giovedì 27 giugno - Aggiornato alle 02:53

«Lino Banfi, messaggio che emerge è che competenza e sacrifici non valgono niente»

Il consigliere regionale Leonelli (Pd): «Se rivoluzione deve essere sia del merito. Mi batterò per riconoscimento dottorato nei concorsi pubblici»

di Giacomo Leonelli*

Sono il primo che ha scherzato su Lino Banfi all’Unesco, invocando l’intitolazione almeno di una scuola di alta formazione al compianto Bombolo. Però ripensandoci bene, a mente fredda, mi è venuta molta amarezza. Non mi ritengo uno “studioso”, il mio percorso scolastico è stato rivolto prevalentemente ad evitare bocciature, mentre le cose sono andate meglio all’Università, con una laurea in Giurisprudenza portata a casa con un buon voto. Non ho fatto master o dottorati, sono diventato avvocato superando un esame non semplice ma dove oltre alla preparazione serve notoriamente anche un pizzico di fortuna.

Ne ho conosciuti tanti di ragazzi più studiosi di me e anche più preparati e tanti ne trovo oggi pure nella mia professione. Ho conosciuto ragazzi e ragazze che hanno anteposto la loro preparazione a molto altro, che magari avrebbero voluto divertirsi un po’ di più, ma sentivano il senso di responsabilità di scommettere sul loro futuro. Anche perché dietro molti di loro c’erano famiglie di lavoratori, il cui figlio o la cui figlia sarebbero stati i primi laureati di casa; famiglie che con i sacrifici veri hanno cresciuto quei ragazzi o quelle ragazze con l’aspettativa di una vita migliore rispetto alla loro, confidando in una società dove la competenza e la preparazione sarebbero state le uniche carte a loro disposizione. E quanti di quei ragazzi e di quelle ragazze, magari per aiutare la propria famiglia, durante il percorso di studi hanno lavato piatti, servito a tavola, consegnato pizze, perché comunque erano sicuri che alla fine ne sarebbe valsa la pena?

Ora, il punto è: il messaggio che ha mandato Lino Banfi, che con i suoi film ha fatto ridere molti di noi, me compreso, dicendo “basta con i plurilaureati, vado io all’Unesco”, quale è? La certificazione che lo studio, la preparazione, la competenza non servano a nulla? Che anziché passare il tempo a studiare avrebbero fatto meglio a stare alle macchinette del bar? Che i loro genitori sono stati solo dei poveri fessi a fare sacrifici e a caricarsi di belle aspettative?

È pensabile che un Governo piuttosto che provare a invertire una rotta che vede già purtroppo tanti sogni frustrati dalla globalizzazione e dalla crisi, di fatto derida questi ragazzi e queste famiglie? È accettabile che una retorica che mira scientemente a confondere competenza con “elite” e ignoranza con “popolo” in una logica elettorale volutamente oppositiva, perché è evidente che i secondi saranno sempre più dei primi, la faccia da padrona?

Io non credo.

Si è spesso detto che la sinistra ha smesso di farsi capire dagli ultimi. È vero, concordo. Chi sono però gli ultimi? I precari, i disoccupati, i pensionati con la minima, gli sfruttati, le partite iva che non ce la fanno oppure quelli che mia nonna chiamava i “perdigiorno”? Perché se sono i primi, allora facciamo tutti i mea culpa del mondo.
Ma se sono i secondi, un tempo marginalizzati da tutti e che oggi trovano in qualche politico una sorta di sdoganamento quasi a dire “meglio ignorante che competente”, allora come avrebbero detto loro fino a qualche tempo fa: “serve la rivoluzione”.

E sia. Ma che sia la rivoluzione del merito, di chi ha le competenze, di chi conosce il valore del sacrificio volto a migliorare il futuro proprio e della comunità. Perché se è vero che la sinistra deve pensare agli ultimi, è altrettanto vero che chi ha le chance per arrivare tra i primi, a cominciare proprio da quelli che partono più indietro, deve potercela fare.

Nel mio piccolo porterò avanti la mozione per il riconoscimento del titolo di dottorato nei concorsi regionali. Un primo passo che può, insieme a tanti altri, contribuire a non rassegnarci a una società dove preparazione e competenza siano né un handicap, né tantomeno una perdita di tempo.

*Consigliere regionale Pd

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