domenica 27 maggio - Aggiornato alle 01:36

«Dopo la crisi del Cut quella del Teatro lirico: la Regione destini risorse all’alta formazione»

L’appello di Roberto Ruggieri, direttore del Centro: «Per far continuare a vivere queste esperienze servono fondi»

Il Teatro Morlacchi

di Roberto Ruggieri*

Esattamente un anno fa i maggiori quotidiani e siti web umbri denunciavano con stupore e indignazione lo stato di crisi del Cut, il Centro universitario teatrale di Perugia, in procinto di chiudere dopo 54 anni di onorata attività nell’ambito della ricerca e dell’alta formazione artistica teatrale: un evento così assurdo da sembrare irreale. Si leggeva della fine, tanto ingloriosa quanto silenziosa, nell’inspiegabile indifferenza dell’amministrazione regionale – che pur l’aveva sostenuto per decenni – di una delle realtà artistiche e culturali d’eccellenza, vanto della nostra regione, una delle realtà artistiche e culturali parte del patrimonio della regione, tanto da rappresentare il nostro paese in qualificati contesti e festival internazionali, e dalle cui fila sono uscite intere generazioni di intellettuali e attori professionisti, frequentata dal meglio del milieu teatrale internazionale dal 1963 a oggi (Fo, Ronconi, Barba, Karpov, Flaszen, Stuhr, Latella, Albertazzi, ecc.), annoverante un corpo docente composto da illustri e autorevoli personalità provenienti da prestigiose università e accademie europee.

Istituzioni abbandonate Le disgrazie tuttavia non vengono mai da sole, piove sempre sul bagnato. Oggi leggiamo purtroppo che sta avvenendo un altro «omicidio culturale»: siamo messi al corrente dello stato di crisi di un’altra nota istituzione artistica di valenza internazionale, con oltre 70 anni di prestigiosa vita alle spalle, il Teatro lirico sperimentale di Spoleto. Centro di alta formazione professionale, noto e stimato in ambito internazionale (più all’estero che qui da noi in verità), conosciuto e stimato non solo nel nostro continente, ma anche in ambito mondiale, fino all’estremo Oriente, riferimento indiscusso di grande valore per la promozione e qualificazione professionale artistica non solamente di strumentisti, pianisti, maestri collaboratori, cantanti lirici, ma della lirica in quanto tale, da considerare e ritenuta patrimonio dell’intera umanità. Il motivo è sempre lo stesso, più che economico (il deficit di neanche 500 mila euro, dopo 70 anni di attività, è da considerarsi davvero irrisorio se non risibile) si direbbe invece risultato di una indiscriminata miopia politica e culturale. Il settore della formazione professionale in ambito culturale, in Umbria, lo sottolineiamo con dolore e amarezza, è fermo ormai da anni, dopo esser stato per decenni il fiore all’occhiello della nostra regione sul piano nazionale e non solo, in grado di richiamare ed attrarre giovani talenti artistici da tutta Italia e dall’estero. Le eccellenze artistiche umbre sul fronte dell’alta formazione sono state improvvisamente e inspiegabilmente abbandonate a se stesse da Regione Umbria nonostante le ingenti risorse economiche messe a disposizione dal Fondo sociale europeo, tuttoggi, e ormai da tre anni, rimaste inutilizzate.

Non vanno chiuse Il divario tra società legale e società reale sembra ormai incolmabile, ogni interrogativo rischia perciò di apparire puramente retorico. Nonostante tutto, l’ottimismo della ragione ne fa porre ancora qualcuno, per non lasciare nulla d’intentato. Può permettersi il lusso la nostra regione, l’amministrazione che la governa, additando giustificazioni di precari equilibri del proprio bilancio, di disattivare le risorse economiche europee di cui può disporre, affossando al contempo quelle culturali autoctone? Può consapevolmente compiere atti così gravi contribuendo in tal modo, e in misura così pesante, al ristagno culturale della comunità sociale che dovrebbe proteggere, incentivare e rappresentare, disimpegnandosi su questo fronte riservato in particolare alle nuove generazioni, deludendo le necessità del ricambio generazionale? Può rendersi così poco avveduta, agendo con tanta ingratitudine, da consentire la chiusura di attività d’eccellenza, ignorando così la storia, il patrimonio artistico accumulato e le necessità espresse da più parti, dal tessuto più sensibile di questo territorio?

Responsabilità Io credo che le istituzioni debbano essere richiamate a compiere un gesto di grande responsabilità istituzionale. Chiunque taccia, non farebbe che acconsentire. Vorrei aggiungere il mio nominativo all’appello alla presidente Catiuscia Marini, al vicepresidente e assessore alle politiche per la competitività e crescita del sistema economico-produttivo, all’economia, al commercio, al turismo, e all’assessore  alla cultura, perché ripensino le politiche sulla formazione professionale, riservando i fondi necessari per continuare le esperienze di alta formazione. Vorrei inoltre esprimere tutta la mia vicinanza e solidarietà a Claudio Lepore e al Maestro Michelangelo Zurletti,  al loro sublime spirito di abnegazione, nonché la mia fiducia e stima per come hanno operato in questi anni alla guida e alla conduzione del Teatro lirico sperimentale.

*Direttore del Centro universitario teatrale

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