mentre l’indennità netta (5.246,97) dei Parlamentari italiani è simile a quella dei colleghi degli altri paesi europei, le altre voci (diaria e somme per mantenere il rapporto con il territorio) sono invece difficili da confrontare perché negli altri paesi i parlamentari ricevono servizi o rimborsi di spese effettivamente sostenute. Su questo aspetto credo sia urgente intervenire perché quelle cifre, non banali, costituiscono un’area di opacità ingiustificabile. Anche guardando le esperienze degli altri paesi, credo sia giusto rendicontare quelle somme con contratti d’affitto, contratti di lavoro dei collaboratori, spese sostenute per iniziative politiche in modo che emerga chiaramente quello che effettivamente è connesso all’attività di parlamentare e quello che non lo è e che dunque va cancellato.

Potrei fermarmi qui ma vorrei parlare di un’ultima questione. Non sarei del tutto sincera infatti se non dicessi che nella protesta verso i privilegi dei parlamentari leggo un giudizio che non ha nulla a che vedere con l’ammontare dei compensi. Quanto dovrebbe essere remunerato un parlamentare perché possa corrispondere al suo mandato con correttezza e impegno? Personalmente sono convinta che il mandato di parlamentare debba essere reso incompatibile con altre attività (attualmente è così nel caso di impieghi pubblici ma non altrettanto per le libere professioni o attività imprenditoriali private). In ogni caso il vero problema riguarda l’utilità e la credibilità del Parlamento e dei parlamentari. Poiché non possiamo immaginare una democrazia senza partiti e senza Parlamento credo sia indispensabile restituire credibilità alle istituzioni elettive altrimenti qualsiasi taglio agli stipendi dei parlamentari sarà poco e sarà inutile. Dovremmo approfittare di questa fase straordinaria, del Governo tecnico di Monti per fare una nuova legge elettorale e per superare l’attuale assetto, inadeguato e sovradimensionato, delle due Camere “gemelle”. Ecco, su questo terreno, si potrebbe costruire una alleanza tra parlamentari e cittadini: fare una buona legge elettorale che ricostruisca il legame eletti-elettori e ridurre i parlamentari, facendo una sola Camera politica e istituendo il Senato federale come assemblea di secondo livello.

Riforma elettorale e riforma del bicameralismo non sono parole vuote ma sono i due pilastri da cui non possiamo prescindere se davvero vogliamo una democrazia che funzioni, efficiente nelle decisioni e rigorosa nei costi. Mi piacerebbe che i giornali, i blog, i movimenti della società civile facessero un patto con i parlamentari su questo anziché cercare di demolirsi a vicenda.

Cordiali saluti.

Ps: ha suscitato molto scalpore e scatenato il web il titolo che il Corriere della Sera ha fatto alla mia intervista nella quale raccontavo di fare la spesa alla Coop. Soltanto per chiarire l’equivoco, ho detto quel che faccio ogni sabato, da anni, per abitudine familiare, direi quasi per tradizione. Non sono né ricca, né povera, scegliendo quel supermercato. Faccio la spesa come tutti e, come tutti, sento persone molto preoccupate per la crisi in atto e per i suoi possibili esiti. Questo, e soltanto questo, era il senso.

*Parlamentare Pd

 

5 risposte a “Marina Sereni: «Ecco quanto guadagna un parlamentare. La Coop? E’ stato un equivoco»”

  1. francesco di marco ha detto:

    Caro on.
    anzi cara dipendente dello Stato Italiano,quindi di tutti i cittadini,
    come sempre la pezza è peggio del buco… Come si permette di parlare di migliaia di euro e di giustificarli con spese che sono esclusivamente le sue.
    6000 euro di telefono l’anno? ridicolo! Ci sono decine di offerte dagli operatori per qualsiasi business, e sappiamo che generalmente “voi” avete tariffe e accordi agevolati rispetto alla plebe nostrana.
    Addirittura lei paga la sua collaboratrice con un contratto regolare e l’affitto di casa, embè? lo dovreste tutti fare per legge, è un dovere non un’opportunità…
    Versa mensilmente soldi al suo partito? ma non è il PD che le regala il suo lauto stipendio e prebende vergognose, avendola nominata e non eletta per uno scranno in parlamento?
    Un’ultima cosa, gli italiani onesti ,che per questo fatto generalmente sono poveri, quando riportano a casa i fatidici mille Euro al Mese, le sono mai venuti a dire come raschiano i centesimi per arrivare al prossimo misero assegno? lei ha mai provato questo problema? Possibile che non si renda conto che parlate con arroganza e presunzione come se veniste da un mondo migliore dove i normali non vengono accettati?

    P.S.
    Mi scuso per l’italiano poco fluente, e mi sento per niente appagato da questo misero atto di rivolta che lei non prenderà mai in considerazione, ma mi rivolgo a lei perchè la stimavo ed è stato proprio un brutto colpo leggere le sue parole .

  2. […] sapesse come vive la gente fuori dal Palazzo si sarebbe risparmiata di fare pubblicamente il conto della serva per dire che le restano seimila euro al mese). E il governo Monti, che piace tanto a Bruxelles e […]

  3. Gigi ha detto:

    cara Onorevole,
    l’ho vista ieri a p
    Porta a Porta dove è solita andare e mi è sorto un dubbio. lei pensa veramente le cose che dice?
    ieri l’ho sentita parlare di riforme strutturali del governo Monti facendo l’esempio dell’aumento dell’iva e dell’imu.

    è la solita demagogia e retorica del PD-L o non conosce la differenza fra tasse e riforme strutturali?

    penosa

  4. manu ha detto:

    La classica tipa che dice bene e razzola male del tipo: Che culo che ho sto lavoro, non lo devo far vedere che rido sotto i baffi. Signora è patetica e mi fa pentire di aver votato Pd, vada a zappare che è meglio!

  5. Paolo Strinati ha detto:

    Aveva iniziato bene, ma poi è scivolata sulla classica buccia di banana.
    1. Le sembra lecito il contributo di 2800 € al mese al suo partito? Mi spiego: la sua retribuzione è erogata dai cittadini, e quindi è denaro pubblico: ma se ricordo male un referendum ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti, che poi naturalmente è tornato per vie traverse e per importi ben superiori ai precedenti. E questo obolo da lei candidamente dichiarato non è che una ulteriore forma di finanziamento pubblico dei partiti.
    2. A quanto capisco la diaria grosso modo vale oltre 200 € al giorno: una bella cifra, per persone che viaggiano gratis e mangiano quasi gratis: può spiegarci a cosa servono?
    3. Sempre sulla diaria, non sarebbe più equo e trasparente che si trattasse di un importo che parte da zero ed arriva ad un importo stabilito in base ai giorni effettivi di trasferta moltiplicati per la diaria giornaliera?
    4. E i 3690 € dovuti come rimborso per i rapporti con gli elettori cosa fischia significano? A me che faccio il dirigente di azienda non viene riconosciuto alcun compenso per intrattenere rapporti con i miei colleghi e collaboratori, oltre che con aziende terze e la pubblica amministrazione: questa attività è parte integrante del mio lavoro, come i rapporti con gli elettori sono parte integrante del suo: perché dovremmo pagare per questo?
    È proprio vero che l’attività politica vi fa perdere il contatto con la realtà: tornate almeno per qualche tempo a fare un lavoro vero (molti di voi non lo hanno mai avuto), poi potrete di nuovo parlare.
    Distinti saluti

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