venerdì 18 gennaio - Aggiornato alle 22:52

«Qui si vanga, non si zappa», così i contadini di Gualdo beffarono la censura nella Prima guerra mondiale

A un secolo dalla Grande Guerra un piccolo episodio ricordato in un libro che riporta a quei drammatici anni

di Giampietro Chiodini

Della prima guerra mondiale che la stanca ricorrenza di questi giorni, consegnerà definitivamente alla polvere degli archivi, si sa praticamente tutto, fin nei minimi particolari. Le battaglie più atroci, i rovesciamenti di fronte, i clamorosi errori militari. Eppure c’è un piccolo episodio che è sfuggito ai più. Un fatto minore che dimostra quanto, all’occorrenza, l’arguzia e l’intelligenza più acuta, albergassero nelle menti meno colte, particolarmente in quelle dei contadini che erano quasi tutti analfabeti.

È noto che in ogni epoca, la censura militare controlla la posta dei soldati. Legge una per una le lettere in partenza per evitare che, nascosto fra le righe, possa arrivare ai familiari lontani il minimo accenno sullo scoramento della truppa, sull’andamento negativo della guerra, su nemici che invece di arretrare guadagnano terreno. Ma se si ricorre ad una similitudine, tipica dei contadini, e si scrive una frase apparentemente senza significato, che può capire solo chi fa il lavoro più umile del mondo, il gioco è fatto e la censura è beffata. In più di una lettera spedita a casa dai soldati contadini di Gualdo Tadino nei giorni di Caporetto, si poteva leggere una affermazione, apparentemente ingenua e davvero terra a terra: «Qui al fronte si vanga e non si zappa». La frase, brevissima e secca, è stata riproposta a distanza di cento anni nelle prime pagine di un interessante libro scritto di recente dall’amico Brunello Castellani, A spasso nelle storie, Edizione Aracne 2018. Sono memorie di un secolo, raccontate con garbo e intelligenza alla giovane figlia.

Per chi ancora non lo avesse capito, il contadino che zappa il terreno va fisicamente avanti. Chi lo vanga, invece, arretra: come facevano i militari italiani nei giorni drammatici di Caporetto; ma non si poteva scrivere.

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