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lunedì 4 luglio - Aggiornato alle 17:35

Il romanzo sul mago Diego tra gli odori e i colori di Napoli

Una lettura nata con un po’ di scetticismo de “Il re degli ultimi” di Enzo Beretta: vi spiego perché vale la pena leggere l’ennesimo libro su Maradona

di Ivano Porfiri

Ogni mago ha un suo gesto, una parola, il suo “simsalabim” in cui la realtà si ferma e si entra nel regno incantato dell’illusione. I bambini strabuzzano gli occhi e spalancano la bocca. Neppure si chiedono se quello che vedono sia vero oppure no, loro sanno viverlo e basta per quello che è. Gli adulti hanno bisogno di sospendere, più o meno consapevolmente, lo stato di coscienza. Ma per credere e godere bisogna saper lasciarsi andare.

Picasso prende in mano il pennello, Keith Jarrett posa le mani sui tasti bianchi e neri, Diego afferra un qualsiasi oggetto sferico e inizia ad accarezzarlo col suo piede sinistro. Il tempo si piega davanti al talento e torniamo tutti un po’ bambini con la bocca aperta e la mente leggera.

Personalmente non amo sapere troppo della vita dei grandi artisti, delle loro stravaganze o normalità. Non mi interessa troppo il loro lato umano. Per me, chi lo fa morbosamente, cerca solo rassicurazioni per la propria mediocrità. Dunque, quando il mio amico e collega Enzo Beretta mi ha detto che scriveva l’ennesimo libro su Maradona ho dissimulato in un sorriso scetticismo e un pizzico di delusione. C’è ancora bisogno di rimestare nel torbido, donne e cocaina, calcio e sfarzo? Lo sanno anche i sassi chi è stato Diego. Il più grande giocatore di tutti i tempi e forse il peggiore esempio di vita per uno sportivo. Anche basta.

Ma un po’ per amicizia e un po’ per curiosità ho letto “Il re degli ultimi”. Non l’ho divorato, ci ho impiegato mesi e c’è voluta la reclusione forzata del Covid per terminarlo. Non perché sia un brutto libro. Proprio il contrario, perché me lo andavo a cercare nei, purtroppo rari, momenti in cui volevo estraniarmi dalla vita quotidiana. Chi mi conosce sa che per svago io leggo solo romanzi, possibilmente belli. E “Il re degli ultimi” è un romanzo. Lo è tanto che un bravo cronista quale è Enzo ha cadenzato le sue gustose “messe in scena” con scarni lanci di agenzia dell’epoca e interviste ai protagonisti, non nascondendosi dietro al fatto che, a volte, queste smentiscono il suo racconto di un determinato episodio. Un espediente da scrittore raffinato, che non teme le critiche.

Così, Diego che scappa a gambe levate dalla stanza del pm Cafiero De Raho che gli ha mostrato la sua foto nella vasca da bagno dorata dei camorristi fratelli Giuliano, poche pagine dopo viene capovolta dall’avvocato di Maradona, Vincenzo Siniscalchi, che era lì e nella parte romanzata abbraccia il campione per rassicurarlo. Ma allora è pura invenzione? No, perché poi c’è uno stralcio dell’intervista al magistrato che avvalora la fuga. Fatto sta che nella mente resta l’immagine perfettamente verosimile di un ragazzo spaventato da una realtà che lo sta fagocitando, dopo averlo portato alle stelle.

“Il re degli ultimi” è pieno di vita, di colori, di odori, di dettagli a volte perfino eccessivi. C’è la marca di ogni capo di abbigliamento o arredamento di chi è presente nelle scene ricostruite con cura maniacale, come il pranzo al ristorante tra Diego e il suo nuovo procuratore Guillermo Coppola. C’è quello che si dicono i protagonisti in incontri riservatissimi o, chissà, in qualche caso nemmeno avvenuti. Ma anche quello che pensano. C’è poco calcio e tanta Napoli, ci sono le pozzanghere di Acerra, lo spogliatoio del calcetto di Agnano, l’odore di nicotina nella stanza delle intercettazioni, le stanze dell’Oncologia pediatrica del Policlinico, la birra poggiata al davanzale da Mario il cameriere mentre dipinge il murales ai Quartieri Spagnoli, i bassi di Forcella.

C’è il vero, il verosimile e l’illusione, come in ogni romanzo che si rispetti. C’è la magia, che avviene ogni volta che Diego tocca una palla. Da tennis, mentre il suo avvocato gli spiega come dovrà spiegare davanti al giudice i suoi festini a base di donne e coca. Quella da calcio, il suo vero grande amore, durante il riscaldamento pre-partita di Bayern-Napoli di Coppa Uefa al ritmo di Live is life. E allora cliccate su play qui sotto e sospendete per un paio di minuti la vostra coscienza da adulti e tornate bambini. Live is life.

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